Superba è la notte

Superba è la notte
Un viaggio nel cuore profondo e straziato della notte, inseguendo le tracce degli dèi, disperse nel turbinio di un cammino accidentato e furioso, dal quale la mente riaffiora dolente e sconsolata. Ma la voce, pur incrinata e rabbiosa, riesce ancora a pronunciare il risentimento amaro in cui galleggia la vita del poeta, portatore di una follia per così dire lucida, che cerchi di far filtrare un raggio di luce in un mondo ormai spento dalla fortuna. Con tutta l’angoscia del ribadire che il poeta è una forza lusinghiera del creato, che rende lirico anche ciò che di per sé non lo sarebbe, ma che, rielaborato nel proprio animo, ne svela il mistero racchiuso in esso. Quello di una realtà purificata e accresciuta di un senso, per quanto adombrato e nascosto, talvolta disperato e sfuggente, offerto al lettore mediante versi imbastiti con il filo di una dolorosa, amara consapevolezza...
Chi conosce la vicenda umana e personale di Alda Merini saprà – come ricorda Ambrogio Borsari nel breve ma intenso saggio introduttivo – che siamo in presenza di una poetessa sbattuta ai margini del destino e miracolosamente restituita alla centralità. Ma soprattutto saprà che la poesia ha avuto da sempre il ruolo di una compagna indivisibile nella sua esistenza. La sua poesia è prima di tutto coerenza con le proprie viscere, esperienza vivente e vitale, necessità. Poesia generata nel silenzio di spazi reclusi, di chi ha ascoltato fino in fondo la tragicità della propria solitudine, e che ora s’insinua graffiante nel muto incombere della notte, nell’ordine banale dell’esistere, tra l’ironia debole dei più, invocando una nicchia, uno spiraglio di riconciliazione. Per questa ragione la poesia costituisce per Alda Merini un atto di resistenza a cui non potrà mai rinunciare.

 

 

 
 
 
 
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