L'ascensione di Roberto Baggio

L'ascensione di Roberto Baggio

Firenze. In una bella giornata di maggio due uomini sorseggiano limonata parlottando tra loro, mentre nei pressi della fontana di piazza Santo Spirito alcuni ragazzini tirano calci ad un pallone. Ad un certo punto, tra gli ombrelloni dei bar, si fa strada un'inquietante figuro. Stretto nel suo completo di gabardine, sotto un cappello a larghe falde procede a passo lento verso di loro. È colui che inequivocabilmente è da tutti conosciuto come l'Editore. Quello è il suo nome semplicemente perché quello è da sempre il suo mestiere. Su di lui negli anni si sono addensate storie incredibili, dalle battute di pesca con Hemingway alle partite a scopone con Svevo e Joyce, fino addirittura a leggende di immortalità. Ora è lì davanti a loro e dopo essersi acceso una sigaretta sibila a mezza voce un semplice: “Ho un lavoro”. I due uomini balzano in piedi increduli e interrogativi. Ma lui continua. “Voglio un libro su Roberto Baggio.”, specifica con il suo accento straniero tra gli anelli di fumo della sua MS. Dopo di che gli porge un almanacco del calcio indicandogli la pagina dedicata al campione fiorentino. “Per adesso cominciate da Firenze, vi conviene. Il Franchi è qui vicino”. Continua serafico. Poi prende e se ne va. I due uomini, tra l'incredulo e il divertito, senza perdere un minuto di tempo si fiondano allora immediatamente all'Artemio Franchi in cerca di storie sul campione di Caldogno. Nell'enorme parcheggio deserto, solo un piccolo banchetto di quelli che la domenica vendono maglie, sciarpe e gadget degli idoli più in voga del momento. Davanti alla bancarella scorgono un uomo sulla quarantina intento a guardare le maglie dei campioni assieme al figlioletto. Prima che i due uomini possano aprire bocca per chiedere informazioni vengono attratti dal dialogo tra il padre e il figlio, guarda un po', proprio sul divin codino...
Prendete due scrittori rigorosamente e sanguignamente fiorentini (Matteo Salimbeni e Vanni Santoni), una casa editrice giovane e da sempre propensa al racconto di storie attraverso filtri non convenzionali (Mattioli 1885) e uno di quei campioni della pedata più inclini all'ascetismo che al divismo (Roberto Baggio), e avrete tra le mani un libro che nel suo genere è un’assoluta perla di valore. Raccontare il mondo del pallone è storia assai difficile se non si vuol cadere nella cronaca più becera o nella banalità di una biografia più o meno autorizzata. Invece Salimbeni e Santoni, costruendo un percorso divertente e spassoso che diviene per il lettore un viaggio in giro per l'Italia alla scoperta dei luoghi frequentati dal codino più famoso e fragile d'Italia, danno vita ad un romanzo che è un malinconico e giocoso incrocio tra calcio e letteratura. Perché il Baggio che viene fuori da queste pagine attraverso i racconti di chi quel campione l'ha visto da vicino o soltanto sfiorato, è si quello del divino che regala gol incredibili da calcio d'angolo o punizioni leggere e poetiche come il fruscio d'un battito d'ali, ma anche e sopratutto quello dell'uomo che sbaglia il rigore decisivo a USA '94 o dell'antieroe capace di ritornare in provincia per mettersi al servizio di gregari e allenatori non certo milionari. Un Baggio incapace di unificare l'Italia sotto l'effige del campione santificato da tutti, quanto piuttosto capace di dividerla in perenni fazioni di pro e contro. Così fu andando via da Firenze per seguire la nemica Juventus. O alla stessa Juve sempre in competizione con l'astro nascente Del Piero. Oppure all'Inter dove fu ricordato più per le collisioni con Lippi che per le sue gesta pallonare. Perché se è esistito un calciatore lontano dal divismo questo è certamente Roberto Baggio. Uomo umile, buddista convinto, quasi un martire capace di rinascere dalle sue stesse ceneri dopo ogni caduta e capace persino di condividere per l'intera carriera il dolore di ginocchia massacrate da continui infortuni fin dalla più tenera età. Insomma il Baggio di Salimbeni e Santoni è un vero e proprio santo non solo in senso metaforico ma anche reale, grazie ai fantastici santini che troverete come icona-segnalibro all'interno del romanzo. Un imperdibile must da portare sempre con sé dentro il portafoglio, per non smettere mai di ricordare. 

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