I segreti di Harry Potter

Articolo di: 

Harry Potter: chi non ha mai sentito questo nome? Praticamente impossibile trovare adulto o bambino che ignori l’esistenza della saga – se non letteraria, almeno cinematografica – del mago più famoso dei nostri tempi, prima bambino, poi adolescente e ora giovane uomo. Centinaia di milioni di copie vendute in tutto il mondo, romanzi tradotti in 66 lingue differenti (compreso il latino), decine di miliardi di dollari di fatturato derivato dal merchandising, persino un parco giochi specifico ad Orlando, Florida, sul modello di Disneyland. In molti si sono interrogati su questo fenomeno di proporzioni mondiali, cercando di individuare gli ingredienti della pozione che ha stregato milioni di persone, magari con la speranza di doppiarne il più che felice esito. Ma quali sono le caratteristiche che rendono i libri di Harry Potter così unici?




Innanzitutto, l’elemento chiave è quello fantastico. La magia affascina tutti indipendentemente dall’età – chi non ha mai sognato, almeno una volta nella vita, di volare a cavallo di una scopa? Negli ultimi decenni abbiamo assistito inoltre ad una sorta di rinascimento del genere fantasy in letteratura e sul grande schermo, con la realizzazione di versioni cinematografiche finalmente all’altezza (grazie ai progressi enormi nel campo degli effetti speciali) di classici come Il Signore degli anelli e Le cronache di Narnia. Ma ciò che contraddistingue la saga potteriana è il fatto di allontanarsi un po’ dal classico stile eroico e fiabesco del Fantasy senza al tempo stesso diventare qualcosa di troppo urbano o tecnologico o moderno. Joanne K. Rowling ‒ che grazie al suo maghetto è diventata una delle donne più ricche del mondo ‒ unisce nei suoi libri le tradizioni di grandi autori britannici: l’umorismo amaro di Roald Dahl, i mondi paralleli di C.S. Lewis, le vicende scolastiche delle “boarding school stories”, filone particolarmente nutrito in Gran Bretagna, di cui Enyd Blyton e Thomas Hughes sono i maggiori esponenti. Il risultato è un mondo magico speculare al nostro, fatto di passaggi segreti, quartieri londinesi che si aprono dietro una parete, ascensori nascosti nelle cabine telefoniche. La prossimità è sottolineata dalla continua citazione di luoghi realmente esistenti – basti pensare alla stazione di King Cross – che suscitano nei lettori la sensazione di appartenere al mondo potteriano, sebbene in qualità di semplici babbani. Non a caso, ci sono agenzie turistiche che hanno creato dei pacchetti-vacanze dedicati alla visita dei luoghi menzionati dalla Rowling, per tutti coloro che vogliono assaporare l’illusione narrativa al di fuori dei libri.

La vicinanza con i piccoli fan è inoltre rafforzata dalla stessa costruzione del racconto: Harry frequenta come loro la scuola, deve fare i compiti, si dedica con passione ad attività sportive (sì, non sarà calcio o nuoto, è quiddich, ma il discorso è il medesimo) e si diverte con i suoi amici. Harry di romanzo in romanzo è cresciuto (e cresce) insieme a chi sta leggendo, condividendo sentimenti, paure, abitudini, dando vita ad una affezione che va al di là del patto narrativo. Non ci sono solamente la lotta tra Bene e Male o i combattimenti a suon di incantesimi: vengono affrontate numerose situazioni riconducibili alla nostra realtà, come l’importanza dell’impegno e del sacrificio, il razzismo, l’emarginazione, una lunga serie di problematiche sociali e culturali tutt’altro che magiche.

Altro aspetto magistrale da sottolineare, la costruzione della saga. Fin dall’inizio, la storia è stata concepita per essere “spalmata” su sette libri, in un unico plot narrativo ricco di sottotrame che ci ricorda tanto le serie televisive. Non ne conseguono perciò ridondanze, e tante microstorie si sovrappongono all’intreccio principale di Harry e Voldemort. Questo taglio narrativo si differenza molto da quello canonico del genere fantasy, con i suoi cicli infiniti. Sapere che la storia del maghetto arriverà ad una fine crea una attesa crescente, una caccia agli indizi per intuire l’inevitabile epilogo. Se a tutto questo aggiungiamo lo stile brillante e giocoso della Rowling, ricco di dettagli, curiosità, descrizioni, ecco che la formula magica è completa. L’autrice non si limita a descrivere un incantesimo, ne crea la formula magica. Sceglie i nomi dei personaggi in modo che il suono rispecchi il carattere di ognuno. Assegna ad ogni personaggio una bacchetta in base alle qualità e alla data di nascita, prendendo spunto dalla tradizione celtica, che associa un albero ad ogni mese dell’anno. Inventa un vero e proprio elenco di creature fantastiche. Immagina un gioco, il suddetto quiddich, e ne detta le regole. Non si limita a raccontare la storia, la arricchisce di oggetti, personaggi, luoghi, profumi, tutto minuziosamente raccontato per dare corpo ad un mondo di fantasia. Alla Rowling (e al suo staff) va riconosciuto inoltre un altro grande merito, quello di aver saputo costruire una originale e oculata strategia di marketing basata sull’attesa, dosando sapientemente contenuti e materiale da far girare tra l’uscita di un libro e l’altro. Piccoli indizi ‒ a volte anche fuorvianti ‒ sulla trama, sui personaggi, sulle nuove avventure. Niente di urlato, ma diffuso in Rete attraverso un efficientissimo ufficio stampa, che ha inoltre provveduto a confezionare una bella storia, a tratti addirittura commovente, sulla vita dell’autrice. Tutti questi elementi non hanno fatto altro che favorire la creazione di vere e proprie comunità ‒ sia off che online ‒ dedicate a Harry Potter, un tam tam continuo fatto di forum, discussioni, spoiler, parodie.

E, inevitabili corollari al trionfo della Rowling, arrivano anche le critiche e le accuse. È ormai in archivio la denuncia per plagio da parte di Nancy Stouffer, autrice nel 1984 di The legend of the Rah and Muggles, che accusava la rivale di aver copiato l’idea del racconto ed i nomi dei personaggi dal proprio manoscritto: la Stouffer ha perso la causa e ha dovuto risarcire la Rowling con 50.000 dollari. Gruppi religiosi di diverse tradizioni, da quella islamica a quella cattolica, gridano a gran voce che Harry Potter istigherebbe all’occultismo e al satanismo, dando una visione positiva della magia e del soprannaturale. Ed infine, immancabili, le femministe, che incriminano il romanzo di sciovinismo, a causa di una ambientazione patriarcale e maschilista. Chiacchiere e gossip che non fanno altro che amplificare la notorietà dell’autrice e del suo mondo incantato.

LA VITA COMPLICATA DI J.K. ROWLING

TUTTA LA SAGA DI HARRY POTTER



 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER