Un caffè con... Luca Baldazzi

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Luca Baldazzi cura l’ufficio stampa della casa editrice Coconino Press, specializzata in romanzi a fumetti di autori nazionali e internazionali. Comincia la sua carriera da giornalista alla “Gazzetta di Mantova”, poi all’agenzia di stampa Redattore Sociale e nella redazione di Bologna de “L’Unità”. Libri e fumetti sono una sua passione da sempre. Circa otto anni fa, dopo un incontro con i fondatori Igort, Carlo e Paola Barbieri, accetta molto volentieri di “saltare il fosso” e lavorare per una casa editrice di fumetti che ha sempre amato: la Coconino Press, appunto. Collabora con l’Accademia di Belle Arti di Bologna e ha curato una mostra e un libro su Magnus, che considera uno dei più grandi narratori a fumetti di sempre.




La vita di un addetto stampa è sempre di corsa? A me sembri incline allo zen e alla concentrazione…
C’è un tempo per correre (soprattutto durante fiere e festival!) e un tempo per riflettere… se non ti prendi il tempo di leggere con attenzione i libri che promuovi, di individuarne i punti di forza e di discuterne con gli autori, difficilmente poi farai un buon lavoro.

Qual è il peggiore errore che un addetto stampa può fare durante il lancio di un libro?
Il primo errore è appunto la superficialità: solo se conosci a fondo il libro puoi proporlo ai destinatari e ai canali più giusti per valorizzarlo. Un altro è sbagliare i tempi del lancio (ma questo, a volte, non dipende solo dall’addetto stampa). Poi, a mio parere, è un errore anche essere troppo insistenti e prolissi. Inutile bombardare di telefonate e mail a raffica colleghi giornalisti che sono già sommersi da messaggi di ogni tipo. Meglio una comunicazione concisa. Se dall’altra parte c’è davvero un interesse, se si entra in sintonia, ti richiameranno e ci sarà modo di approfondire il discorso (o almeno, qualche volta funziona).

3 qualità irrinunciabili che un buon addetto stampa non può non avere?
Un’ampia agenda di contatti. Correttezza nei rapporti. Credibilità e passione, ma anche pazienza e un pizzico di fatalismo (vedi sopra). Saper pianificare, e nel caso cambiare strategie in fretta. Mi sa che ne ho dette più di tre…

Che differenza c’è fra promuovere un libro e un libro a fumetti, che ha un’anima scritta e una illustrata?
Si tratta sempre di far conoscere belle storie. Però il fumetto è un linguaggio narrativo ricchissimo che sta uscendo dalla fase dell’infanzia, e oggi gode di un’attenzione mediatica mai vista in passato. Anche il suo pubblico è cresciuto. Si è capito che può raccontare ogni tipo di storia, per tutte le età. Avere a disposizione le immagini è un’arma in più: a volte i disegni seducono e piace, ad esempio, l’immediatezza delle photogallery sul web. Mi sembra anche che i volumi a fumetti nelle librerie “resistano” più a lungo di molti romanzi scritti: è un vantaggio, perché possiamo lavorare su una promozione a più ampio respiro, senza il timore di sparire dagli scaffali dopo una settimana dall’uscita. Insomma il fumetto, in un mercato editoriale che resta difficile, sta crescendo e si difende bene.

Hai la bacchetta magica per un giorno: cosa fai per l’editoria italiana?
L’editoria è fatta di persone. Avessi la bacchetta magica, offrirei più risorse, stabilità di contratti e robuste dosi di autostima a tanti (giovani, soprattutto) che fanno con competenza “il lavoro culturale”, così prezioso e oggi così spesso sottovalutato e maltrattato. Non solo in editoria, ma nel giornalismo, nella scuola…

Se potessi vivere la vita di un personaggio letterario, quale sceglieresti?
Ti dico due personaggi che amo molto. Michael Kohlhaas di Heinrich von Kleist, il ribelle all’autorità in nome di un’aspirazione assoluta (e pericolosa) alla giustizia. E poi Marcovaldo di Italo Calvino, per il suo essere sognatore un po’ indifeso, sempre fuori luogo, ma in fondo indistruttibile.



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