Sognidoro

Sognidoro

“Yuri aveva un sogno/ possedere gli occhi di Olga e dopo averli consumati/ buttarli via nel cesso di quella vecchia stazione del centro”. Un’umanità ai margini, immagini corporee sbiadite in un’atmosfera da “day after”. L’imbarbarimento di una società che al progresso tecnologico oppone una preoccupante chiusura mentale, che non mostra umana compassione, una furia omicida terrificante in cui la religione condiziona e distorce le menti (“le torri che cadono/ i barbari invadono/ mentre bimbi galleggiano/ su legni in mari che bagnano/ terre di altri simili/ schiavi di catene invisibili/ sentinelle in allerta/ pronte a sbarrare le porte”), nonostante “della stessa sostanza/ siamo/ degli stessi nervi”. Spingono alla noia (se non allo spleen) le abitudini quotidiane, routine che intrappola perché “da anni/ le ruote scivolano/ sullo stesso asfalto/ nella direzione nota/… il tuo sepolcro all’orizzonte”. In questa carrellata di assoluto grigiore però è possibile cercare e trovare un palpito che ci rincuori, un’emozione che ci richiami alle cose semplici e pulite, a un “pugno di parole/ fragile emozione da serbare/ per momenti non meccanici/ semplice vivere/ anche solo con le mani/ infilate nelle tasche di un cappotto”…

Le poesie raccolte in questa silloge di Luciano Mastrocola, che ha fondato un gruppo musicale e scrive di cultura e musica su varie riviste, sono accompagnate da una serie di fotografie che lo stesso autore ha scattato alle opere del pittore Antonio De Attellis. Fanno da corollario, da ispirazione che viene percepita, da sostegno sottolineante le parole del poeta. Le immagini sono alternate a pagine bianche stampate a caratteri neri e a pagine nere a caratteri bianchi, che richiamano sia le atmosfere cupe create dai versi sia il bianco e nero delle fotografie. Vale la pena soffermarsi sulle immagini pittoriche. Il Maestro Attelis (molisano come Mastrocola) dipinge prevalentemente su cartoni che, assorbendo il colore, rendono le figure e i loro contorni sfumati, come nuvole in movimento. Le espressioni sofferenti, i volti quasi sfigurati dal colore assorbito, ricordano le xilo/litografie di Käthe Kollwitz, pittrice e scultrice tedesca, le cui immagini di madri straziate e di soldati caduti, ben si sovrappongono alle opere inserite nella raccolta di Mastrocola, le cui poesie non sono di immediata fruizione, alcune anzi sono decisamente ostiche e si è tentati di andare oltre. La maggioranza dei testi però, dopo una lettura più attenta, svela il loro codice di ambiguità e ci fa accomodare in un senso abbastanza compiuto. Forse che la foschia che li rende impenetrabili sia la concretizzazione stilistica del mondo grigiastro e fumoso in essi tratteggiato? Molto plausibile. La fusione tra immagini e parole è di grande impatto. Ai posteri poi decidere se le immagini aiutino o limitino la forza della poesia.



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