Un caffè con... Veruska Motta

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Veruska Motta gestisce l’ufficio stampa della casa editrice Edizioni BD/J-POP, specializzata in serie a fumetti e romanzi grafici. Il respiro internazionale di questo gruppo editoriale ha portato in Italia i migliori prodotti manga e le light novel dal Giappone, oltre a tanti comics americani. Laureata in scienze politiche, viaggiatrice dalla valigia leggera, freelance da tre anni per scelta, naturalmente portata per le pubbliche relazioni. A 10 anni e tre quarti decide di fare la giornalista, vedendo in diretta la caduta del Muro di Berlino. Da 15 anni lavora nell’ambito della comunicazione, dall’ufficio stampa alla gestione di eventi, passando per i social media. È soprannominata Verupedia, in quanto fonte di aneddoti curiosi su ogni argomento. Ama in segreto, ma non troppo, l’Accademia della Crusca.




Molti dei vostri autori sono stranieri. Che differenza c’è fra sentirli via mail e organizzare gli incontri con il pubblico durante le fiere?
Soprattutto in una prima fase di contatto, le mail sono necessariamente più formali, mediate dalla distanza, dalle differenze linguistiche e dalla presenza, in molti casi, di numerosi interlocutori. Spesso già dalle prime risposte si può intuire che tipo di personalità abbia un autore, ma l’incontro diretto cambia tutto. In molti casi la presenza in fiera o a un evento coincide con la prima volta in Italia, o almeno in quella specifica città, dell’autore e quindi lo spirito “turistico” regala sempre qualche meraviglia in più. Nel caso di Lucca Comics poi, gli ospiti internazionali restano sempre incantati dalla città e dall’atmosfera unica dei giorni del Festival, e non a caso alcuni mangaka come Hanazawa o Boichi hanno poi voluto omaggiare Lucca e la Toscana riportandole nelle loro opere.

Qual è il peggiore errore che un addetto stampa può fare durante il lancio di un libro?
Ce ne sono diversi, ma credo che il peggiore sia quello di presentare il volume senza coglierne l’essenza, la peculiarità che in qualche modo lo potrebbe rendere unico agli occhi di un giornalista o un blogger: soprattutto per alcuni titoli, un lancio personalizzato è la chiave per arrivare al cuore di un recensore (e dei lettori).

3 qualità irrinunciabili che un buon addetto stampa non può non avere?
La curiosità verso quel che sta raccontando, sia esso un capolavoro della letteratura contemporanea o un macchinario agricolo (sì, mi è capitato): non è possibile essere a priori appassionati e competenti su ogni argomento, e per questo è necessario uno studio preliminare, un approfondimento che completi le proprie conoscenze e vada a integrare la “cassetta degli attrezzi base” di ogni addetto stampa. La diplomazia, necessaria per mediare aspettative, richieste, necessità di ogni singolo interlocutore coinvolto. È un lavoro basato sulla pazienza: alcune uscite possono richiedere settimane di lavoro, le “promesse” dei giornalisti non sempre vengono mantenute, molte mail cadono nel vuoto o i risultati non sono quelli inizialmente attesi. La capacità di costruire dei buoni rapporti, dalle relazioni virtuali con persone che non ho (ancora) avuto modo di incontrare di persona, fino ai caffè consumati al volo nelle situazioni più disparate. E, se posso aggiungere un quarto elemento, il sorriso: aiuta sempre, soprattutto nei momenti più critici; un po’ di gentilezza può portare a risultati inaspettati.

Lo scrittore/fumettista più simpatico con cui hai lavorato?
Che domanda difficile! Ci sono chiaramente alcuni autori con cui, per affinità caratteriale e di gusti, è stato più semplice instaurare un rapporto, ma in tutti i casi sono state ottime esperienze: spesso nelle manifestazioni fieristiche si crea un clima da gita fuori porta, occasioni in cui scoprire il lato umano/personale di artisti di cui in genere si conosce solo l’opera. In modo estremamente diplomatico (appunto!) e per valorizzare la componente femminile, spesso poco presente alle fiere del fumetto, direi Kaoru Mori: naturalmente lo scoglio linguistico ha ridotto le possibilità di interazione diretta e tutto è stato mediato dagli interpreti, però abbiamo avuto l’occasione di chiacchierare di serie tv, viaggi, piccoli aneddoti quotidiani; amando molto le sue opere ho davvero apprezzato questa opportunità, anche per la rarità dell’occasione.

Se potessi vivere la vita di un personaggio letterario, quale sceglieresti?
Ogni volta che leggo un libro o un fumetto divento per qualche ora o qualche giorno parte di quelle pagine, in cui mi immergo completamente. Lo so, è una risposta un po’ scontata per chiunque ami la lettura, eppure le migliaia di parole che hanno segnato la mia vita mi hanno portata a scoprire mondi, avventure ed emozioni uniche, e ad avere un numero potenzialmente infinito di vite. Il mio scrittore preferito è Stephen King ma non vorrei mai vivere la vita di uno dei suoi protagonisti. Jo di Piccole donne è un personaggio straordinario, una ragazza e una donna che non si piega alle convenzioni e segue le proprie passioni. Il Lettore di Se una notte d’inverno un viaggiatore è fantastico ma probabilmente vorrei essere uno degli avventori del Bar Sport di Stefano Benni: amo fare colazione fuori casa, nei locali in cui sanno già cosa consumerò, trascorrendo qualche minuto immersa nella lettura di un quotidiano e nell’osservazione del mondo che mi circonda.

Stasera devi andare a cena con un personaggio letterario. Con chi vai e dove lo/la porti a cena?
La prima risposta che mi è venuta in mente è Tyler Durden di Fight Club: sarebbe sicuramente una serata imprevedibile… ma forse troppo! Direi quindi Benjamin Malaussène: la sua vita surreale e meravigliosa mi ha portata ad amare profondamente Daniel Pennac, i suoi aneddoti come capro espiatorio di professione, fratello, amante, protagonista di assurde disavventure lo renderebbero un compagno di cena eccezionale. Credo che da qualche parte esista davvero una famiglia Malaussène, e la voglio assolutamente conoscere!




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