Pulsione nera

Pulsione nera

Firenze, 1981. Una coppia di giovani amanti viene ritrovata in una località di campagna alla periferia della città: sono stati uccisi senza pietà. Il cadavere della ragazza è stato mutilato, sembra opera di un esperto del bisturi. Tagli precisi e metodici, l’assassino ha lavorato con calma, si è preso tutto il tempo che gli serviva senza che nessuno potesse disturbarlo. Il maresciallo Lanfranchi ne ha viste tante ormai, eppure anche lui è perplesso e incapace di formulare qualche ipotesi. Non può che limitarsi a catalogare i macabri particolari della scena del crimine e rimuginare in silenzio foschi pensieri. Il commissario Giani della squadra mobile è più nervoso del solito, intrattabile da tutti, più esplosivo di una polveriera con la miccia innescata. Ferri, esperto reporter di cronaca nera, prende il coraggio a due mani e prova a estorcergli qualche notizia pubblicabile. Ottiene solo di farlo sbraitare e farsi cacciare via dalla questura. Nessuna traccia che possa condurre a una pista, nessun motivo apparente per l’efferato delitto. Solo una consapevolezza che emerge cruda dalle espressioni indurite degli inquirenti, dai modi bruschi e dagli sguardi inespressivi di tutti: questo è solo l’inizio, l’orlo esterno del gorgo...

Si può recensire un romanzo senza conoscere nulla dell’autore? In questo caso, abbiamo solo uno pseudonimo che non dice nulla e una dedica a un anonimo padre. La recensione perfetta, dunque. Quella in cui non ti è possibile lasciarti distrarre dal nome, dal suo background, dai suoi possibili modelli letterari. Un testo nudo e crudo, una storia dura e buia come una notte umida e uggiosa. Potremmo definirla una trama a imbuto, in cui il protagonista e gli eventi che gli ruotano intorno si trovano invischiati in una sorta di mulinello. Un piccolo inferno, privato e pubblico, individuale ma anche reale, che lascia sprofondare i personaggi e la città di Firenze verso la dannazione del serial killer. Peccato che la storia sia già nota e stranota, vissuta realmente nell’arco degli anni Ottanta come la vicenda del “mostro di Firenze” e culminata nei processi farsa a Pacciani e ai suoi “compagni di merende”. Il romanzo è fortemente ispirato a questo caso e ne ripercorre le fasi quasi passo dopo passo, descrivendo le circostanze e le modalità del ritrovamento delle vittime così come apparivano sulle cronache dell’epoca. Un progetto abbastanza ambizioso, forse non proprio adatto a uno scrittore esordiente. Lo stile è compatto ma non cattura, risulta immaturo e ancora spigoloso. I personaggi sono ben caratterizzati, ma mantengono un livello di esplorazione psicologica superficiale. La storia sembra schiacciata fra il punto di vista dell’assassino e quello del giovane apprendista giornalista che tenta di risolvere il mistero, facce non troppo diverse di una stessa medaglia. Più che una storia dotata di un suo intreccio e di voci autonome, sembra uno sfogo personale dell’autore, uno specchio distorto che rimanda l’immagine sfrangiata e quasi irriconoscibile di se stessi. Ultimo appunto: l’editing del testo è troppo poco curato, così come l’impaginazione. Essere editori di se stessi significa curare da soli ogni aspetto della pubblicazione in modo professionale.



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