Nenè il Contastorie, in arte Andrea Camilleri

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Di sé e del suo passato ci ha raccontato tanto lui stesso, con la verve che lo ha sempre caratterizzato e l’abilità del contastorie, come amava definirsi. E infatti, fino alla fine, non ha mai smesso di raccontare, fermo nel suo proposito: “Se potessi vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e, alla fine del mio cunto' passare tra il pubblico con la coppola in mano”.



Tra il suo pubblico c’è rimasto davvero fino alla fine, perché stava ultimando le prove e il 15 luglio 2019 sarebbe stato alle Terme di Caracalla con lo spettacolo che racconta la sua Autodifesa di Caino. Appena uscito il suo ultimo libro Il cuoco dell’Alcyon, ennesima indagine del notissimo commissario Salvo Montalbano (qui tutti i libri della serie), il suo personaggio più amato e certamente più conosciuto, che in tv ha preso il volto di Luca Zingaretti, fino a sovrapporlo del tutto al suo corrispettivo letterario che, in realtà, ha in origine delle caratteristiche fisiche diverse, ad esempio, un gran paio di baffi neri. Ha detto una volta Camilleri a questo proposito: “Il mio commissario è meno aitante, meno scattante, ha reazioni diverse, non è così giovane, ma il modo di ragionare è simile. Nella sostanza, il commissario della fiction rispecchia perfettamente il Salvo Montalbano letterario. 'U ciriveddu ci camina’ a tutti e due allo stesso modo”.

Come è noto, il nome Montalbano venne scelto da Camilleri in omaggio allo scrittore spagnolo Manuel Vázquez Montalbán, creatore di un altro famoso investigatore, Pepe Carvalho, entrambi amanti della buona cucina e delle buone letture, accomunati anche dai modi piuttosto sbrigativi e non convenzionali nel risolvere i casi.

Si legge in un documento citato nel romanzo Acqua in bocca, scritto assieme a Carlo Lucarelli, che Montalbano risulta essere nato a Catania il 6 settembre 1950 e comincia il suo apprendistato che lo porta a diventare vicecommissario in un paesino di montagna, Mascalippa, in provincia di Enna. Anche questa parte delle storie di Montalbano ha avuto una fortunata trasposizione per la tv, Il giovane Montalbano, una sorta di prequel della serie originale, per l’interpretazione di Michele Riondino. Poi le storie di trasferiscono a Vigata, cittadina immaginaria in provincia di Montelusa, due nomi di fantasia che nei romanzi letterari corrispondono rispettivamente a Porto Empedocle e Agrigento. Tutti noi abbiamo stampata nella mente e nel cuore l’immagine della casa del commissario a Marinella, affacciata su quel meraviglioso mare nel quale spesso va a rinfrancare corpo e anima; il bed & breakfast che occupa la villetta che compare nella serie tv è ormai meta di turisti per tutto l’anno e preso d’assalto in estate. Montalbano è certamente un commissario sui generis ma abile nello sbrogliare i fili di casi intricati. Il carattere introverso lo porta spesso a condurre le sue indagini da solo e ad assumere bizzarri comportamenti, e tuttavia i rapporti con i suoi collaboratori – personaggi secondari che i lettori hanno imparato ad amare quanto amano lui – sono improntati alla stima e ad un affetto solido. Le sue umane debolezze, come la sua propensione per la buona cucina, soprattutto quella a base di pesce, la pretesa dell'assoluto silenzio durante il pasto, o il fatto di essere meteoropatico sono i tratti più umani che lo hanno reso particolarmente caro ai suoi lettori. Ad oggi de Il commissario Montalbano sono stati girati 34 episodi suddivisi su 13 stagioni ed è la serie più seguita del panorama televisivo italiano. Il primo romanzo poliziesco con il commissario Montalbano è La forma dell'acqua del 1994; da allora ne sono seguiti 27, oltre a diverse raccolte di racconti.

In una conversazione con Francesco Piccolo, Camilleri ha svelato un piccolo segreto, qualcosa che è sotto gli occhi di tutti ma che sicuramente in tanti non hanno notato. “Anche se non pare, sono un uomo estremamente ordinato, mentalmente. Non so se l'hai notato, ma tutti i romanzi di Montalbano si compongono di 180 pagine conteggiate sul mio computer, divise in 18 capitoli di 10 pagine ciascuno. Se il romanzo viene fuori con una pagina in più o in meno, io riscrivo il romanzo, perché vuol dire che c'è qualcosa che non funziona”. Questa esigenza di ordine geometrico-matematico, continua Camilleri, lo costringe come un geometra a fare una sorta di pianta del romanzo che intende scrivere e che pure ha completo nella sua mente. “I vuoti, i pieni, dove c'è la finestra, dove c'è il giardino. Ho bisogno di organizzarmi questo schema, e fino a quando non organizzo questo schema sono incapace di scrivere”. Del resto anche Georges Simenon, il suo maestro, faceva lo stesso e “Quindi vuol dire che non sono solo nelle mie manie, questo mi consola”.

Il filone narrativo del Commissario Montalbano pare avere già una conclusione in quanto nel 2006 Andrea Camilleri ha consegnato all'editore Sellerio l'ultimo libro con il finale della storia, chiedendo che questo venisse pubblicato dopo la sua morte; ha detto in proposito: “Ho scritto la fine dieci anni fa... ho trovato la soluzione che mi piaceva e l'ho scritta di getto, non si sa mai se poi arriva l'Alzheimer. Ecco, temendo l'Alzheimer ho preferito scrivere subito il finale. La cosa che mi fa più sorridere è quando sento che il manoscritto è custodito nella cassaforte dell'editore... È semplicemente conservato in un cassetto”. Talvolta Andrea Camilleri ha dato la sensazione di sentirsi un po’ soffocato dal suo personaggio, diventato nel tempo un po’ ingombrante; poi ha iniziato a sentirlo come un vecchio amico che ha cominciato ad invecchiare con il suo autore, a volte peggiorando le sue idiosincrasie, a volte vittima di qualche crisi di mezz’età che lo ha reso un po’ troppo vulnerabile a giovani grazie femminili, soprattutto negli ultimi romanzi, talvolta, per questo, suscitando persino le proteste di qualche lettrice e qualche lettore.

Ma Andrea Camilleri non è soltanto Montalbano. Anzi. Nasce il 6 settembre del 1925 a Porto Empedocle, e solo dopo una lunga carriera di regista teatrale, sceneggiatore e funzionario RAI, nel 1978 esordisce nella narrativa con Il corso delle cose, scritto dieci anni prima e pubblicato gratuitamente da un editore a pagamento con l'impegno di citare l'editore stesso nei titoli dello sceneggiato TV La mano sugli occhi tratto dal libro, che però non viene distribuito e rimane ignoto al pubblico dei lettori. Nel 1980, pubblica con Garzanti Un filo di fumo, primo di una serie di romanzi ambientati nell'immaginaria cittadina siciliana di Vigata a cavallo fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Grazie a quest'ultima opera Camilleri riceve il suo primo premio letterario a Gela. Nel 1984 pubblica, per Sellerio Editore, La strage dimenticata, senza successo. Nel 1992 riprende a scrivere dopo dodici anni di pausa e pubblica La stagione della caccia e nel 1993 La bolla di componenda, entrambi con Sellerio. La sua fama comincia ad aumentare, anche grazie, nel frattempo, al successo dei romanzi di Montalbano. Titoli come Il birraio di Preston del 1995 (quasi 70.000 copie vendute), La concessione del telefono e La mossa del cavallo (1999) diventano dei successi clamorosi, e la sua fama si diffonde sempre più anche all’estero. Il birraio di Preston viene persino scelto per una sperimentazione in alcuni Licei, che ne sostituiscono la lettura al classico I promessi sposi, fatto che, oltre a suscitare all’epoca le scontate polemiche, ha riscosso anche tanta simpatia e apprezzamento, in particolar modo dai più giovani.

Forse non tutti sanno che prima di dedicarsi interamente al teatro, Camilleri si è cimentato con la poesia, studiandone con scrupolo struttura e lingua, apprezzato addirittura da Giuseppe Ungaretti e Salvatore Quasimodo. Eppure, come invece è noto a tutti, la peculiarità della sua scrittura è diventata nel tempo un particolare commistione di italiano e siciliano, che ha avuto come esito una lingua artificiale, particolarissima e assai riconoscibile. Pare sia nato tutto da quando, assistendo in ospedale suo padre morente, Camilleri volle raccontargli una storia che avrebbe voluto pubblicare ma che non era capace di comporre in italiano: fu suo padre a suggerirgli di scriverla come gliel'aveva raccontata. Tuttavia era necessario un linguaggio equilibrato dove i termini dialettali avessero la stessa risonanza e importanza di quelli italiani. “Non si tratta di incastonare parole in dialetto all'interno di frasi strutturalmente italiane, quanto piuttosto di seguire il flusso di un suono, componendo una sorta di partitura che invece delle note adopera il suono delle parole. Per arrivare ad un impasto unico, dove non si riconosce più il lavoro strutturale che c'è dietro. Il risultato deve avere la consistenza della farina lievitata e pronta a diventare pane”.

Questa strana lingua diventa il cuore pulsante anche delle meravigliose storie che Andrea Camilleri fa nascere attorno a piccoli fatti scovati su antiche cronache locali, a suggestioni suscitate da una notizia vaga letta da qualche parte, a ricordi o episodi reali legati alla giovinezza. Nascono così La presa di Macallè, La scomparsa di Patò, La targa, La banda Sacco, La rivoluzione della Luna, Le pecore e il pastore, La moneta di Akragas e tanti altri tra i quali è davvero difficile scegliere quello più divertente e ad un tempo interessante, quasi tutti rimasti alti a lungo nelle classifiche di vendita. Sono i cosiddetti romanzi “storici”, a cui il Maestro si è detto sempre particolarmente affezionato. Altri libri li ha scritti seguendo esclusivamente curiosità personali, come ci ha raccontato tempo fa in una bellissima intervista, in occasione dell’uscita del particolarissimo Il diavolo.

Nella nota finale del suo centesimo libro, L’altro capo del filo, pubblicato nel maggio 2016, Camilleri dichiara che questo è “un Montalbano scritto nella sopravvenuta cecità”. A 91 anni infatti il Maestro, ormai cieco, ha dovuto cominciare a dettare i suoi romanzi alla sua assistente Valentina Alferj, “l'unica che sia in grado di scrivere in vigatese”. Non si è risparmiato fino alla fine, il Grande Vecchio, né riguardo il lavoro, né riguardo la scrittura e neppure con i commenti caustici rivolti al panorama sociale e politico – questi ultimi sparsi qua e là anche in tutti suoi libri, compresi quelli dedicati a Montalbano, come ben sanno tutti suoi lettori.

Il Teatro – da buon siciliano, diremmo quasi – è stato però il suo grande amore, l’amore vero di tutta una vita (oltre alla cara moglie Rosetta Dello Siesto, “la spina dorsale della mia esistenza”, con cui è stato sposato dal 1947, e alle figlie Mariolina, Andreina ed Elisabetta). Può considerarsi una grande prova d’attore, oltre che ovviamente d’autore, il monologo Conversazione su Tiresia andato in scena al Teatro Greco di Siracusa l’11 giugno 2018, in cui ripercorre la vita dell'indovino cieco collegandola alla sua sopravvenuta cecità. Nonostante l’età avanzata e le difficoltà, in questa occasione il Maestro è stato lo splendido affabulatore di sempre e ha conquistato il pubblico presente (4mila spettatori) e anche quello televisivo, quando lo spettacolo è stato trasmesso su Rai1 qualche mese dopo.

Pensavamo tutti (lo speravamo, anzi, contro ogni ferrea e logica realtà), perciò, non dovesse mai arrivare il momento di congedarci dal Maestro. Invece, indebolito probabilmente oltre che dall’età anche dall’operazione per una rottura del femore, avvenuta dopo una brutta caduta in casa, il 17 giugno 2019 Camilleri è stato ricoverato in gravissime condizioni presso l’ospedale Santo Spirito di Roma in seguito ad un arresto cardiocircolatorio. Dopo un mese esatto trascorso senza riprendere conoscenza, il grande scrittore si è spento il 17 luglio circondato dall’affetto dei suoi cari e del pubblico sterminato dei suoi lettori.



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