Jagger
Nel 2010 ci fu il boom di Keith Richards con il bestseller autobiografico Life. Il 2011 vede l’uscita di un nuovo saggio che fa da contraltare al precedente. Il secondo contendente del primo posto sul podio di ‘pietra rotolante più massiccia’ è Jagger. Mick vs. Keith, il solito battibecco fra le star (dall’altra parte sarebbe stato un altro classico: John Lennon vs Paul McCartney), la contrapposizione che fa alimentare il gossip e il cicaleccìo intorno alla band rock più famosa del pianeta, per lo meno di quelle ancora attive sui palchi. A parte la belligeranza e la paventata mistura di yin e yang - Richards sarebbe l’amicone, Jagger sarebbe il bravo ragazzo che guarda solo alla parte commerciale e che quindi ‘svende’ l’arte dei suoi amici e compagni di viaggio -, il saggio di Spitz indaga a 360 gradi la figura e la storia di Mick: dalla culla al successo interplanetario. Nella versione originale il libro ha il sottotitolo di: ribelle, rocker, giramondo, canaglia. Sono proprio questi aggettivi che definiscono la figura del cantante dei Rolling Stones. Un po’ figlio di puttana, un po’ genio, un po’ maudit e perché no anche icona di un certo modo di esporsi rock ça va sans dire. Alla fine non si sa bene se credere alla versione di Richards o se tifare per Mick. La cosa certa è che l’opera va oltre il puro aneddoto storico musicale e cerca, riuscendoci, di inquadrare le gesta dei quattro nella più ampia cornice socio-culturale che dagli anni sessanta in poi li vede protagonisti sui palchi di mezzo mondo. Icone sì, ma anche uomini, con i loro amori, le loro passioni e inevitabilmente i loro sbagli. Un libro che rende lo stardom una faccenda meno pubblica e più alla portata dell’uomo comune. Mick come non l’avete mai sognato. Non solo per chi ha la Sympathy for the Devil nell’animo.
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