Quartine

Quartine
Disincantato pessimismo sull’irreversibilità della finitudine umana, sia pure manifestato con lirici accenti: “Coloro che furono oceani di perfezione e di scienza/ e per virtù rilucenti divennero Lampade al mondo,/ non fecero un passo nemmeno fuori di questa notte scura:/ narrarono fiabe, e poi ricadder nel sonno.”  Sconsolata convinzione che non trova un correttivo nemmeno nella presenza divina: “La gioia e il Dolore nascosti nel destinato Decreto,/ non attribuirli al Cielo, ché il Cielo, all’occhio dei Saggi,/ è più di mille volte disperatamente impotente.”  A nulla vale, dunque, votarsi alla lamentazione. Meglio abbandonarsi a una gioiosa esaltazione dei piaceri riservati dalla vita presente: “Bevi vino, ché vita eterna è questa vita mortale,/ e questo è tutto quel ch’hai della tua giovinezza;/ ed or c’è vino, e fiori ci sono, e amici lieti d’ebbrezza,/ sii lieto un istante ora, ché questa, questa è la Vita.”  Riconoscere i limiti di una ragione incapace di squarciare il velo del mistero dell’esistenza: “ Oltre il vel del Mistero a nessuno è dato passare,/ e come agisca la vita nessuno conosce” e aderire con il cuore al fascino di un’estasi ebbra e indulgente: “In mano prendi una coppa e la treccia d’Amica gentile,/ ché  passa, passa e non resta, questa tua vita d’un giorno”…  
Si tratta di un nutrito corpo di quartine, di cui un primo gruppo di cento venne tradotto in inglese nel 1859, in chiave non propriamente fedele allo spirito dell’autore, da Edward Fitzgerald. Un più nutrito corpus di oltre quattrocento fu invece volto in francese da Nicholas con maggiore attenzione alla componente mistico-religiosa, benché gli studiosi sembrano non avere ancora detto l’ultima parola sulla quantità realmente attribuibile all’antico poeta. Nato e vissuto in Persia nel secolo XI, tanto celebre ai suoi tempi per gli scritti di astronomia e matematica quanto apprezzato da oltre un millennio per le sue composizioni poetiche, Omar Khayyām è vero poeta e innamorato della scienza. Una mentale inclinazione che risulta evidente anche nella sua concezione religiosa, dove la divinità viene percepita come una presenza trascendente e lontana, che non può mutare l’ordine delle cose. Eppure, anche se le Quartine rifiutano esplicitamente una visione rassicurante del mondo, non si può fare a meno di cogliervi una serena inclinazione a non disperdere quel patrimonio di piaceri di cui la vita è nondimeno dispensatrice. Nella versione italiana pubblicata dalla Einaudi, le quartine risultano di gradevolissima lettura e di una limpidezza espressiva resa cristallina dalla mirabile traduzione di Alessandro Bausani. Chi ne voglia approfondire i significati plurimi, troverà nell’illuminante saggio introduttivo di quest’ultimo una guida per intendere le particolarità stilistiche e i valori simbolici. 

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