Un caffè con... Adelio Reghezza

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Adelio Reghezza ha abbandonato il Ponente ligure per trasferirsi a Milano e iniziare la sua avventura nel mondo dell’editoria. Dopo una serie di peripezie si è fermato a L’ippocampo, dove dal 2016 ricopre il ruolo di ufficio stampa. Del suo ruolo di comunicatore ama dire: “Il mio lavoro? Permettere ai libri di raccontare loro stessi attraverso i mezzi della comunicazione, tradizionale e digitale. Impiego il mio tempo a tessere legami tra e con le persone allo scopo di alimentare il dialogo intorno al libro”.




Qual è il peggiore errore che un addetto stampa può fare durante il lancio di un libro?
Dire “non ci avevo pensato”! Questo è il tipico tranello in cui cascano in molti. Un ufficio stampa dovrebbe teoricamente pensare a qualsiasi tipologia di esito: quando si invita un autore, quando si invia una mail, quando si telefona a qualcuno per la prima volta. Occorre avere una risposta sempre pronta per non farsi cogliere impreparati. Mi rendo conto che non sia possibile prevedere proprio tutto tutto ma una buona dose di improvvisazione può salvare la situazione in molti casi!

Se potessi invitare a cena un personaggio letterario, quale sceglieresti? E cosa gli/le cucineresti?
I personaggi dei libri che leggo, pensandoci bene, sono quasi tutti dei solitari, o muoiono, chissà perché. Invitarli a cena potrebbe mettere a disagio me e loro! Tuttavia non rinuncerei a una cena di pesce in compagnia della gente del Nord, come quelle descritte magnificamente nei libri di Iperborea: alle Lofoten, ad esempio! Ho scoperto tra l’altro un legame antico ‒ proprio leggendo l’estate scorsa Il libro del mare di Morten A. Strøksnes (Iperborea) ‒ tra alcune zone della Norvegia e la mia terra d’origine, la Liguria. Un legame fatto di antichi scambi commerciali che credevo impossibili. Dal lato mio potrei proporre la mia cucina un po’ mista, frutto di viaggi più o meno esotici e di ricettari che ho collezionato nel tempo, ma di cui nessuno si è ancora mai lamentato. Sareste tutti naturalmente invitati al banchetto!

3 qualità irrinunciabili che un buon addetto stampa non può non avere?
Sono piuttosto certo che la pazienza e l’ampiezza di vedute siano le basi su cui edificare tutto il resto. Senza essere empatici è difficile instaurare un rapporto, vale a dire ciò di cui chi fa pubbliche relazioni vive. L’ultima irrinunciabile caratteristica credo sia l’accuratezza, ovvero la capacità di comprendere ogni volta come far arrivare intatto un messaggio al destinatario più adatto a riceverlo. È un po’ un “telefono senza fili” il nostro lavoro, se si sbaglia si rischia di tradire il significato di un libro, o la reputazione di un autore.

Che differenza c’è a promuovere un libro di illustrazione, fotografia o magari gastronomia rispetto ad un romanzo?
Mi sono misurato senza dubbio di più con i libri illustrati, e mi sento in qualche “specializzato”. La prima cosa che mi viene in mente è la maggiore “libertà” della narrativa rispetto al libro di illustrazione. Quest’ultimo infatti porta con sé alcune inevitabili zavorre: a cominciare dal peso in grammi (a volte in kg!), il costo di stampa, il prezzo al pubblico, il fatto che di norma è raro che vi sia un solo autore (il che non fa che incidere sulle royalty) e spesso anche il minor spazio dove diffonderlo (ci sono rubriche di libri che non riconoscono il valore di alcuni libri illustrati). Sembrerebbe persistere un pregiudizio di fondo costituito dal fatto che, seppure nel 2019, si distingue il “guardare le figure” dalla lettura “vera e propria”, spesso anche sotto forma di retaggio involontario. Uno stigma che settori come quello del fumetto conoscono bene. La distinzione tra alto e basso non fa che impoverire la creatività e nuocere all’arricchimento del lettore.

Lo scrittore con cui ti piacerebbe lavorare più di tutti?
La domanda è piuttosto insidiosa, devo ammettere. Ci sono “miei autori” con cui continuerei a lavorare sempre e che hanno finito per diventare amici, o colleghi. In ogni caso, non mi dispiacerebbe affatto lanciarmi in una nuova avventura. Giorgio Biferali, sei all’ascolto?



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