Un caffè con... Giorgio Pozzi

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Giorgio Pozzi da oltre un ventennio è a capo della Fernandel, nata nel 1994 come rivista letteraria e dal ‘97 trasformatasi in casa editrice. Tanti i talenti lanciati in questi anni, da Paolo Nori a Gianluca Morozzi, da Grazia Verasani a Piersandro Pallavicini.




Uno scrittore del passato a cui pagheresti il caffè e uno da cui te lo faresti pagare?
Vivo e lavoro nella città in cui Dante Alighieri morì esule, quindi se avessi l’occasione di trovarmi in una situazione tipo “Ritorno al futuro” gli offrirei volentieri qualcosa, e magari ne approfitterei per sbirciare il suo lavoro.

Tre qualità irrinunciabili che un buon editore non può non avere.
La prima qualità è il “fiuto”, cioè la capacità di percepire le potenzialità di un testo non ancora pubblicato, per sua natura imperfetto come sono la maggior parte dei testi inviati a un editore. Un’altra qualità importante è quella di essere umili, evitando di sostituirsi all'autore nell'ideazione della trama o nella scrittura del testo stesso. Una terza qualità infine è quella di saper sopportare la mancanza di gratitudine di certi scrittori, secondo i quali se un libro va bene è merito loro, se va male è colpa tua...

Uno scrittore che ti sei pentito di non aver pubblicato?
Mi hanno fatto spesso questa domanda, ma io non ho rimpianti per ciò che avrei potuto fare e non ho fatto. Ci sono stati libri che ho deciso di non pubblicare e che con altri editori hanno venduto bene, ma non è detto che se li avessi pubblicati io avrebbero ottenuto gli stessi risultati.

Ebook o cartaceo: da che parte stai?
Ovviamente sto dalla parte della scrittura, credo che lo strumento con il quale si legge sia secondario. Mettendola su un piano personale, dato che passo molto tempo davanti a uno schermo, se voglio leggere qualcosa di già edito preferisco un libro.

Ti colpisce di più una scrittura brillante o una storia originale?
L’ideale sarebbe poter leggere una storia originale raccontata con una scrittura brillante. A volte però si incontrano scritture brillanti in grado di sostenere un intero romanzo costruito su una trama povera o quasi inesistente. Sono comunque in grado di apprezzare anche l’esatto contrario, storie originali che costringono il lettore ad andare avanti con una scrittura “di servizio”, per nulla ricercata.

Tre errori che un aspirante scrittore non deve commettere?
L’errore più grande che può commettere l’aspirante scrittore è quello di chiudersi nella classica torre d’avorio dove esiste solo lui e la sua opera. Evitare o rinunciare al confronto è l’errore più grande, così come non leggere i libri degli altri. Un altro errore molto comune è quello di fondare il proprio immaginario su quello televisivo, magari nella speranza che dal proprio libro (che non è ancora stato pubblicato, ma questo è solo un dettaglio) possa essere tratta una fiction o una serie televisiva, magari un film. Inseguire il successo scrivendo testi che assomigliano a libri che hanno venduto molto, questo è un errore molto comune. Da cui discende il terzo consiglio, quello di non avere fretta.



 

 

 
 
 
 
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