In altre parole, altri mondi

In altre parole, altri mondi
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Chi ha dato vita ai suoni delle parole? Chi ha creato questa meravigliosa aggregazione di elementi? Se lo chiede il poeta: “Un pensiero / un’emozione, un’emozione qualsiasi / un oggetto / uno qualsiasi / Quando sono stati impregnati di suono o trasmutati in immagini?”... E poi i ricordi dell’infanzia, quelli che non si possono dimenticare: “Il mio cortile / com’era grande, com’era vasto / Quella corte che ormeggiava tutti i miei giochi / C’era un albero di fronte a quel cortile / un albero ben più alto di me / Eppure in cuor mio ero certo / che da grande / avrei conquistato quella cima alberata”... Si cresce, si diventa uomini e affrontare la vita non è affatto semplice: “Era ancora giovane / quando ha imparato che / per sopravvivere / bisogna affinare l’astuzia / La scacchiera della vita si estende a perdita d’occhio e lui è un pedone qualunque, nient’altro”... A volte è difficile muoversi nel groviglio dell’esistenza e diventa quasi necessario porsi delle domande: “Uno sciame sconfinato di volti / all’orizzonte / e ancora oltre / uno sciame sconfinato di volti / Sono strade o nidi di vespe? / La strada è gremita di corpi / non c’è posto per camminare / non c’è un briciolo di spazio”... Ogni uomo ha un proprio rifugio, chi lo trova nel cuore, chi nell’anima, chi nella persona amata, chi in una stanza: “Ogni volta / che il torrido sole della vita mi scottava / ogni volta / che mi stancavo delle mie e altrui bugie / combattevo contro tutti, e sconfitto da me stesso / mi rifugiavo in quella stanza”... Il dolore e la sofferenza dell’anima, spesso sono provocati dalle azioni altrui, ma a volte sono frutto dell’afflizione degli altri. Gli esseri umani assorbono i dispiaceri dei propri simili: “All’udire dell’altrui dolore / mi è comparsa una lacrima / sulle ciglia / Cos’è questa lacrima? / È forse testimone / della mia compassione, del mio amore per l’umanità?”... Sicuramente le lacrime che si versano, per le pene del prossimo, sono emblema di sensibilità. I dubbi però non cessano: “Eppur mi chiedo / se ho ascoltato solo ora questa storia / e la lacrima si è appena formata / devo forse concludere / che prima / non avesse esistenza? / Sospetto che la lacrima fosse là / nell’indefinita distanza tra cuore e ciglia”...

In altre parole, altri mondi è la prima opera di Javed Akhtar tradotta e pubblicata in italiano. Un’antologia di 45 poesie, tradotte dall’urdu e dall’inglese, che vogliono essere un concentrato di riflessioni e lo specchio dei sentimenti di chi vive la vita di ogni giorno. Il poeta indiano prende spunto dalle cose più semplici che animano l’esistenza, come i ricordi, i suoni, i dubbi, le ammissioni, il tempo, per poter esprimere il suo amore per quella che è la vita stessa. L’esistenza umana è complicata, assomiglia a una “scacchiera” sulla quale è necessario muoversi abilmente per non esserne risucchiati. Cos’è la vita senza l’amore, quel sentimento dal potere salvifico? Ma amore è davvero sinonimo di salvezza? I sentimenti sanano, ma affliggono anche e spesso creano nel cuore uno stato di profonda confusione. Un disordine generato anche dalla povertà, soprattutto da quella dell’animo. Gli uomini sanno amare, sanno soffrire a causa degli altri e per gli altri, ma sanno anche essere profondamente aridi. Il presente ha una potenza enorme e una prepotenza ineguagliabile, ma cosa saremmo senza il passato? Senza quelle magnifiche rimembranze, capaci di concederci protezione? Così Akhtar parla della vita, dondolandosi su un’altalena che volteggia tra presente e passato, tra la varietà dell’esistenza di oggi e quei ricordi che gli danno calore. Lineare e delicata la scrittura di Akhtar, che nelle sue poesie spazia tra descrizioni di strade popolate, sentimenti, creature aliene, sofferenza e gioia. In ogni suo componimento traspare un dolore non spiattellato, ma sotterraneo, quasi a sostenere, come solide fondamenta, ogni parola che scrive e ogni domanda che il poeta si pone. Dolore e gioia, sofferenza e bellezza, ruotano intorno al soggetto poetico dell’uomo che vive la società delle vie di mezzo. Javed Akhtar, celebre paroliere, sceneggiatore, musulmano ateo, critico pungente della società indiana, con In altre parole, altri mondi vuole trascinare il lettore nei meandri dell’esistenza; vuole invitare gli uomini a porsi quesiti anche sulle cose più banali della vita, affinché nulla sia scontato e nulla perduto. Bella la sua intenzione, di buona lettura i suoi componimenti poetici, nei quali, però, i sentimenti e le emozioni descritti con le giuste parole rimangono aggrovigliati nelle domande e nei perché, senza avere la possibilità di liberarsi e arrivare al cuore del lettore. Belle le vive sensazioni disegnate, anche se depauperate di quelle ali necessarie per librarsi in volo e diventare proprie di ogni singolo individuo.



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