Stephen Hawking: la tenue luminosità dei buchi neri

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Tra le austere mura gotiche dell’abbazia di Westminster, a Londra, sono sepolti molti dei sovrani e dei nobili inglesi, ma soprattutto ‒ in una sorta di versione d’oltremanica della nostra chiesa di Santa Croce ‒ le personalità dell’arte, della scienza, della letteratura che hanno dato lustro alla Gran Bretagna. Nei pressi del monumentale sepolcro di Sir Isaac Newton, padre della legge di gravitazione universale, una lastra per terra reca l’immagine stilizzata di un buco nero ed una equazione dotata di una intrinseca eleganza che mette in relazione le tre costanti fondamentali della natura, ovvero la velocità della luce, la costante di gravitazione di Newton e la costante di Planck, e non solo “rivela che esiste una relazione profonda e precedentemente insospettata tra la gravità e la termodinamica, la scienza del calore”, ma anche che “la radiazione emessa da un buco nero trasferirà energia, e quindi il buco nero perderà massa e si contrarrà” fino probabilmente a scomparire: è uno dei primi tentativi di unire leggi ritenute inconciliabili, la relatività e la meccanica quantistica, che dimostra come questi corpi celesti misteriosi emettano una radiazione che, in fin dei conti, non li rende poi così scuri come credevamo: si chiama radiazione di Hawking, e, come recita l’iscrizione, sotto quella lastra giacciono i resti mortali del più celebre astrofisico contemporaneo.




Stephen William Hawking nasce l’8 gennaio 1942, “esattamente trecento anni dopo la morte di Galileo”, come scrive nella sua autobiografia Breve storia della mia vita. Frank, medico, e Isobel, studentessa di filosofia, politica ed economia, suoi genitori, scelgono Oxford per dare alla luce il loro primogenito per via del tacito accordo tra inglesi e tedeschi di evitare di distruggere i rispettivi principali centri di cultura universitaria (Oxford e Cambridge in Inghilterra, Heidelberg e Gottinga in Germania). Il suo percorso scolastico non è brillante, ed in parte, almeno inizialmente, osteggiato dal padre che avrebbe preferito vederlo seguirne le orme in campo medico; nonostante anni di studi incostanti, si laurea in Fisica a pieni voti a Oxford, e successivamente entra a Cambridge come ricercatore, affascinato dal grande dilemma della cosmologia negli anni sessanta, il possibile inizio dell’universo: assieme a Roger Penrose ‒ che aveva compiuto studi sul destino delle stelle morenti, giungendo alla conclusione che il collasso gravitazionale di un astro che esaurisce il suo combustibile genera una singolarità, un buco nero ‒, dimostra negli anni ‘70 con il cosiddetto “teorema di Hawking-Penrose” che una delle conseguenze della teoria della relatività è che l’universo non è caratterizzato da uno stato stazionario, non è sempre esistito, ma ha avuto inizio da un’altra singolarità: il big bang.

La diagnosi della malattia neurodegenerativa - una rara forma simile alla sclerosi laterale amiotrofica (SLA) a decorso più lento ma altrettanto inesorabile ‒ che lo priva progressivamente di ogni possibilità di movimento, gli viene posta all’età di ventuno anni, con la prospettiva di una esistenza breve e di una morte atroce. “Sebbene sul mio futuro incombesse una nube, scoprii con sorpresa che mi stavo godendo la vita. A fare realmente la differenza era il fatto che mi ero fidanzato con una ragazza di nome Jane Wilde, che avevo conosciuto più o meno quando mi era stata diagnosticata la SLA. Ciò mi dava qualcosa per cui vivere”: poco dopo aver scoperto di essere malato, Stephen sposa Jane; il matrimonio, da cui nascono tre figli, resiste alle prove legate all’incedere della patologia e alla totale dedizione dello scienziato agli studi per venticinque anni; dopo la separazione da Jane, sposa Elaine Mason, una delle sue infermiere personali, da cui divorzia nel 2007: le vicende sono narrate in Verso l’infinito, il libro biografico scritto da Jane Wilde da cui è stato tratto The theory of everything ‒ La teoria del tutto, film che è valso il Premio Oscar come miglior attore a Eddie Redmayne per la sua magistrale interpretazione nei panni dell’astrofisico. La tracheotomia a cui viene sottoposto nel 1985, quando contrae una polmonite che lo porta in fin di vita, compromette definitivamente la sua capacità fonatoria: è l’ingegnere informatico David Mason a dotare la sua sedia di un computer portatile e ad adattare il sintetizzatore vocale che gli permette di comunicare utilizzando parole che sceglie tramite un complesso sistema di riconoscimento facciale che traduce i movimenti minimi della bocca, della guancia, delle dita, e nell’ultimo periodo, degli occhi, permettendogli di scrivere libri e articoli scientifici, tenere conferenze, inaugurare i giochi paralimpici di Londra 2012 e partecipare a trasmissioni e serie TV sino quasi alla fine dei suoi giorni.

La carriera di divulgatore di Stephen Hawking inizia con una scommessa: pubblicare un saggio che trasmettesse l’entusiasmo per i progressi fatti nella direzione della comprensione delle leggi che governano l’universo, da poter vendere “nelle librerie degli aeroporti”: nonostante le perplessità del suo agente vede la luce A Brief History of Time: From the Big Bang to Black Holes (in italiano Dal big bang ai buchi neri - Una breve storia del tempo), che si afferma in breve come bestseller. A trent’anni dalla pubblicazione il libro è stato tradotto in circa 40 lingue ed ha venduto in tutto il mondo circa dieci milioni di copie, seguito da diversi altri volumi, tutti caratterizzati dall’amalgama peculiare di capacità di tradurre visioni cosmologiche e della materia anche molto complesse in un linguaggio ed esempi accessibili, con rigore scientifico ed ironia in grado di affascinare anche i lettori con poca dimestichezza con equazioni e teorie non immediatamente intuitive. Le sue partecipazioni a serie TV come Star Trek - The Next Generation (in cui prende parte ad una memorabile partita a poker con l’ufficiale scientifico Data, Sir Isaac Newton e Albert Einstein), The Big Bang Theory, I Simpson e Futurama rendono la sua immagine riconoscibile da milioni di persone. La sua voce sintetizzata, già utilizzata in uno spot televisivo per una compagnia telefonica, apre Keep Talking, canzone contenuta nel penultimo album studio dei Pink Floyd, The Division Bell: l’omaggio viene perpetuato nel 2014 in Talkin’ Hawkin’, brano inserito nell’album conclusivo della discografia pinkfloydiana, The endless river; ma è nella sua interpretazione della Galaxy Song del gruppo umoristico inglese dei Monty Python che il suo innato umorismo emerge prepotentemente (per i curiosi: buon divertimento!).

Muore il 14 marzo 2018, dopo una esistenza gratificata dal successo nel lavoro, contrassegnata da due matrimoni, tre figli, numerosi viaggi (tra cui quelli a bordo di un sottomarino, su una mongolfiera, su un volo a gravità zero e con in tasca la prenotazione di uno dei futuri voli nello spazio programmati dalla Virgin Galactic), incontri con le menti più eccelse e le personalità di maggior rilievo della scena mondiale, senza rinunciare a divertimento e goliardia, insignito di importanti riconoscimenti come il Premio Wolf per la fisica nel 1988 (assieme a Roger Penrose, per lo sviluppo della teoria della relatività ed il contributo sulla fisica dei buchi neri e sull’origine dell’universo) ed esser stato titolare fino al 2009 della Cattedra lucasiana di Matematica a Cambridge - già occupata da predecessori illustri come Sir Isaac Newton e Paul Dirac-, e membro della Pontificia Accademia delle Scienze nonostante il dichiarato ateismo; gli è sfuggito l’ambito premio Nobel per la fisica: la radiazione di Hawking emessa dai buchi neri sarebbe di pochissimo superiore alla temperatura dello zero assoluto, e probabilmente trascorrerà molto tempo prima che la nostra tecnologia si evolva al punto da poterla rilevare. “E’ stato bellissimo essere vivo e fare ricerca [...] sono felice se ho contribuito ad accrescere un poco la nostra comprensione dell’universo”, ha scritto al termine della sua biografia; noi crediamo in realtà che il suo contributo sia stato ancora più importante: figura in grado di ispirare e coinvolgere, ci ha mostrato come il pensiero umano possa letteralmente non avere confini e come si possano raggiungere le più elevate vette della speculazione ed eseguire le analisi più rigorose fondandole sulla curiosità, sullo stupore e sulla sincera meraviglia per quanto ci circonda.

“I buchi neri non sono poi così neri come li dipingono. […] Le cose possono uscire da un buco nero, sia in questo universo, sia - magari - in un altro. Così, se vi sentite in un buco nero, non arrendetevi! C’è sempre una via d’uscita!”.

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