La gemella perduta di Philip K. Dick

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Il 26 gennaio 1929 Jane K. Dick, una gracile neonata nata prematura poco più di un mese prima, veniva sepolta nel cimitero di Fort Morgan, Colorado. Sulla stele della sua tomba i genitori fecero incidere anche il nome e la data di nascita del fratello gemello a lei sopravvissuto, Philip. La data dopo il trattino fu aggiunta però solo il 2 marzo 1982, quando dopo cinque giorni di coma l’uomo di mezza età che quel neonato era diventato, fiaccato da ripetuti ictus, fu dichiarato morto.




In mezzo a queste due date – che davvero possiamo definire fatidiche – c’è l’esistenza tormentata di uno degli scrittori più importanti, originali e prolifici del ‘900, dal divorzio dei suoi genitori quando lui aveva solo 5 anni al trasferimento a Berkeley, dalla scoperta della musica classica alla passione per le riviste di weird science, dalla psicoanalisi che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita (assieme all’abuso di psicofarmaci) all’incontro con la sua prima moglie Kleo, pasionaria di sinistra braccata dal maccartismo, dall’amicizia con Anthony Boucher al debutto come scrittore, dalle prime ossessioni di vivere una vita parallela alla relazione con la vedova vicina di casa che diventò la sua seconda moglie, dalla scoperta dell’I Ching alla nascita della figlia Laura, dalle notti passate a sfornare romanzi a ritmi infernali grazie alle anfetamine alla scoperta dell’LSD, dall’insorgere di bizzarre paranoie al ricovero in una clinica psichiatrica della moglie (!!) e non di lui, dalla fama al delirio, dalla fuga alla crisi mistica.

Philip K. Dick ha venduto il suo primo racconto nel 1951; nel 1952 il debutto nella Fantascienza, genere di cui è considerato un titano con i suoi circa 40 romanzi e 120 racconti uno più geniale dell’altro (da sue opere sono stati tratti anche decine di film celebri, tutti però rigorosamente postumi). Tra i suoi libri più famosi il malinconico Cronache del dopobomba, la pietra miliare dell’ucronia La svastica sul sole, il profetico Le tre stimmate di Palmer Eldritch, il geniale Ubik e Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, da cui Ridley Scott trasse il capolavoro Blade Runner. Paradossalmente e dolorosamente però lo scrittore tentò (invano) per tutta la vita di costruirsi anche una fama di autore mainstream: i suoi romanzi realisti però non furono mai pubblicati se non postumi, tranne Confessioni di un artista di merda.

Dal febbraio 1974 una serie di visioni mistiche (o allucinazioni, a seconda dei punti di vista) dalla forte impronta gnostica iniziano a tormentare l’esistenza di Philip K. Dick, che si convince di star vivendo due vite parallele su due piani temporali diversi (la sua di scrittore spiantato e quella di un giovane cristiano perseguitato nel primo secolo d. C., Tommaso) sotto l’influenza di una “transcendentally rational mind” alla quale si riferisce prevalentemente ‒ ma non esclusivamente ‒ col nome di Valis, e alla quale dedica anche una trilogia di romanzi e soprattutto un diario di migliaia di pagine che compila per otto anni, fino alla sua morte.

Il 17 febbraio 1982 Dick viene colpito da ripetuti e brutali offuscamenti della vista: il suo medico gli consiglia di recarsi urgentemente in ospedale, ma lui non gli dà retta e perde conoscenza nella sua casa di Santa Ana, in California. La mattina dopo, portato al Pronto Soccorso, viene colpito da altri ictus e muore dopo cinque giorni di coma. Le sue ceneri vengono sepolte accanto alla sorella Jane, a Fort Morgan. La data sulla lapide viene aggiornata.

I LIBRI DI PHILIP K. DICK



 

 

 

 
 
 
 
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