Un caffè con... Giulio Passerini

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Dal 2011 lavora nell’ufficio stampa delle Edizioni E/O, di cui cura anche la collana degli Intramontabili. Si è molto divertito a pubblicare Nemici di penna, un libro sugli scrittori che litigano, e a curarne altri due. Ha scritto un po’ in giro e tenuto corsi e lezioni sulla comunicazione per università e scuole di scrittura. Ha una grande passione per le copertine, ma soprattutto è un feticista di Horcynus Orca.




Qual è il peggiore errore che un addetto stampa può fare durante il lancio di un libro?
Probabilmente proporre a un giornalista di intervistare un autore morto, cosa che ovviamente ho fatto. A mia discolpa posso dire che nella biografia dell’autore non c’erano date di nascita o di morte, ma solo una scritta piccola piccola che diceva che un certo premio gli era stato assegnato postumo. Come ho risolto? Appena ho scoperto che l’autore era morto (e fra l’altro da un bel pezzo) ho scritto al giornalista dicendogli che, se voleva, l’intervista potevamo farla lo stesso, ma era meglio se si portava una pala. A parte casi estremi come questo, un errore a cui si è più esposti ma ugualmente grave è quello di non comprendere a fondo il libro che si sta lanciando. Il rischio è più alto nei momenti di maggiore concitazione, quando magari escono contemporaneamente molti titoli e tu non riesci a leggerli tutti. In casi come questi magari di quel certo libro ne parli con l’editor o ti affidi alla scheda del traduttore. Ne leggi quanto puoi per capire di che si tratta, poi incroci le dita e vai. Magari mesi dopo lo riprendi in mano in un momento più tranquillo e lo finisci, e allora ti accorgi di tutte le potenzialità non sfruttate che ti sei trovato fra le mani. Può essere un momento molto doloroso, ma per fortuna mi è capitato di viverlo solo una o due volte.

Se potessi vivere la vita di un personaggio letterario, quale sceglieresti?
Nessun dubbio: vorrei essere il conte di Montecristo, Edmond Dantès. Gentiluomo, mecenate e angelo vendicatore. Soprattutto angelo vendicatore.

3 qualità irrinunciabili che un buon addetto stampa non può non avere?
Ti dico tre “D”: Determinazione, Diplomazia e Distinzione. Determinazione, perché vendere gelati (notizie) agli eschimesi (i giornalisti) non è facile. Diplomazia, perché non c’è rapporto interpersonale che non si basi sulla capacità di trovare un punto d’incontro. Distinzione, perché ci vuole stile per dire molto con poco.

Lo scrittore più simpatico con cui hai lavorato?
Qui ti dico un’altra “D”: Discrezione, un’altra dote fondamentale di un buon ufficio stampa.

Lo scrittore con cui ti piacerebbe lavorare più di tutti?
Ecco, da questo punto di vista sono stato molto fortunato perché se non ci lavorassi già ti direi Elena Ferrante. Lavorare sui suoi libri è semplicemente straordinario. Non è mai successo niente di simile nell’editoria italiana, e potersi trovare al centro di tutto questo è un vero privilegio.




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