Vuoto d'amore

Vuoto d'amore
Folle, solare, cupa e intrigante, Alda Merini utilizza spesso momenti della sua vita per le sue poesie.  Una parte significante della sua opera è composta da rime che descrivono i suoi vari soggiorni in alcuni manicomi italiani: “Quando ci mettevano il cappio al collo/ ci buttavano sulle brandine nude/ insieme a cocci immondi di bottiglie/ per favorire l’autoannientamento,/ allora sulle fronti madide/ compariva il sudore degli orti sacri,/ degli orti maledetti degli ulivi”. Termini che solitamente rievocano immagini care, leggere, appartenenti a quel mondo bucolico che spesso è associato all’infanzia, vengono qui utilizzati per esprimere esperienze paurose e violente. Situazioni di forte impatto che vengono trasposte utilizzando immagini del mito: ecco infatti ricorrere ad esempio la raffigurazione della grotta che simboleggia il mito della caverna di Platone, dove la ragione è a portata di tutti ma bisogna combattere per averla, guadagnando appunto l’uscita dalla caverna, dagli abissi che nella Merini sono ovviamente gli anni trascorsi nei vari nosocomi: “non voglio che tu muoia, no./ se tu tremassi nella morte, io cadrei come una foglia al vento”. L’amore è visibile, nei versi dedicati al suo amante Michele Pierri, come sentimento vivo e intenso, e pur sempre coniugato con crudezza. Amore che dovrebbe donare serenità e allegria, e invece viene sovente accostato alla morte. Mentre il confuso e duro legame con un padre che la trattava con freddezza e distacco, trova espressione nei versi struggenti de Il Pastrano:”appeso a un cappio o al portabiti/ assumeva un’aria sconfitta:/ traverso quell’antico pastrano/ ho conosciuto i segreti di mio padre/ vivendolo così, nell’ombra”...
Per celebrare la recente scomparsa di Alda Merini (Milano 1931-2009) la Einaudi manda in libreria Vuoto d’amore, una testo diviso in sei sezioni di poesie inedite disposte in ordine cronologico, ad eccezione dell’ultima raccolta, La Terra Santa, già pubblicata nel 1984 dall’editore Scheiwiller (suo amico e in qualche modo mecenate letterario), ma da tempo fuori catalogo e qui ripubblicata interamente.  Il contenuto è già tutto nell’illuminante introduzione di Maria Corti: «Vi è prima una realtà tragica vissuta in modo allucinato in cui lei è vinta; poi la stessa realtà irrompe nell’universo della memoria e viene proiettata in una visione poetica in cui è lei con la penna in mano a vincere».  Il vuoto d’amore è quello spazio infinito che viene dopo l’abbandono, l’abbandono da parte della famiglia (causato soprattutto dalla malattia mentale della poetessa), l’abbandono di amici o di amanti, che feriscono sempre più profondamente l’animo delicato della donna. La Merini spesso è apparsa lasciva, intrigante, una semplice copertura a protezione di ciò che invece aveva dentro e che ci testimoniano appunto queste pagine colme d’intense emozioni.

 

 

 

 
 
 
 
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