Silenzio dell’universo

Silenzio dell’universo

Spingersi oltre il reale, oltre la materia, verso gli spazi celesti e ambire all’infinito, verso il Creatore inteso come entità incomprensibile e senza necessità di essere compresa “Nessuno conosce il creatore./ Solo da sé può essere conosciuto”, mentre l’uomo illuminato da una profonda spiritualità scopre che, come gli altri esseri viventi, lo avvicinano a Dio gli aspetti indefinibili della sua natura finita. Il cuore si rivolge così al Creatore, è lo strumento per tendere all’infinito, l’Amore lo nobilita ed è inteso come un’entità superiore a ogni sentimento avvertito da qualsiasi essere della natura “Il creato passato e a venire,/ conosciuto, non dà niente al cuore/ in confronto all’amore per il Creatore…” L’Amore va oltre la concezione comune del bene e del male che viene meno nella mente umana quando il cuore si appaga del suo sentire, conduce l’uomo verso una condizione idilliaca. L’Amore è irrazionale, non è legato al possesso di beni materiali, anzi li rifiuta, è solo donare ed è opposto alla ragione, ma è la strada essenziale per svelare all’uomo la verità e il volto del Creatore, l’Amore “…estende lo spazio della verità”. La reale comprensione non è nella sapienza ma continua a legarsi all’infinito. L’uomo vorrebbe descrivere l’Amore, come vorrebbe avere la conoscenza del Creatore, ma le due entità sono indicibili, e solo colui che comprende l’irrazionale onora il Creatore “L’arte della conoscenza è/ aderire al perfetto Amore: non è/ sapere. Non è scienza…”. È un tuffo nella totalità del creato, verso il nulla che può svelare ogni mistero, come chi annegando ritrova l’involucro assoluto delle cose da cui ha avuto origine: annegare o tendere all’infinito o al nulla è ritrovare la nostra origine…

Creatore e Amore: sono le due essenze irrazionali verso cui tende Cesare Viviani in Silenzio dell’universo per liberarsi da ogni vincolo con una realtà fatta di conoscenza e razionalità, lontana da un insieme che raccoglie gli esseri viventi e spinge l’uomo verso un Dio che ricorda il Demiurgo – nome con cui Platone ne La repubblica identifica il Creatore – a cui affidarsi, com’è inevitabile affidarsi all’amore, sentimento irrazionale per eccellenza. Il poeta rifiuta la realtà umana fatta di bene e di male, pensando che ambedue le dimensioni della materialità hanno effetti deleteri o tantomeno sono fonte del difetto connaturato alla materia stessa, da cui liberarsi librandosi verso l’infinito, l’irrazionale che nella serenità dell’animo diviene la dimensione attraverso cui raggiungere la totalità. Silenzio dell’universo è la prima raccolta di Cesare Viviani scritta per Einaudi, ma segna anche l’inizio di una riflessione filosofica e spirituale che ha condotto l’autore dall’aspirazione verso l’immanenza, all’osservazione della natura umana nella società moderna in La forma della vita, per giungere a rifiutare l’ipocrisia e il materialismo e aspirare a un contatto spontaneo con l’universalità del creato, temi presenti nelle successive raccolte Credere all’invisibile, Infinita fine e la più recente Osare dire. È una silloge di poche pagine ma assai intense, scritta per l’appunto con un tono di speculazione filosofica sui temi dell’immanenza e della trascendenza. Malgrado l’argomentazione impegnativa l’autore non manca di curare la musicalità non solo tramite le frequenti rime, sia tra le parole a fine verso che interne, o con le più rare assonanze e con gli enjambement, ma in generale con un tono solenne ma al tempo stesso caratterizzato da un ritmo deciso, gradevole a un’interpretazione ad alta voce. Leggendo questa raccolta ci si attende inizialmente di apprendere delle verità, ma ben presto si comprende che Viviani non ha assolutamente dogmi da comunicare, anzi è attraverso la spontaneità anche di un unico gesto al di là del consueto che ci spinge a cercare la pace e l’armonia interiore.



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