Un caffè con... Stefano Delprete

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Stefano Delprete è nato a Cuneo nel 1974. Da anni lavora nel mondo dell’editoria ricoprendo diversi ruoli. Dal 2010 è editor per add editore, dove - con Sandra Piana - si occupa di saggistica, biografie e libri di sport.




Qual è la principale differenza, estetica ed essenziale, tra la prima e la seconda add, quella nata tre anni fa, col cambio di gestione?
Dal 2014 add ha cambiato proprietà e ora gli editori sono Paolo Benini e Francesca Mancini. Ogni cambio di gestione porta con sé mutamenti spesso necessari e importanti. Anche per add è stato così. La cosa secondo me più significativa ed evidente è che add ha abbandonato tutta una parte di produzione pop e “leggera” che l’ha caratterizzata nella sua prima fase. All’inizio l’idea originaria era quella di una casa editrice, comunque piccola, che potesse competere con le collane di varia di grandi case editrici. Dal 2014 abbiamo invece deciso di concentrarci su alcuni temi e alcuni filoni precisi, limitando il campo di ricerca e un’eccessiva dispersione di forze che caratterizzava il marchio all’inizio. Abbiamo insomma cercato di essere più riconoscibili pur conservando il largo cappello della “varia” a guidare le nostre scelte. Miriamo a una saggistica divulgativa seria, coerente e che sia sempre di piacevole lettura. Sono poi nate due nuove collane, molto caratterizzate, sia esteticamente sia per il percorso che propongono. Asia è un progetto curato da Ilaria Benini che, con 4 titoli all’anno, si muove su territori che vanno dal libro di viaggio alla geopolitica, dall’autobiografia alla graphic novel, dal saggio al racconto. Propone voci che sappiano raccontare un mondo con cui è sempre più necessario confrontarsi e di cui si conosce molto poco. La seconda collana nata in questi anni è Incendi, curata da Francesca Mancini e Fabio Geda: si tratta di libri in cui chiediamo agli autori di raccontare una loro passione e di farlo scegliendo la forma letteraria che vogliono. Per questo nella collana si spazia dal saggio colto e spumeggiante di Luca Scarlini su Ziggy Stardust al vero e proprio romanzo di formazione con Anni luce di Andrea Pomella, dove la passione è quella per i Pearl Jam, intrecciata al racconto di una giovinezza e amicizia. Questi titoli sono percorsi di conoscenza che vogliono arrivare ai lettori con la forza della passione. Anche in questo caso 4 titoli all’anno.

Passiamo alla saggistica. Come può un saggio sui paradisi fiscali stare vicino a un saggio sulla storia delle verdure, e un libro sul concetto di attesa come si sposa alla biografia di Joseph Pulitzer?
La creazione di un catalogo organico è sempre la cosa più complessa per una casa editrice; riuscire a coordinare i titoli in modo che si parlino tra loro, che abbiano un legame, che siano conseguenti uno con l’altro è il sogno di ogni editore. Ma se davvero si riuscisse in questo intento, saremmo davvero di fronte a un editore interessante? Capace di stupire i lettori e di aprire nuove strade? Per chi fa narrativa è forse più semplice trovare un filo rosso: si dice “sono romanzi, è fiction” ed è fatta. Ma un noir può stare vicino a un romanzo d’amore e venire dopo una raccolta di racconti di fantascienza o anche in questo caso si presenta lo stesso dubbio che nasce vedendo nel catalogo di add una biografia di Pulitzer a fianco di una storia delle verdure? Noi ci muoviamo su alcuni grandi filoni: temi sociali, biografia, attualità, sport, ai quali possono aggiungersi libri che per qualità di scrittura, originalità di approccio o argomento ci catturano. Tutti, per noi, hanno in comune l’approfondimento, un punto di vista capace di aggiungere visione, è così che La ricchezza nascosta delle nazioni di Gabriel Zucman, che racconta come i paradisi fiscali siano un pericolo per la democrazia, può sposarsi con L’arte dell’attesa di Andrea Köhler, libro che riflette su come spendiamo il nostro tempo e cosa stiamo mettendo in pericolo con la fretta. Non avranno lo stesso lettore in comune, forse, ma sono entrambi titoli che possono soddisfare un lettore curioso e dinamico. Pubblicare saggistica divulgativa secondo me vuol dire suggerire punti di vista per leggere la complessità, aprire porte per vivere con più consapevolezza il presente. Il nostro sogno è che ogni lettore possa trovare nel nostro catalogo il libro che cerca. Lo sport è un settore in cui ci stiamo facendo riconoscere, ma anche in questo caso abbiamo pubblicato libri difficilmente collocabili. Game, set and match, per esempio, parla di tennis e Svezia, e non è solo un libro su Borg, ma anche sulla politica e la società svedese degli anni Ottanta. A noi piacciono testi e autori che mettono insieme più cose, che offrono approcci molteplici alla realtà.

Estetica: chi è l’art director della Add? Come racconteresti la vostra grafica, collana per collana?
Il nostro grafico si chiama Francesco Serasso, lavora a Torino, e da subito è stato coinvolto nel nuovo corso della casa editrice. Per la collana Asia, Francesco lavora in un confronto serrato con Ilaria, che riserva alla parte grafica dei libri (copertina, mappe, inserti fotografici o illustrati) la stessa cura con cui affronta la ricerca dei testi. Ogni copertina è a sé, non ha una gabbia fissa, una scelta che consente la massima libertà e creatività a discapito, forse, della immediata riconoscibilità. L’ambizione è che un certo gusto, una certa cura, nel tempo diventino un marchio che ci identifichi. Stessa cosa per la saggistica e le biografie. La varietà dei temi rende anche necessaria questa scelta di autonomia di ogni singolo libro. I nostri titoli spesso si trovano in settori diversi in libreria e quindi non hanno bisogno di essere uguali, non fanno “macchia sul banco”. Per ora quindi ogni libro la sua storia, ogni titolo la sua faccia. La collana Incendi invece ha una sua immagine chiara e ripetuta, un format che vuole esprimere anche graficamente, nelle copertine bicolori con il nome dell’autore nella parte sinistra della copertina e il titolo (che indica la passione) della stessa grandezza e alla stessa altezza dall’altra, la relazione che viene raccontata nel libro. Un confronto uno a uno con la propria passione. Queste scelte pagano? È una domanda che ci poniamo sempre e per cui non abbiamo risposte certe, perché risposte certe non ci sono. Per ogni copertina pubblicata non si avrà mai la controprova che un’altra avrebbe potuto fare meglio. In tutti questi anni di lavoro in editoria (ho cambiato quattro case editrici in vent’anni) i momenti più difficili sono sempre stati quelli in cui si sceglieva una copertina ed è una cosa normale, perché in quel momento si mettono in campo tante competenze diverse: quelle estetiche del grafico, quelle pragmatiche del commerciale, quelle emotive di chi ha lavorato al libro e lo sente suo, e se poi si mettono anche gli autori non se ne esce.

Anticipazioni e “trailer”: cosa ci attende all’orizzonte?
Come ho detto prima, add per la prima volta pubblica un romanzo, quello di Andrea Pomella, Anni luce, ospitato nella collana Incendi. Sempre qui arriva Marcello Fois che ci racconterà i suoi Promessi sposi: Renzo, Lucia e io. Per la collana Asia uscirà un libro molto interessante di Emma Larkin, Sulle tracce di George Orwell in Birmania, un libro che segue i passi lasciati da Orwell in Birmania per raccontare lui e una nazione che negli anni ha molto sofferto e stenta a trovare la sua strada verso la democrazia. Per i saggi abbiamo in uscita un Atlante delle frontiere. Muri, conflitti, migrazioni di Bruno Tetrais e Delphine Papin, un testo che grazie al linguaggio dell’infografica usata in modo originale dà nuovi strumenti per capire la storia e la geografia: quindi l’attualità. Libro molto bello, tradotto da Marco Aime che ha firmato anche una ricca e suggestiva prefazione per l’edizione italiana. Due graphic novel andranno poi a continuare il lavoro che abbiamo iniziato con questa forma narrativa: usciremo con Freedom Hospital di Hamid Sulaiman (storia di un ospedale clandestino in Siria) e Io sono Una di un’illustratrice inglese che si firma con lo pseudonimo di Una e ha scritto una storia autobiografica e collettiva sulla violenza di genere. Poi, tra gli altri, quest’anno saranno nostri autori Franco Bolelli, Matteo B.Bianchi, Pradba Yon, Gary Younge, Patrick Chamoizeau, Kareem Abdul-Jabbar… Un anno ricco, come quello appena passato.

Se potessi invitare a cena un personaggio letterario, quale sceglieresti? E in che tipo di ristorante lo/la porteresti?
Opterei per una serata doppia: prima una cenetta leggera, in una piola piemontese di non troppe pretese con Bouvard e Pécuchet per disquisire con loro delle sorti del mondo e di varia umanità. Poi – credo che loro si corichino presto – andrei allora a sentire cosa ne pensa Bohumil Hrabal, finendo a Zlateho Tygra e tirando fino a tarda sera con i tanti personaggi stralunati e sognatori che saprebbe invitare lui. Per fare tutto ciò, mi potrebbe bastare telefonare a Luca Ragagnin e chiedergli finalmente, dopo tanto tempo, di andare a bere qualcosa insieme.



 

 

 
 
 
 
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