Fotografie bugiarde

Fotografie bugiarde

Dopo la morte della mamma, Miriam e sua sorella Hana tornano nella casa paterna per il triste compito di liberarla. In un cassetto chiuso a chiave trovano una scatola piena di vecchie fotografie: è l’occasione per ricordare i bei momenti trascorsi insieme. Ma queste si rivelano “fotografie bugiarde”, che mistificano la realtà. E perché allora non farle diventare “foto parlanti” che, insieme alle lettere e agli scritti ritrovati possono dare voce alla verità? È così che prende corpo il progetto di Miriam: scrivere la storia dei suoi genitori. A Vienna, Edith ha sperimentato, da ragazza, la libertà e l’autonomia a casa della nonna, ma è costretta dai genitori ad un matrimonio d’interesse quando è ancora troppo giovane. Dopo aver seguito il marito Hermann a Parigi e poi a Zurigo per la sua specializzazione in pediatria, la giovane coppia torna a casa. Finalmente per Edith, vicino alla sua amata famiglia. Giugno 1940: i russi occupano Czernowitz. La popolazione viene divisa in “nemici del popolo” e non, con possibilità diverse di lavorare e sopravvivere. Fino alla deportazione nei gulag. È ormai guerra. Nessuno è più al sicuro, nessuno più sentirsi più protetto. 1945: finalmente la fine della guerra. Edith ed Hermann ricominciano da Reichenberg, ora Liberec, a cento chilometri da Praga: nuovi nomi, nuova vita. E due figlie, tenute volontariamente all’oscuro del passato…

La famiglia Birnberg appare una normalissima famiglia benestante ma nasconde mancanza d’affetto, incomunicabilità, tradimenti, rancori, disinteresse. Hana e Miriam crescono senza alcun riferimento alle origini ebraiche, in una famiglia che si dichiara atea. Ma Fotografie bugiarde si rivela un romanzo sull’importanza delle radici e della memoria come fondamento dell’identità personale quanto di quella collettiva. Le pagine del romanzo sono farcite di foto di famiglia in bianco e nero che lasciano una vena malinconica, in una cornice storica che ha inferto una ferita profonda nella storia dell’umanità. Le voci dei quattro protagonisti si alternano creando un ritmo incalzante che segue la narrazione degli eventi e delineando con delicatezza e apprezzabile spessore psicologico i tratti di quattro personalità complesse e assai diverse tra loro. Hermann che Edith sono entrambi costretti a rinunciare all’amore, ma entrambi, ognuno a suo modo, cercano la felicità. Esattamente come le loro figlie. Hana è l’erede della bellezza della mamma, Miriam dell’intelligenza del padre. Sembrano così lontane eppure le loro origini ebraiche sono più radicate di quanto entrambe possano pensare. Fotografie bugiarde è un viaggio interiore di conoscenza per sanare antiche e profonde ferite. E ritornare a sperare.



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