Cieli di gloria

Cieli di gloria

La poesia dello sport. Raccontato da parole evocative il gesto di forza, oppure elegante oppure semplicemente in apparenza extraterrestre, fuori misura, ineccepibile sino al suo manifestarsi. Forti delle immagini che ci ha magari regalato la televisione, rivediamo il volo veloce e vittorioso di Livio Berruti alle Olimpiadi del 1960 ‒ fra Dolce vita e speculazione edilizia ‒ oppure la vita difficile ed il balzo stratosferico nel salto in lungo di Bob Beamon a Città del Messico, una schiacciata possente ma nello stesso tempo agile e liberatoria di Dino Meneghin. Atleti, campioni ma anche uomini, con le loro debolezze piccole e grandi, i momenti tristi, le rapide ascese e anche le ripide cadute. Rivera, Yuri Chechi, Eddi Merckx, l’epopea di pugili come Carnera e Benvenuti. Non solo il trionfo, ma il vissuto e il contesto a volte dimenticato di personaggi che hanno fatto la storia dello sport che praticavano e dove eccellevano, tra un dribbling di Rivellino e la marcia storica e indimenticabile di Abebe Bikila a piedi nudi. Senza dimenticare le rivalità a volte dai toni persino cruenti, ma pur sempre relegate nell’ambito della competizione sportiva, come quella di Coppi e Bartali, che divise persino una nazione…

Epica e sport spesso si confondono in chi le racconta e ciò spesso conduce gli ineffabili giornalisti del settore a enunciare improbabili voli pindarici. In ogni caso, come succede in tutte le eccellenze – e per definizione, gli sportivi di successo di comune hanno ben poco, se non la vita fuori dai ring, dalle piste, dai campi di calcio o basket. La poesia di Alberto Figliolia non indulge in toni meramente retorici, non si cura degli effetti catartici dell’uso vibrante e ardito della combinazione di suoni e significati, punta dritto all’obiettivo della celebrazione e del ricordo, con incedere però non semplicemente prosastico, ma entusiasticamente teso al sigillare un gesto, un risultato, una vittoria. In nome di un assunto tanto semplice, ma decisamente inoppugnabile ed unico, come dice lo stesso autore nella postfazione, secondo il quale soltanto lo sport riesce a coniugare democrazia e meritocrazia: tutti possono partecipare ma alla fine solo uno vince, quello in quel momento migliore di tutti gli altri. Ma il libro non si ferma qui. Brevi chiose biografiche dedicate a ciascuno dei destinatari delle liriche motivano e sorreggono il componimento, adducendo tra le righe le motivazioni che hanno innescato l’ispirazione. Il tutto quindi odora come di profano e rispettoso ringraziamento per le emozioni regalate, per la incredibile scintilla di vita che solo lo sport ed i suoi protagonisti possono donarci.



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