Un eroe del nostro tempo
Pubblicato per la prima volta nel 1840, Un eroe del nostro tempo è l'unico romanzo scritto da Michail Lermontov. Tra le sue pagine non si racconta una personalità esemplare ma, secondo le parole dello stesso autore, si delinea «un ritratto composto con i vizi di tutta la mia generazione nel loro pieno sviluppo». La figura di Grigórij Aleksàndrovič Pečórin si fa strada nell'immaginazione del lettore pian piano: come in certi giochi enigmistici in cui l'immagine finale compare solo dopo aver annerito alcuni spazi o collegato dei puntini. Il protagonista, infatti, si rivela in tutta la sua malvagia essenza solamente al termine di un percorso suddiviso in cinque storie che non seguono il filo cronologico degli eventi e si basano su diversi punti di vista (quello di Maksìm Maksìmyč, quello del viaggiatore e, da ultimo, quello dello stesso Pečórin nel suo diario). È una messa a fuoco lenta e graduale, che consente all'autore di ottenere risultati spesso sorprendenti: “l'eroe”, ad esempio, muore circa a metà libro, ma questo sembra paradossalmente non avere alcun impatto sulla vicenda (tanto che leggendo il diario ci si può persino dimenticare che chi sta parlando è già morto!). Par di vederlo a lettura ultimata questo spregevole Pečórin, incapace di amare o di coltivare un qualsivoglia rapporto umano. Par di vederlo. E non è poi così diverso da certi uomini che s'incontrano anche al giorno d'oggi.
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