La regina dei cupcakes

La regina dei cupcakes

Per il ragioniere Antonio Esposito ogni giornata è uguale alle altre. Grigia, senza alcuno slancio di entusiasmo, seguendo le regole imposte dalla società, dal defunto padre, dal suo bisogno di ordine. Si sente perfino in dovere di correre dietro alla donna delle pulizie, per rimettere a posto ogni cosa che l’allegra Blanka tocca e spolvera, come i ninnoli vari sopra le mensole, e stirando per bene con le mani i centrini e i pizzi, raddrizzando perfettamente le cornici. Sì, Antonio Esposito è una persona noiosa, diciamo al limite dell’ossessivo-compulsivo. E come ogni mattina, il ragioniere Antonio Esposito si reca allo Studio Commercialista Esposito, per svolgere i suoi compiti: non tanto per passione ma più, guarda un po’, per obbligo, dato che ha promesso al capezzale del padre di portare avanti l’attività di famiglia. In realtà il suo cuore spingerebbe verso tutt’altra direzione, dato che ciò che più di ogni altra cosa lo rende felice, sono le piante. Avrebbe anche un certo progetto, il Mace, la combinazione di mandarino e cedro ma... ma i sogni non portano da nessuna parte e Antonio Esposito segue le regole ed il buon senso. Non fa certo come sua figlia Viola che dopo una violenta litigata l’ha abbandonato perché non voleva -per nulla al mondo- seguire le orme paterne e se ne è volata a Londra per inseguire i suoi sogni. Che poi, che cosa se ne sarà andata a fare a Londra. A vivere di briciole e lavoretti saltuari, sicuramente. E anche sua moglie Margaret, che ha dato ragione alla figlia, ritornando nel suo paese natio, non ha dato alcuna prova di spirito di sacrificio e di saper stare al mondo. Lui, Antonio Esposito, sa come vanno le cose, e chi lo ha abbandonato non ha capito nulla della vita...

Il romanzo di Elisa Della Scala si incentra tutto sulla capacità e la determinazione nell’inseguire i propri sogni. Che siano piante, dolci, libri o giocattoli, l’autrice ci sprona a correre dei rischi, a seguire la strada che il nostro animo ci indica: non a caso l’apertura del testo è affidata ad un brano di Castaneda e ad uno stralcio della Lettera sulla felicità di Epicuro. Innanzitutto, il titolo trae in inganno. Non aspettatevi un romanzo mellifluo intervallato da ricette di golosi dolcetti e dove la cannella, lo zucchero e le uova la fanno da padrona. Tutt’altro. Per buona parte del romanzo, l’atmosfera è pesante, come l’animo del protagonista Antonio Esposito, caricato di zavorre del suo passato e della sua forma mentis. La scrittura, però, pulita, ordinata ‒ peccato solo per alcuni refusi qua e là nel testo dovuti ad un editing non perfetto ‒ ed ironica quanto basta, tende a sdrammatizzare il carattere incarognito del protagonista tanto che arriviamo quasi a prenderlo in simpatia, vedendolo così, con i piedi bagnati sotto la pioggia di Londra, mentre si stira la giacca in un gesto di stizza. Molto bella anche la copertina, sia per il disegno, opera della sorella dell’autrice, che per la rifinitura, piacevole al tatto. In questo romanzo si sente forte una componente autobiografica ‒ l’autrice si è trasferita a Londra ‒, azzardando ad ipotizzare che anche lei abbia dovuto lottare con i denti e con tanta tenacia per realizzare il desiderio di vedere pubblicato il suo libro. Un romanzo positivo, pieno di vita, alla ricerca della felicità che, come ha affermato Della Scala in un’intervista: “(…) si trova sulla strada della realizzazione personale, e che se tu segui questo percorso lei ti camminerà sempre a fianco”.



 

 
 
 
 

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