Deleuze, o dell’essere chiunque chiunque

Deleuze, o dell’essere chiunque chiunque
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Sull’intensità, anziché sull’estensione. La natura di ogni cosa è compresa nella natura sperimentale della sua esperienza. Esperire l’intensità e il fluttuare, senza finitudine, senza indentità identitaria, da ogni cosa all’altra. Si comincia con un hh-hhh, e si può sempre ricominciare daccapo, senza inizio e senza fine biologica: hh-hhh. Non puoi formulare previsioni attendibili. Puoi formulare, sei formula matematica e sei subito incompiuto: e sei esausto. Presenza del fenomeno captato tramite il criterio d’annebbiamento. Non si termina – corpo – prima di quello che si ha intorno: confluire e congenerare. Nel corpo della città, nel costante rumore, nell’autoriflessione di giunti, cunicoli maglie trabeazioni, necessario mutare movimento, trasformarsi. Passages. Non ci fondiamo, non c’è fondatezza ma pulviscolare vicissitudine della continuità, nel termine l’oggetto di un incontro. Hh-hhh. Arrivare il più vicino possibile a pendere sull’abisso appesi a un’unghia spezzabile. I nostri corpi come sisma e sismografi, in cui “il mondo si pensa e il pensiero si fa mondo”. La nostra vita migliore: nell’essere ovunque di tutti, di qualunque pensiero, “nell’essere chiunque chiunque”…

Scrivetevi in intenso e non extenso. Intersecarsi, chiunque chiunque, e l’abisso di trecento anni che era ieri, o una vita di quattro secondi: dignità fuori, l’accadimento e non l’accaduto. Gilles Deleuze, le sue parole a tracciare le pagine in verticale – o lunghi frammenti orizzontali a rigirare la forma libro, a scardinare la posizione titolo – a sondare spazi inattesi, vortice di rime e spezzato, e poi salti e ritorni, segmenti di dialogo. Vincenzo Ostuni dedica a Vincenzo Ostuni, compone frammenti: metafisica, ecceità, essere chiunque chiunque. Faldone zero-cinquantanove, novantotto-novantanove, estratti I. Formule e informulato. Quale movimento, movimento metodico, a suonare queste tracce poesia. A richiamare la voce, la ricerca che elude la ragione di principio, sostanza non di per sé, ma emanazione, rovina o diversa trasposizione, autoriflessione: preoccuparsi per qualcuno e non si sa chi, o interrogarsi sulla forma di relazione dell’essere percepito. Togliendo, sfinendo, crepando, insinuando, nero e favilla, e la vita nascosta negli organi stilla fornita di una forma che si contempla solo con il generare. Permutarsi. Ogni trascendentale. Siete pronti?



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