Tutti i libri sulla Rivoluzione d’ottobre: anzi, di novembre

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9 aprile 1917. L’attivista politico russo Vladimir Il’ic Ul’janov, noto nell’ambiente rivoluzionario internazionale come Lenin e leader carismatico dei cosiddetti “bolscevichi”, parte da Zurigo, dove è in esilio da anni, a bordo di un treno e dopo un estenuante viaggio di quasi 3500 km attraverso Germania, Svezia e Lapponia giunge a Pietrogrado il 3 aprile 1917 secondo il calendario giuliano, indietro di tredici giorni rispetto a quello europeo e americano, accolto da un tripudio di bandiere rosse e da una folla festante. Come è nato ed è andato quel viaggio ce lo racconta la storica britannica Catherine Merridale in un monumentale, elegante saggio intitolato Lenin sul treno.




Fra la metà di settembre e la metà di ottobre del 1917, Lenin riesce a convincere i compagni di partito della necessità di tentare la presa del potere prima possibile. Il controllo della guarnigione di Pietrogrado e dei marinai della flotta del Baltico, ormai in mano ai bolscevichi, è largamente sufficiente per rovesciare con uno sforzo relativamente modesto il governo provvisorio. Tra il 24 e il 25 ottobre del calendario giuliano (6 e 7 novembre per l’Europa occidentale) i militari bolscevichi occupano i punti nevralgici della capitale e il Palazzo d’Inverno senza incontrare quasi resistenza. Kerenskij fugge dalla città a bordo di un’automobile messagli a disposizione dall’ambasciata americana. In quelle stesse ore Lenin annuncia la presa del potere al Secondo Congresso dei Soviet, annunciando i primi provvedimenti, come il trasferimento del potere ai soviet, la pace con la Germania e la distribuzione della terra ai contadini. Il nuovo governo controlla i due centri principali, anche se la diffusione della rivoluzione negli altri territori, in gran parte contadini, richiederà un tempo molto più lungo e un vasto spargimento di sangue. Ne La guardia bianca per esempio l’occhio attento e indagatore di Michail Bulgakov ci permette di andare più a fondo nei fatti storici che hanno messo in ginocchio l’Ucraina negli anni tra il 1916 e il 1919.

Sono naturalmente innumerevoli i libri che raccontano l’evoluzione convulsa della cosiddetta Rivoluzione d’Ottobre (che è in realtà Rivoluzione di Novembre). Il più celebre è senza dubbio I dieci giorni che sconvolsero il mondo, del giornalista americano John Reed. Arrivato a Pietrogrado assieme alla moglie Louise Bryant poche settimane prima della Rivoluzione d’Ottobre del 1917 per conto della rivista politica “The Masses”, John Reed è testimone di eventi che davvero – come recita l’efficacissimo titolo del suo reportage – stanno cambiando il mondo per sempre. Nel libro, scritto nel 1919 in dieci giorni e dieci notti di barba lunga e caffè forte, la cronaca degli eventi procede con tale intensità da sembrare fiction: il racconto è continuamente intervallato da brani di discorsi, citazioni da articoli giornalistici, interviste ai protagonisti e questa pluralità di voci che si accavallano rende alla perfezione il clima convulso dell’autunno 1917, il procedere caotico e incontrollato della rivoluzione. Victor Serge, al secolo Viktor L’vovič Kibal’čič, rivoluzionario e intellettuale russo, ebbe un ruolo importante nel quadro politico della prima Unione Sovietica. Nel suo imperdibile Da Lenin a Stalin riepiloga in sintesi le tappe della conquista del potere da parte dei bolscevichi e le difficoltà dei primi anni di governo, fino al “tradimento” della rivoluzione secondo lui perpetrato da Stalin. Si tratta di una testimonianza preziosa perché contemporanea ai fatti, viva come una cronaca giornalistica, fremente di rabbia.

Ma chi era davvero e cosa pensava Vladimir Il’ic Ul’janov detto Lenin? Per capirlo abbiamo a disposizione molte biografie, alcune eccellenti altre meno. Per approfondire la sua filosofia politica invece meglio affidarsi direttamente alla sua voce, senza intermediari. Ne Il libretto rosso di Lenin, attraverso una serie di scritti e discorsi, il curatore Yari Selvetella ripercorre pressoché tutta la produzione teorica del padre dell’Unione Sovietica. Qual è la lezione di Lenin per la disastrata sinistra di oggi? L’eretico filosofo sloveno Slavoj Žižek, oggi Direttore del Birkbeck Institute for the Humanities della London University ma in passato docente e ricercatore nelle principali istituzioni accademiche del mondo, presenta nel suo Lenin oggi una scelta di testi scritti del rivoluzionario russo negli ultimi anni di vita, quando era al governo dell’URSS già da un po’. Non troviamo nelle sue parole quindi slanci utopistici e intenti meramente demolitòri tesi a sollevare le masse contro un regime oppressivo: troviamo invece le riflessioni amare ma lucidissime di chi è arrivato al potere come campione del proletariato e si trova a gestire masse immense di contadini e operai affamati in un Paese ancora stremato dalla Grande Guerra e dalla guerra civile. E cerca di alzare la posta, di alzare il livello dello scontro, di portare a compimento davvero i suoi ideali rivoluzionari.

Teoria a parte, la parabola della Rivoluzione d’Ottobre non è certo stata sempre lineare e priva di ombre (vedi ad esempio l’infame, drammatico fato dei marinai della guarnigione di Kronštadt, mirabilmente narrato da Israel Getzler nel suo L’epopea di Kronštadt): a sottolinearlo ci sono diversi saggi, tra tutti segnaliamo I tre perché della Rivoluzione russa di Richard Pipes, da apprezzare soprattutto per il suo anticonformismo.



 

 
 
 
 
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