La vera storia dei kamikaze giapponesi

La vera storia dei kamikaze giapponesi
Quali idee, quali passioni hanno spinto migliaia di giovani universitari giapponesi ad arruolarsi come volontari per le operazioni militari suicide (tokkotai) verso la fine della seconda guerra mondiale anche se la sconfitta del Giappone era ormai segnata? Con una spregiudicata militarizzazione dell’estetica e mediante la scientifica manipolazione di una cultura millenaria, il regime di Tokyo mise in atto un’operazione senza precedenti creando dal nulla una cultura basata su un feroce nazionalismo imperialista. Lettere dei piloti suicidi, documenti segreti, brani poetici e di propaganda ci riportano ad uno dei momenti più drammatici della storia del Novecento... Una timida ricercatrice universitaria si dedica allo studio della simbologia dei fiori di ciliegio, onnipresente in tutti gli aspetti o quasi della cultura nipponica, anche quelli più insospettabili. Un campo di ricerca apparentemente innocuo, che però ben presto riserva incredibili sorprese: la scienziata giapponese si trova senza volerlo sulle tracce di una macchinazione orribile da parte di una classe dirigente senza scrupoli, di una indottrinazione verticistica e spregiudicata da parte di un Potere arrogante e anti-democratico che ha condotto milioni di asiatici alla morte, il Giappone alla sconfitta e alla rovina e migliaia di ragazzi colti, sensibili, apparentemente il fiore della gioventù del Sol Levante, a sacrificare la propria vita in missioni suicide pressoché inutili dal punto di vista militare e comunque ininfluenti sull'esito della II Guerra Mondiale. La trama dell'ennesimo horror made in Japan? Magari...
Emiko Ohnuki-Tierney ci racconta in questo magnifico libro come nasce a tavolino un nazionalismo di Stato e come si può riuscire a farlo accettare da un popolo intero come 'naturale', al punto che l'immagine stessa di quel popolo nel mondo ne viene irrimediabilmente contaminata. Nell'Ottocento, in Giappone, con la svolta filo-occidentale susseguente allo sbarco del commodoro Perry (1853) viene costruita un'ideologia totalitaria incentrata sulla figura dell'Imperatore che avrà il suo apice e al tempo stesso la sua fine con la creazione dei tokkotai, i corpi speciali d'attacco, noti fuori dal Giappone come kamikaze, vento degli dei. L'idea fu di Onishi Takijiro, vice ammiraglio della Marina nipponica, che riteneva uno sbarco americano sul suolo giapponese come ormai inevitabile, e quindi vedeva nell'utilizzo di 'siluri umani' a bordo di sommergibili o aerei l'unico mezzo per rompere l'accerchiamento delle navi statunitensi. Nessun ufficiale si offrì volontario per le operazioni suicide, che furono appannaggio esclusivo di soldati di leva e giovani universitari inebriati da un letale cocktail di propaganda ed estetica. Questo bagaglio di cultura nazionalista che esaltava l'Impero millenario del Giappone in realtà aveva meno di un secolo, e il simbolo dei fiori di ciliegio, che adornavano quasi sempre le carlinghe degli aerei tokkotai o venivano sventolati al decollo (l'ultimo) da ragazzine in festa, pur essendo un simbolo molto antico, veniva caricato di nuovo senso e impropri significati strumentali. Chiuso fino alla metà dell'Ottocento agli influssi occidentali, il Giappone fu improvvisamente preso da una febbre di imitazione che portò nuove leggi, la cancellazione di usanze queste sì millenarie (ad esempio la percezione della sessualità), l'adozione acritica dei canoni estetici europei e la militarizzazione del Paese. Una canzone del 1925 dice: "Se colpisci una testa dall'acconciatura occidentale, puoi sentire il suono della civiltà e dell'illuminazione". Persino la dieta del popolo giapponese venne sconvolta: si credeva che finché sarebbe stata a base di verdure e riso i giapponesi non avrebbero potuto rivaleggiare col mondo in quanto ad aggressività e potenza fisica: nel 1871 l'imperatore Meji emanò un decreto che eliminava l'antico divieto di mangiare carne a corte. La costituzione fu scritta sul modello di quella prussiana e Bismark fu più di un modello per l'oligarchia economico-militare al comando. La Ohnuki-Tierney descrive con millimetrica precisione il complesso avanzare e l'affermarsi del nuovo modello culturale e politico che porterà all'imperialismo fascistoide del Giappone in guerra, svelando inesorabilmente come gran parte della percezione dell'idealismo nipponico così radicata in noi osservatori occidentali sia frutto di una gigantesca operazione di propaganda, tanto efficace da simulare anche nella memoria storica degli stessi giapponesi un sedimentarsi lento e profondo. Forse chiave del successo di questa operazione fu l'utilizzo di simboli arcaici come quello dei fiori di ciliegio, negli antichi testi associati ad amore, fertilità, contemplazione e successivamente usati con sottile brutalità per simboleggiare i corpi dei soldati morenti. Fu insomma il regime giapponese che creò lo stereotipo del tokkotai, del kamikaze, così simile agli occhi occidentali al guerriero medievale, così coraggioso, altero, sprezzante, fanatico, così giapponese. Un'icona tanto potente quanto falsa che le commoventi lettere dei piloti suicidi e la massiccia mole di documenti, citazioni, analisi, dati che l'autrice accumula rigo dopo rigo smontano senza pietà per gli assassini che l'hanno creata e con invece una pietà infinita per le vittime inconsapevoli di questa tragedia della storia moderna.

 

 

 

 
 
 
 
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