Mentre Buddha sorride

Mentre Buddha sorride
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Stare in casa, sbronzarsi di vino, ascoltare musica a tutto volume, fare l’amore e disprezzare la gente che non capisce che tutto è così legato a uno sguardo, ad un attimo vissuto al massimo. E (forse) niente più. Charles “Hank” Bukowski, uno degli ultimi autori maledetti americani e forse l’ultimo erede dell’estetica beat, guarda il mondo con l’occhio del “vecchio porco”, si innamora di una donna al minuto, fa l’amore a più non posso, stappa bottiglie di vino francese e vive tutto come se non ci fosse un domani. Ma è questa veramente la sua essenza? “Il mondo è pieno di cose per me e io sono / soddisfatto. / bevo quest’ultimo alla vostra / e alla mia.”, “[...] dentro al / cesso degli uomini, seduto / qui / tra questi bei / muri grigi // trovo sollazzo / in una funzione / comune: // qualcosa / finalmente / da mettere / su // carta” e paradossalmente il contrario, più intimo: “adesso / non / sono io quello per cui / suona / la campana.”, “prendo il mio cuore spinoso e / lo getto via / il più lontano possibile nel buio e / rido”…

In questa raccolta di poesie tratte dall’originale inglese The Continual Condition del 2009 e già in parte pubblicate su altre antologie dello stesso editore, emerge un lato completamente antitetico allo stereotipo dello scrittore pulp/maledetto di cui conosciamo bene l’iconografia. Rimane sempre e comunque il rimando ai tòpoi della sua Los Angeles, delle puttane e dei vicoli bui, delle scommesse e delle bottiglie scolate fino all’ultimo goccio di alcool, ma è come se la sporcizia e il degrado bohémien fossero relegati in una bolla distante, in un luogo della memoria. Hank si concentra nel difficile ma proficuo lavoro di distillare bellezza da situazioni ordinarie, vite normali, contemplando e amando come un mistico orientale la vita che gli scorre davanti. Il risultato è sorprendente e liberatorio, quasi zen. Bukowski sorvola con flash ispirati la vita di tutti i giorni: descrive un cane, una persona, una mosca, una bottiglia, un disco e dalla sua penna escono folgoranti rivelazioni su cosa siano veramente l’amore, la quotidianità o l’esserci. A tratti tra le righe si intravede il fantasma di Rimbaud sintonizzato su canali americani, raggiungendo in qualche punto l’immortalità del classico.



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