L’isola dei due mondi
Il titolo originario del romanzo (Crossing Caleb) racchiude il senso di un incontro, quello con il ragazzo indiano, che cambia la vita, l’incrocio di due mondi (come nella traduzione italiana) apparentemente lontani. In un tempo e un luogo in cui due culture si scontrano e si incontrano per la prima volta, il racconto diventa la storia un un’amicizia fraterna, di pregiudizi e voglia di emancipazione, di regole sociali ferree e di libertà. Ispirato alla storia vera del primo nativo americano laureatosi a Harvard, il romanzo, pur incentrato sui due protagonisti (Bethia e Caleb, i due mondi), si snoda attraverso diversi personaggi che rappresentano le diverse sfumature dell’animo umano. Oltre all’intelligenza e al coraggio di Bethia, all’acume e alla forza di Caleb, tutte le tipologie umane sono rappresentate: lo spessore culturale e d’animo del padre, il pastore Mayfield; l’umiltà della mamma (“è stata mia madre ad insegnarmi i pregi del silenzio”); la viltà del pingue fratello Makepeace; l’operosità e la generosità di Noah Merry, promesso sposo di Bethia; la severità e l’orgoglio di Tequamuck, il santone; la saggezza e la semplicità del maestro Corlett; la disponibilità e l’empatia di Samuel… Il romanzo non è solo la storia di una donna e della continua battaglia per l’affermazione dei suoi pensiero, ma un racconto corale, nel quale ciascun personaggio ha la sua profondità e il suo ruolo determinante nello sviluppo della vicenda e nell’evolversi degli eventi. Ciò che maggiormente colpisce de L’isola dei due mondi è che la protagonista è assolutamente convincente come donna del suo tempo: la scelta stilistica di Geraldine Brooks (narratore interno alla storia, ricerca lessicale) mostra una solida padronanza del linguaggio utilizzato nel diario-confessionale. Brooks dà al suo narratore non solo una voce, ma strumenti di scrittura e ci riporta in tempi e luoghi lontani permettendoci di viverli attraverso la lettura. Sembra di essere lì, con i protagonisti, di assorbire gli stessi odori, colori e sapori, di osservare gli stessi incantevoli e suggestivi panorami, di vivere gli stessi travagli dell’animo. Bethia diventa una guida trascinante sia per le terre selvagge dell’isola ma altrettanto efficace nell’esplorazione degli spazi intimi del cuore umano. Suggestivo e assolutamente coinvolgente, il romanzo cattura nella lettura che scivola e appassiona e certamente conferma Geraldine Brooks come una delle penne contemporanee più interessanti.
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