Piccolo romanzo magrebino

Piccolo romanzo magrebino
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Per il poeta è arrivata la vecchiaia. Quale scenari si profilano per lui? Di sicuro nulla di ordinario. Dunque niente chiacchiere ai giardinetti e nemmeno un banale suicidio, cerimoniale d’altri tempi. Il poeta ha altri programmi: i viaggi, una bella barba e poi viaggiare per il mediterraneo. Magari anche prendersi una casa sulla costa tunisina, vicino all’antica Cartagine. L’Africa, i suoi paesaggi straordinari, le contraddizioni fra una società per certi aspetti ancora arcaica e la presenza sempre più invasiva dei modelli occidentali. Ma soprattutto i suoi ragazzi, uno spettacolo inesauribile di vitalità e bellezza...

Un autore schivo e certamente poco prolifico, Nico Naldini, che il cugino Pasolini – insieme al quale cominciò, in Friuli, il suo percorso poetico – definì “quel Naldini che pare non osi nemmeno esistere”. Per questo allora il testo pubblicato da Guanda è ancora più importante, poiché raccoglie, con piccoli aggiustamenti di stampo prettamente editoriale, le sue ultime tre produzioni, del 1997, del 2002 e del 2006. I testi formano un corpus compatto e coerente sia per tema che per stile. Si tratta di una sorta di poèmes en prose, capitoletti in versi che non diventano mai poema ma che, se letti come un romanzo, danno magicamente origine a storie frammentarie e abbaglianti, in bilico fra il racconto autobiografico, la descrizione di corpi e paesaggi, meditazioni e contemplazioni. Come scrive Francesco Zambon nella sua postfazione al volume: “Stanno forse in questo, per Naldini, il senso e la verità ultima della vita: in rare, minime epifanie di bellezza e di grazia nascoste nelle rughe e nelle porosità del reale.”



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