La forma della vita

La forma della vita

Alessandro Fontana ha avuto un esordio fortunato da scrittore, a cui è seguita una carriera piatta, fatta di varie collaborazioni con le case editrici e di opere che mancano di quella carica espressiva e di quella spontaneità presenti nel primo libro. Si propone di aiutarlo un amico insegnante di nome Giovanni Dossi, ma anche lui ha le sue difficoltà a gestire le emozioni. Convinto che le donne non amano il marito e lo sposano per convenienza economica, il docente è ossessionato dalla gelosia per la moglie. Dopo essersi sottoposto alla psicanalisi da giovane finisce per affidarsi a un guaritore, che lo spinge a cedere il controllo sulla sua vita e su quella altrui, a lasciare gli eventi svolgersi senza che lui ogni volta intervenga per colmare le mancanze, per imparare a vivere con serenità. Roberto Sala nella sua pittura evita ogni innovazione. Contrario allo spirito creativo delle avanguardie, per lui riprendere lo stile degli autori che lo hanno preceduto aggiungendo il proprio contributo è l’unica strada percorribile per la realizzazione professionale. Alfredo Galli ha avuto una grande fortuna nella vita: quando era ancora uno studente di architettura è finito sotto l’ala protettrice di un noto mercante d’arte e da lì la sua carriera è spiccata, fino a diventare il consulente di alcune famiglie che investono somme considerevoli in quadri e sculture. Eppure nella sua vita sente un vuoto, malgrado possa essere considerato un uomo pienamente realizzato, non ritiene di aver raggiunto la completezza degli intenti. Michele è un professore delle scuole superiori interessato alle disquisizioni sull’etica, alla ricerca di un modo alternativo di considerare quel comportamento che ognuno di noi etichetta con il termine di malvagità. Ma cos’è la malvagità? Noi schiacciamo un insetto senza preoccuparci del diritto di ogni essere alla vita, come anche un gigante potrebbe ritenere superfluo considerare sacra la nostra esistenza e calpestarci con la stessa non curanza, le dimensioni sono alla base secondo il professor Michele delle valutazioni morali…

La forma della vita è apparsa nella collana di poesia Einaudi cinque anni dopo Silenzio dell’universo edita nel 2000, l’opera con cui Cesare Viviani ha iniziato a pubblicare con la nota casa editrice torinese. Un lungo percorso di riflessione sui temi della poesia, in cui si frappone la silloge Passanti scritta per la Mondadori, che ha condotto l’autore dall’ascolto della voce dell’infinità celeste al narrare la vicenda umana nella sua complessità. C’è una chiara continuità di intenti filosofici e letterari in questo cammino, che ne La forma della vita si lega alla conoscenza psicoanalista di Viviani per dare voce all’interiorità dei personaggi, quasi sempre intellettuali con cui il lettore può condividere i risvolti di un’esistenza sofferta. Non manca il gusto di svelare il reale scopo dei comportamenti considerati dalla massa moralmente ineccepibili, come ne L’umorismo di Pirandello niente è quello che sembra, solo che l’autore non sembra provare la stessa pietà per la tragedia delle vicende umane. In linea con altre sue opere Viviani critica la superficialità e il conformismo della modernità, tra valutazioni profonde che lasciano spazio a riflessioni sul modo di avvicinarsi a Dio. Lo stile lirico che caratterizza l’opera dell’autore lascia spazio per una volta a una prosa poetica che rende La forma della vita una sorta di narrazione dell’esistenza nelle esistenze altrui, che scorre esempio dopo esempio legando tra loro personaggi e diverse dimensioni sociali e culturali.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER