L'amica geniale
"Non ho nostalgia della nostra infanzia, è piena di violenza. Ci succedeva di tutto, in casa e fuori". Così afferma Elena Greco, voce narrante de L'amica geniale, ultimo lavoro in ordine di pubblicazione per la scrittrice Elena Ferrante: di cui nulla o poco si sa, riservata e gelosa del proprio anonimato fatta eccezione per una bravura di cui si è subito assuefatti. Eppure, di quell'infanzia disseminata di vetri rotti e prove di coraggio, di precoci amori consumati alla brace della povertà, siamo tutti subito nostalgici, avidi: la Ferrante ci catapulta a piè pari nella Napoli sgarrupata del secondo dopoguerra, e non possiamo tapparci le orecchie, chiuderci gli occhi, né turarci il naso, perché gli odori, i rumori, i sapori di un passato color seppia sono pronti ad impregnarci vestiti e memoria. Chi è, a conti fatti, l'amica geniale tra la studiosa Elena, destinata a crescere dietro i banchi, e la perspicace Raffaella, ad ogni nuovo giro di luna rapita da una diversa passione? Non conta, qui, la risposta: alla Ferrante importa solo raccontare la storia di un'amicizia speciale fatta di corse, arresti, sorpassi e briciole d'invidia. Crescono, le bambine Lenù e Lila, crescono i loro amici Ada, Carmela, Stefano, Pasquale, mentre attorno la grande piovra di Napoli allunga i suoi tentacoli cambiando aspetto e sostanza. Cose e persone, in questo romanzo che respira aprendosi agli sguardi, alle prospettive, attraversano le foreste del tempo uscendone cresciuti, cambiati, induriti, incontrandosi però sempre ad un nuovo incrocio, che sia un cambio di potere al vertice del Paese o l'esplosione del boom economico. E tutto questo, le minute, paradossali vicende del rione, così come lo sfondo naturale dei grandi eventi nazionali, è raccontato dalla Ferrante con una lingua che, semplicemente, è compatta, solida, lucente: un marciapiede bagnato ed illuminato dal sole su cui, per fortuna, non si scivola mai sulle bucce di ridicoli dialettismi. L'amica geniale non ha macchie e neppure macchiette, solo voci diventate fantasmi, fogli di carta trasformati in ostie, e la possente malia dei romanzi destinati, come l'arte del racconto, a non finire mai.
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