Oro, incenso e libri. Qualche consiglio per la Befana

Oro, incenso e libri. Qualche consiglio per la Befana
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Con la seconda parte dello speciale natalizio sui libri illustrati sono andato un po' lungo e, imprevedibilmente, mi si è trasformato tra le mani in speciale per l'Epifania. Ho imparato che la Befana non porta ovunque doni ai bambini (per esempio a Roma sì e a Palermo no, a quanto mi risulta). So per certo però che quest'anno la signora dalle scarpe tutte rotte farà un'eccezione.




Un nonno, una nonna, il loro amore, la vecchia casa di campagna. Lui sempre a spasso col fedele bastone da passeggio, lei affaccendata a tener dietro agli impegni domestici con l'aiuto delle sue calze “tuttofare”. L'inverno e la pioggia, perfino dentro casa. Poi l'estate e l'arrivo dei due nipotini. I giochi, le corse, i pomeriggi trascorsi a dipingere un mucchio dei tegole di lavagna. Con la partenza dei bambini e il ritorno dell'inverno, la casa sembra riprendere l'aspetto di sempre. Ma le tegole pitturate il nonno le usa di nascosto per coprire il tetto: per la nonna si prepara una meravigliosa (e coloratissima) sorpresa.
Il testo poetico e sentimentale dell'italiana Arianna Squilloni (che da parecchi anni ormai ha base in Spagna dove ha fondato e dirige la casa editrice A buen paso) è un inno alle dolcezze della vecchiaia (e, tra queste, in particolare il rapporto con i nipoti) che non nasconde però ai lettori gli inconvenienti dell'età avanzata: la pioggia grigia e inarrestabile che sembra  invadere la casa ne è il segno inequivocabile. Ma l'energia e la speranza dell'infanzia trovano il modo di trasferirsi nelle vite dei due anziani protagonisti colorando anche con i ricordi le loro esistenze. Alba Maria Rivera traduce in illustrazioni particolarmente espressive questa simbolica dialettica grigio-colore. A casa dei nonni (Donzelli): raccomandato. Il nuovo albo illustrato del grande Oliver Jeffers (Gli Ughi e la maglia nuova da Zoolibri) non sarà tra i più originali come argomento ma è comunque un bell'esempio delle sue doti di autore e disegnatore per bambini: un'idea forte, un tratto nitido e ironico, una tavolozza di colori incantevole, testi semplici ed efficaci. Questa storia introduttiva della serie degli Ughi (gli Hueys nella versione originale) esplora il tema dell'omologazione e del suo opposto, l'eversione, in modo davvero esemplare. Un certo Ruperto, un Ugo - gli Ughi sono dei buffi omini  a forma di mouse tutti implacabilmente uguali, stesso aspetto,  stesse idee, stesse passioni, stesso tutto -  si sveglia un giorno con l'idea di farsi un bel maglione nuovo. Ne esce uno arancione che fa inorridire tutta la sua omologante comunità ma di cui Ruperto va orgoglioso. Non passa molto e l'esempio di quel primo Ugo viene seguito da Gilberto: pian piano la moda dilaga tra gli Ughi finché tutti tornano ad essere esattamente uguali... in attesa della prossima rivoluzione...



Diario di una schiappa ha sicuramente fatto scuola e nella sua scia sono arrivati vari tentativi di imitazione; pochi però hanno avvicinato la verve e lo spirito caustico del capostipite. Elly Penny - sottotitolo (dis)avventure al campeggio - riesce nell'impresa mescolando abilmente gli ingredienti  che hanno fatto la fortuna del best-seller di Jeff Kinney (tra l'altro entrambi sono usciti nel 2007: chissà chi viene prima). La protagonista del graphic diary di Ruth McNally Barshaw - pubblicitaria e illustratrice americana – è una brillante ragazzina col pallino del disegno che si trova invischiata in un must dell'infanzia di tutti (gli statunitensi): la gita in campeggio con zii e cugini. Delle sue cronache, che mescolano testi e immagini in modo sempre nuovo ad ogni pagina, sono destinatarie privilegiate le bambine ma non vedo perché lo humor e la freschezza di Elly Penny (Il Castoro) non debbano essere apprezzati anche dai maschietti. Perché  si ride, e tanto, seguendo le avventure di questa buffa ragazzina occhialuta e tutta lentiggini alle prese con l'insopportabile cuginetto Ericretino e le sorprese della vita in campeggio. Target 7-12 anni. Il poemetto Jabberwocky forse non dirà granché a chi non ha letto Alice attraverso lo specchio, ma per gli anglofoni si tratta del più celebre nonsense mai composto in lingua inglese (inventare rime in stile Jabberwocky era l'hobby preferito del giovane John Lennon). Scritto Da Lewis Carrol e pubblicato per la prima volta, col romanzo di cui fa parte, nel 1871, Jabberwocky è una lirica in perfetto stile inglese fatta perlopiù di parole inventate di sana pianta dall'autore (con molte parole “macedonia”) e racconta (diciamo...) la storia circolare di un principino che decide di sfidare un drago spaventoso e, dopo averlo sconfitto, torna a casa pronto a una nuova tenzone. In questa edizione di Orecchio Acerbo (con la traduzione di Masolino D'Amico) la rutilante poesia di Carroll è commentata dalle originali illustrazioni bicrome – verde e rosso, con relative sovrapposizioni - che offrono una chiave grafica interessante al rompicapo lessicale di Lewis Carroll. Che poi rompicapo mica tanto: leggendolo ai più piccoli, vedrete che non faranno una piega... 21 maggio 1914. Aleksandr Bogdanovich, membro del segretissimo Gabinetto di scienze occulte di Rasputin, parte per la leggendaria foresta bretone di Brocéliande alla ricerca di non si sa bene cosa (da tenere presente che il soggetto lavora da tempo a un elisir d'immortalità). Di stanza nel villaggio di Paimpont, allo scienziato tocca il privilegio, nel corso delle tante spedizioni che costellano il suo soggiorno, di scoprire incredibili specie botaniche, dalle qualità straordinarie ma, soprattutto, popolate da esseri minuscoli che vivono in simbiosi con le piante, creature mai catalogate, prodigi della natura. Non passa giorno, senza che il buon Bogdanovich scopra nuove meraviglie che sconvolgono la sua esistenza; nel frattempo però Rasputin scalpita per conoscere i risultati delle sue ricerche. La moglie Irina e Nina, nata dal loro amore, ancora a San Pietroburgo, rischiano di subire l'ira del favorito della zarina...
L'erbario delle fate del duo francese Benjamin Lacombe e Sébastien Perez (Rizzoli) non è un libro che passa inosservato. Grande formato, illustrazioni sontuose, pagine trasparenti, pagine serigrafate, pagine intagliate, insomma un festa per gli occhi. Ma il suo pregio maggiore non è tanto nel fasto del prodotto quanto nell'uso che fanno gli autori di tanta abbondanza. Testo e immagini ricreano miracolosamente l'atmosfera e il clima della storia e il risultato è un grado di coinvolgimento da parte del lettore che mi è capitato raramente di sperimentare. Con l'artificio della falsa ricostruzione storica, nel libro ritroviamo, oltre al diario si viaggio, le corrispondenze tra il protagonista e gli altri attori della vicenda, le pagine di giornale dell'epoca, le fotografie, ma soprattutto la riproduzione (a volte pittorica, a volte da studio scientifico) di quelle magiche creature che qualcuno chiama ancora fate... Infine, da Feltrinelli, un libro che illustrato non è ma in compenso è perfetto per questo periodo festivo (e non soltanto). Vi siete mai chiesti come  Babbo Natale è diventato Babbo Natale? Miracolo in una notte d'inverno ripercorre le vicende della “leggenda” preferita dei bambini, la sua tragedia personale, l'accoglienza e l'amore delle famiglie del  villaggio che, non sapendo cos'altro fare, a turno lo ospiteranno nelle loro case. Un libro sulla perdita e sulla scoperta dell'amore per gli altri, sognante, ispirato, meravigliosamente ambientato. Scritto dall'eclettico finlandese Marko Leino e già diventato un film di successo in Finlandia, è un romanzo che lascia il segno.

 

 

 

 
 
 
 
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