Sul non perdere le ceneri di mio padre nell’alluvione

Sul non perdere le ceneri di mio padre nell’alluvione

Il senso irreversibile della perdita chiusa in un’urna scampata alla piena dell’alluvione, come una reliquia della vita senza più l’allegria dei bei momenti: “E ora sta su una mensola in soggiorno, / le ceneri di mio padre non prese dal fiume/ che io non consegnerò all’aria/ finché non avrò imparato tutto ciò che ha insegnarmi/ con questi resti di terra che furono lui.” La concretezza disfatta dei ricordi ormai lontani, che sbalzano in una malinconia autentica e desolata. Tutto accadde esattamente come se fosse stato scritto/ che non significa che tutto sia andato bene; significa/ che sembrava che un’immaginazione fosse al lavoro, / come l’assurdo ti fa pensare che la vita sia finzione.” L’amarezza di sentimenti irrisolti, che non coincidono mai con i desideri ma divengono la solitudine di una tensione delusa e costante: “Ciò che ora comprendo è quanto renda un uomo fuori luogo/ così tanto desiderio, / quanta poca pace possa offrirgli posare la pistola, / e tutte le parole vissute da allora depongono il loro significato accanto ad essa”. L’approccio chiaro e distinto a una realtà che non esclude l’esistenza di ciò a cui il linguaggio può solo alludere, parlarne in assenza. Poesia, dunque, che tenta di catturare il soffio imprendibile di emozioni nascoste, di evocare dai fondali di una memoria avara di dettagli somatici e temporali episodi sottratti a una percezione immediata, nella convinzione che il senso della vita risieda in poche epifanie fulminee: “E tutto il mio scrivere su di lui è divenuto un tema inutile per la bellezza/ di un uomo che trovava bellezza ovunque tranne in se stesso”…

La ‘round midnight pubblica per la prima volta in Italia un’antologia poetica del rilevante autore canadese Richard Harrison, nato a Toronto nel 1957. E come esordio, tra le otto opere già conosciute in larga parte del mondo, offre al lettore la silloge con cui il poeta si è aggiudicato il Governor General’s Award per la poesia in lingua inglese oltre ad altri importanti riconoscimenti. All’editore, che ha colmato questo vuoto ormai insostenibile con il presente libro in lingua e traduzione, va dunque il merito di aver compiuto un’operazione che trascende la pratica del rituale sacerdozio editoriale. Il suo gesto si configura piuttosto come un gesto teso a favorire attorno ai testi di Harrison un opportuno livello di attenzione da parte dei cultori nostrani della buona poesia. Scorrendo i versi della di questa preziosa raccolta, il lettore avrà modo di penetrare a fondo le caratteristiche di una spiccata personalità lirica, la passione di un artista capace di cogliere e di coniugare il suo sentimento di una poesia vita tra slancio umano e ancoramento fenomenologico agli scenari del paesaggio naturale. La scrittura non viene mai drammatizzata, ma lasciata fluire nella scansione rasserenata di una pietas che trova un respiro consolatorio in una poesia dalla semplicità purissima, quasi disarmante.



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