Philip José Farmer: love is an alien thing

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Philip José Farmer è nato il 25 gennaio 1918 a North Terre Haute, stato dell’Indiana, da una famiglia benestante nella quale scorreva sangue inglese, olandese, irlandese, scozzese, tedesco e cherokee: il secondo nome José è un omaggio alla nonna materna Jose. L’infanzia è regolata da un oppressivo puritanesimo dal quale il piccolo Philip José cerca di sfuggire rifugiandosi nella lettura di romanzi di fantascienza e d’avventura. Nel 1937 si iscrive all’University of Missouri alla facoltà di Giornalismo, ma la bancarotta dell’azienda del padre lo costringe a lasciare gli studi. Per due anni lavora come operaio in una centrale elettrica per contribuire ad estinguere i debiti di famiglia e poter tornare all’università, finché nel 1939 si iscrive a Letteratura inglese al Bradley Polytechnical Institute di Peoria.




Nel 1940 incontra Elizabeth Virginia Andre, che sposerà l’anno dopo. Proprio nel 1941 entra anche nell’Air Force ma dopo Pearl Harbor ‒ per niente intenzionato a farsi impallinare da nazisti o giapponesi ‒ chiede il congedo e torna a casa dalla mogliettina, a Peoria. Nel 1942 nasce il primo figlio Philip Laird e nel 1945 la secondogenita Kristen. Nel 1946 riesce a pubblicare il suo primo racconto, una storia di guerra, sulla rivista pulp “Adventure”, e nel 1951 esordisce nella fantascienza (dalla quale per tutta la vita non si staccherà mai nonostante qualche incursione in altri generi) con Gli amanti di Siddo, che le riviste “Astounding Science Fiction” e “Galaxy” rifiutano di pubblicare a causa del tema scabroso (l’amore anche sessuale tra un uomo e un’aliena) e invece “Startling Stories” pubblica, azzeccando il caso letterario dell’anno, che frutterà a Farmer nel 1953 il prestigioso Premio Hugo come giovane scrittore più promettente.

Ormai buttatosi anima e corpo nella scrittura, Philip José Farmer però fatica a uguagliare il successo del suo racconto-boom e ben presto precipita in una grave crisi economica e si vede costretto a riporre i sogni di gloria e a cercarsi un lavoro “vero”. Cambia residenza (Syracuse nello stato di New York nel 1956, Scottsdale in Arizona nel 1958) e lavoro più volte (facendo in genere lo scrittore tecnico per ditte di elettronica), ma comunque a tempo perso continua a pubblicare racconti sulle riviste di settore. È ancora il sesso però a decretare il successo come scrittore di Farmer, quando pubblica il romanzo Il figlio del Sole, pesantemente sforbiciato dalla censura dell’epoca. Dal 1964 riesce finalmente a mantenersi solo con la scrittura: quattro anni dopo arriva ancora l’ambitissimo Premio Hugo per il racconto Il salario purpureo, e molti altri riconoscimenti seguiranno negli anni per una produzione immensa e variegata, in parte ancora inedita in Italia. Tra le sue opere più famose il Ciclo del Mondo del Fiume (il cui primo capitolo, Il fiume della vita, vince il Premio Hugo nel 1972) e il Ciclo dei Fabbricanti di universi. Philip José Farmer muore a 91 anni spirando nel sonno la mattina del 25 febbraio 2009.

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