Il corpo e l’anima

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A Pamplona “un toro incornava” e un fiume “straripava” e “case e uomini rovesciava”. La luna è rossa, una donna dice addio e poi arriva un canto di un antico mistero. Da un’altra parte del mondo e in un’altra dimensione temporale, ci sono madri che partoriscono con fatica e poi partono, su gommoni, immaginando grattacieli e cibo in abbondanza. E incontrano invece “acqua furibonda” e “dolorose frecce di ghiaccio”. E poi c’è la Sicilia, le sue notti “inondate dalle zagare” e ci sono amori passati, amori presenti, memorie “lievi e dolorose”, il dubbio atroce di chi ama e vorrebbe essere compreso, l’amore fulminante che è bellezza e insieme paura…

Con la raccolta Il corpo e l’anima Sandra Milo si cimenta per la prima volta con il mezzo poetico e con un linguaggio dell’interiorità che è, insieme, sia una piacevole sorpresa, sia una conferma di quella sensibilità che ha contraddistinto l’attrice durante la sua – a tratti burrascosa e molto dibattuta – carriera. Le poesie trattano principalmente il tema dell’amore, e lo fanno declinando il sentimento in svariate rifrazioni tematiche e possibilità. Tutto sembra tuttavia oscillare, sempre, tra una forma di romanticismo erotico e una di erotismo romantico. Si illustra e si investiga l’amore sensuale, quello del corpo e della passione irrefrenabile, ma anche quell’amore squisitamente spirituale che trascende e solidifica quello carnale e lo rende innegabilmente eterno. L’amore di una madre e di un padre, l’amore di una donna verso il suo uomo, ma anche l’amore incondizionato per un’amica (nella poesia Marina, dedicata a Marina Ripa di Meana) che dimostra come l’amicizia, quella davvero profonda e intensa, sia una forma di sentimento imperituro e indistruttibile. L’amore, nei versi di Sandra Milo, “accende il sangue, e intenerisce il cuore”, rivelando, lungo tutta la raccolta, questa continua ambivalenza tra potenza e fragilità, fisicità ed evanescenza. Un concetto molto semplice e allo stesso tempo molto profondo, trattato con leggiadria e insieme con precisione di pensiero, che si fa spesso precisione di linguaggio e di scelte lessicali. Il linguaggio colpisce infatti per la sua quasi disarmante semplicità e schiettezza: immagini verbali nitide che diventano immagini ricreabili nella mente di chi legge. Attraverso un uso calibrato dei predicati e degli aggettivi che attingono sempre a tutte le sfere sensoriali dell’essere umano, i concetti espressi, e le metafore, diventano immagini, visibili, e spesso in movimento. Non sembra dunque peregrino scomodare il concetto di visibilità di Calvino, quell’importanza di “far vedere” attraverso la parola, la stessa possibilità del linguaggio che, associata alla leggerezza – intesa da Calvino come “sottrazione di peso” – riesce a favorire, in chi legge, lo schiudersi di nuovi orizzonti, magari inaspettati. La poesia di Milo è infatti spesso molto narrativa e riesce a concentrare una narrazione in brevi nuclei di immagini. Questo avviene grazie a costrutti linguistici rapidi e spontanei, avvicinandosi dunque a quel tipo di “scrittura pronta alle divagazioni, a saltare da un argomento all'altro, a perdere il filo cento volte e a ritrovarlo dopo cento giravolte” (Calvino, “Rapidità”, Lezioni americane). Non c’è molto sperimentalismo o innovazione in questo tipo di scrittura poetica, è vero, ma si percepisce molto chiaramente un forte livello di autenticità non troppo comune ormai tra chi scrive poesia, e anche il tentativo di trascrivere, riassumendone il nucleo reale, le esperienze davvero “vissute” sul corpo di chi scrive. Quelle stesse esperienze che hanno chiaramente lasciato segni indelebili nell’“anima”. A tratti – e per molti questo potrebbe essere un limite – non c’è alcuna differenza tra scrittrice e voce narrante, è un tutt’uno, un io sfaccettato che pare proprio prodotto dall’osmosi di tutti i personaggi “ambivalenti” creati e vissuti da Sandra Milo. Quei contrasti che caratterizzano il suo personaggio – o i suoi personaggi – sembrano davvero tutti presenti in questi testi: la donna, la madre, la bambina, la vamp, la simpatica, l’eccentrica o, come si definisce essa stessa, “l’operaia”. Una delle descrizioni di Federico Fellini sembra infatti anche descrivere il suo approccio al linguaggio poetico: “La Sandra vive e si atteggia nella vita con una forma di curiosità e passività insieme, come una che stesse dicendo ‘vediamo un po’ come va a finire...la cosa mi interessa...’”. In questo senso, non potevano mancare momenti di spassionata ironia e di “sorpresa” che fanno sia sorridere sia riflettere: “Tu eroe della perversione/ t’infrangerai come un bicchiere rotto/ pronto per la raccolta differenziata”; “Quando ti guardo/ quando ti respiro/ divento una boccata di fumo/ il vapore dell’acqua che bolle / una spruzzata di profumo/ alla Rinascente” [enfasi aggiunta, ndr]. Il volume è anche impreziosito dalle illustrazioni evocative di Sara Rambaldi e da stralci dei manoscritti delle poesie, i quali ci permettono, piacevolmente, di visualizzare il momento di ispirazione e ricreazione letteraria dell’autrice.

LEGGI L’INTERVISTA A SANDRA MILO



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