Un caffè con... Marco Scognamiglio

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Nato nel 1979, laureato in Letteratura russa, Marco Scognamiglio lavora nel mondo dell’editoria dal 2007, prima per le edizioni Nottetempo, poi per 66thand2nd. Ha collaborato con “Il Venerdì di Repubblica”, “pagina 99”, “Il manifesto” e “Left”, occupandosi di cinema. È consulente delle Giornate degli autori (rassegna autonoma all’interno del Festival di Venezia) per il cinema asiatico.




Qual è il peggiore errore che un addetto stampa può fare durante il lancio di un libro?
Quello dei rapporti con la stampa è un lavoro molto delicato, in cui è importante saper valutare la portata del libro che si deve lanciare, e conoscere il più possibile i gusti letterari dell’interlocutore (testata o singolo giornalista) a cui si vuole proporre in lettura quel libro. Direi quindi che gli errori principali derivano dal non aver messo bene a fuoco questi due elementi. Non ci sono molte regole scritte, ma per non sbagliare meglio decidere una singola testata con cui lanciare il libro. Se poi il libro è veramente interessante arriveranno anche le altre. Giocare su più tavoli contemporaneamente può essere rischioso perché fra le diverse testate la concorrenza è feroce. Il mio errore più grave (qui userò il passato remoto per rimarcare la distanza temporale da questo errore dettato da un incontrollato entusiasmo e dalla mancanza d’esperienza) fu quello provare a lanciare il nuovo romanzo di Milena Agus dopo Mal di pietre (quindi un libro molto atteso), offrendo un’anticipazione a “la Repubblica” e un’intervista al “Venerdì di Repubblica”. Lanciare un libro su due testate dello stesso gruppo editoriale è considerato un errore peggiore che provare a farlo con due testate concorrenti, e ancora mi risuonano nelle orecchie le urla e gli insulti dell’allora responsabile della cultura de “la Repubblica”.

Se potessi invitare a cena un personaggio letterario, quale sceglieresti? E cosa gli/le cucineresti?
È difficile! Mi rendo conto che i personaggi che appartengono ai romanzi da me più amati (da I demoni di Dostoevskij a Terminus Radioso di Volodine, passando per Austerlitz e Underworld di De Lillo), sono tipi con cui non deve essere facile cenare allegramente insieme! Mi viene invece da dire Doc Sportello, l’investigatore privato di Vizio di forma di Thomas Pynchon. Ecco, con lui mi troverei molto a mio agio: potremmo conversare andando tranquillamente alla deriva, procedendo per associazioni libere, abbandonandoci a fantasie senza capo né coda, proprio come piace a me. Io so fare solo la parmigiana di melanzane, quindi Doc dovrebbe accontentarsi di quella. Ma ora che ci penso sarà sicuramente preda di fame chimica, quindi apprezzerà sicuramente.

3 qualità irrinunciabili che un buon addetto stampa non può non avere?
L’affabilità, che è anche capacità di adattarsi ai modi dell’interlocutore che hai di fronte, senza per questo rinunciare alla propria personalità ed essere ipocriti e “lecchini”. L’affidabilità, nel senso che il giornalista che lavora con te deve essere sicuro che farai il tuo meglio per metterlo nelle migliori condizioni per lavorare. Poi una cosa che per me è molto importante è il non lamentarsi. Mi sembra comune a molti addetti stampa questo atteggiamento vittimistico, come fossimo tutti dei Malaussene, capri espiatori su cui si riversano le insoddisfazioni di tutti: editori, scrittori e giornalisti. È una cosa che non sopporto, e che combatto contrapponendo un atteggiamento il più leggero e spensierato possibile, a costo di apparire superficiale.

Lo scrittore più simpatico con cui hai lavorato?
Senza dubbio Paul Lynch, l’irlandese autore di Cielo rosso al mattino. Al di là dell’impressionante somiglianza con Jason Schwartzmann, Paul sembra veramente uscito da un film di Wes Anderson. Si prende molto sul serio ma allo stesso tempo è terribilmente, quasi inconsapevolmente eccentrico. Quest’anno ho avuto modo di passare molti giorni con lui, e parlare di cinema, di meditazione, di donne e ancora di cinema bevendo un Martini via l’altro è stata una delle esperienze più divertenti che ho mai fatto sul lavoro.

Lo scrittore con cui ti piacerebbe lavorare più di tutti?
Intanto ci tengo moltissimo a dire che ho ricevuto enormi soddisfazioni dal lavorare con due scrittori pubblicati da 66thand2nd: William Finnegan e Antoine Volodine. Il primo perché ha un carisma incredibile, che aumenta esponenzialmente quando, passandoci tempo insieme, scopri che oltre a raccontare storie meravigliose raccolte ai quattro angoli del globo è disposto ad ascoltare con genuino interesse i tuoi racconti e il tuo punto di vista. Per me è stata un’esperienza importante perché tante altre volte mi è capitato di avere a che fare con scrittori che anche se non vinceranno mai il Pulitzer si atteggiano come se ne avessero già vinti un paio. E parlo soprattutto di scrittori italiani. Anche con Volodine è stata una storia di aspettative felicemente ribaltate. Mi aspettavo una persona molto spigolosa, dalle pretese impossibili, uno con cui fosse difficile entrare in sintonia. A guardarlo nelle foto mi incuteva timore, con quell’aria da cattivo del KGB. E invece ci siamo presi da subito, e oggi penso sia una persona molto dolce. Ricordo una cena al festival di Mantova in cui Volodine e Dany Laferrière, che all’inizio si guardavano con diffidenza, forse perché incarnano tipi di scrittori agli antipodi, fecero amicizia scoprendo una comunque passione per il neorealismo e la commedia all’italiana. Citavano le battute dai film di Totò o Gassman, e giù risate. Io non mi capacitavo! Ma ho capito che c’è sempre una chiave per conquistare le persone con cui si lavora, ed è bello farlo non (solo) per convenienza, per lavorare più facilmente, ma soprattutto perché anche sul lavoro è fondamentale scambiarsi un po’ di sincero calore umano. Detto questo, un autore con cui mi piacerebbe molto lavorare, tipo partendo per un tour di presentazioni del suo nuovo romanzo è Nicola Lagioia. Lo conosco un po’, non bene, ma mi sta simpaticissimo e mi piace ascoltarlo perché nelle sue parole sa dosare benissimo ragione e sentimento, uniti a un gran senso dell’umorismo.



 

 

 

 
 
 
 
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