Statti attento da me

Statti attento da me
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Tutto inizia con una sega che Antonio detto Totonno si concede affacciato alla finestra di casa sua, quella dalla quale si vedono i palazzi del suo quartiere. Totonno è l’anima del debosciato napoletano senza arte né parte, ma capisce di essere arrivato alla frutta quando dopo aver eiaculato si rende conto che poteva essere visto dai suoi vicini. Riesce a rimettere il cazzo nei pantaloni prima che la madre lo sorprenda a tirarsi l’uccello per sfizio. Anna invece lavora in un giornale ma ha un lavoretto di poco conto, per salire di grado decide d’importunare il caporedattore Giacomino, prima o poi lui cederà alle sue grazie e il gioco sarà fatto. Anna crede che la vita reale sia come in Sex & the city, ma ben presto si ritrova a fare bocchini a chiunque pur di avere un minimo di riconoscimento. Marco invece ha avuto in eredità l’osteria di suo padre trasformandola però in un ritrovo per politici accompagnati dalle loro puttane, triste vita provinciale. Marco è uno a cui piace fare la bella vita e chiavarsi le minorenni...
Tra sborrate, zizze appese e culi tosti si evincono una malsana umanità e una tristezza di fondo che rendono i personaggi di Amleto De Silva amabili. Le situazioni, le scenografie e i caratteristi sono l'anima di Napoli: esistenze normali o forse un po' sulle righe in cui noi vesuviani possiamo tranquillamente riconoscerci. I frequentatori dei bar pronti a farsi offrire un caffè Borghetti anche all'alba, gli amici delle comitiva gelosi della bellezza del fighetto di turno  che con facilità riesce a chiavare che faranno di tutto per deriderlo davanti alla sua nuova fiamma. Il figlio di papà che ha sempre vissuto nella bambagia e non ha lavorato un solo giorno nella sua effimera esistenza. Pacchi, truffe e paliate. De Silva non è uno che si fa troppi problemi nel descrivere situazioni tragicomiche utilizzando un linguaggio molto colorito, ma questa è soprattutto la sua personale battaglia contro i pennivendoli, i cazzabbubboli, le fighette del giornalismo italiano. Il suo dolore, l’amarezza per una società che ha perso i valori vengono espressi in un modo forte proprio per colpire il lettore.  Sono venuto a conoscenza del suo blog (www.amlo.it) e da subito me ne sono innamorato (rimanendo comunque eterosessuale): il suo romanzo autoprodotto (acquistabile online ma anche ordinabile nelle librerie Feltrinelli) tiene testa ai miei propositi di investire una giornata per assorbire le sue parole. Leggendo queste pagine più volte ti ritrovi a ridacchiare da solo come una checca isterica in una camerata di soli marinai. Sensazioni particolari, insomma, paragonabili ad  una defecata post cenone di Natale. De Silva è così, o lo ami o sei  costretto a farlo, come quando gli ho detto: "Amleto sto per scrivere una recensione al tuo libro" e lui mi ha risposto: "E che spaccimma me ne fotte!".

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