Libro delle laudi

Libro delle laudi

Una donna sola che scrive. Ha perso il suo uomo e non riesce a rassegnarsi perché lui ha rappresentato tutto, per oltre vent’anni: è stato compagno, mentore, guida, fratello, padre. Dopo la sua morte, lei ha fatto della propria cultura e del proprio talento uno scudo che la protegge dall’esterno. Odia il mondo intellettuale presente – “Tutto è prostituzione trionfante […] Ehi, direttori! Io vi denuncio per / vilipendio della letteratura” e vive nel ricordo, non solo della sua storia d’amore, ma anche del passato, del rapporto con i familiari, con la città – Milano – in cui vive, con le opere di poesia che ha scritto in gioventù. Trova queste ultime troppo legate alla carne e al sangue della vita – “Quante scemenze ho scritto nei miei versi / sulla notte, sul sesso e sull’amore” – mentre adesso lei ha bisogno di spiritualità, di elevazione. Così si rivolge a Dio e al compagno, unità indistinguibili da pregare, per confidarsi e ottenere assoluzione. Ancora, riflette sui grandi autori la cui lettura sempre la accompagna e dai quali trae la linfa vitale, ne discute idealmente con il suo uomo così come facevano prima. Ma è inquieta: la donna nasconde in sé oscuri segreti infantili, che a tratti trovano luce in questo fitto dialogo con se stessa e con l’alter ego amato. Così si arrovella, cerca nella scrittura un senso all’esistenza trascorsa, presente e futura, si legge dentro con testarda ostinazione. E in ogni passaggio resta lucida, sempre: “Venite, endecasillabi, venite! […] La ragione si trova ragionando: / razzolate il recinto della mente!”...

Patrizia Valduga, nata a Castelfranco Veneto nel 1953, è la dark lady della poesia italiana, esplosa all’attenzione del pubblico con versi in cui riesce in un’operazione del tutto originale: utilizzare la metrica della tradizione – in modo fluido e sicuro – per incatenare al suo interno la mobile forma delle proprie immagini oniriche, dei sogni erotici che la visitano ogni notte, delle fugaci e coinvolgenti maratone di sesso che impegna con uomini spesso disattenti, incapaci di starle al passo nei brevi e taglienti dialoghi a cui lei li costringe. A partire dalla prima opera Medicamenta (1982) ha proseguito con raccolte sempre destinatarie di diversi premi e con una parallela attività di traduttrice dall’inglese e dal francese. Nel Libro delle Laudi, scritto pensando al compagno scomparso, il poeta milanese Giovanni Raboni, i componimenti sono perlopiù brevi come lampi, senza titolo, divisi nelle tre parti di un discorso rivolto dall’interno all’esterno e viceversa, i versi sono rigorosamente endecasillabi e spesso in rima identica. La lauda, genere di canzone sacra sviluppatosi nel Medioevo italiano, rivive qui nella variante drammatica per la presenza tormentata dell’io narrante. Ne risulta un viaggio coinvolgente nella coscienza di una figura umana e letteraria singolare, ma anche l’occasione di comprendere che la vita, con il passare degli anni, rappresenta una specie di cerchio obbligato, che ci costringe sempre a rintracciarne e decifrarne l’inizio.



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