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11 Settembre - Il giorno che cambiò la storia

11 Settembre - Il giorno che cambiò la storia

L’11 settembre 2001 alle 08:48 la storia mondiale ha voltato per sempre pagina. Quattro aerei imbottiti di kamikaze virano a oltre 900 km all’ora verso i più grossi e inimmaginabili obiettivi sensibili statunitensi. Due centreranno in pieno le Twin Towers, cuore del potere economico, finanziario e commerciale del gigante americano, radendole al suolo, uno si schianterà addirittura sul Pentagono, roccaforte e cervello nevralgico della difesa a stelle e strisce, il quarto verrà rinvenuto sbriciolato nelle campagne di Shanksville, diretto probabilmente verso l’inviolabile dimora presidenziale, la Casa Bianca. Da subito l’intelligence statunitense individua le responsabilità nel gruppo di terroristi islamici di Al Qaeda, capeggiati dal saudita Osama bin Laden. L’America si dichiara immediatamente in guerra contro i nuovi nemici, vittima di una tragedia immane senza precedenti nella sua storia. Una tragedia nuova, moderna, perché concepita con la precisa volontà di divulgarne la portata, attraverso l’immenso potere mediatico. The Big Brother diventa capace di fagocitare anche la storia, mandando in onda in diretta tv lo spettacolo mortificante della distruzione. Eppure quando ancora il flusso emotivo sconvolge le anime e le coscienze di ognuno di noi, qualcuno comincia già a porsi degli inquietanti interrogativi. A partire proprio dal mandante. Su di lui non pende alcuna formale incriminazione per gli attentati dell’11 settembre. Com’è possibile che gli Stati Uniti siano in guerra contro l’organizzazione terroristica il cui capo, da tutti riconosciuto responsabile di quelle stragi, non è però formalmente accusato di quegli stessi crimini? Ci sono anche fondati dubbi sui per nulla segreti rapporti economici intessuti fin dagli anni sessanta tra le famiglie Bush e i bin Laden. È solo un caso? Ma le domande più inquietanti giungono in contrapposizione alla versione ufficiale stilata dalla commissione 11/9 sulla dinamica stessa dei fatti drammatici avvenuti in quelle ore. In primis lo strano collasso della Difesa aerea, stranamente in tilt nelle due ore di volo dei quattro aerei kamikaze. Come mai un sistema tanto all’avanguardia e tecnologicamente avanzato non è riuscito a intercettare nessuno dei quattro velivoli? E ancora, come mai l’aereo caduto in Pennsylvania risulta sbriciolato, cosa incompatibile con una normale dinamica di schianto di un Boing al suolo, con resti rinvenuti a molti chilometri di distanza?. E soprattutto, come si spiega l’incompatibilità del foro, largo solo pochi metri dell’ala ovest del Pentagono, con lo schianto invece di un velivolo con un’apertura alare di quaranta metri? E i resti delle ali o di pezzi della fusoliera o dei giganteschi motori, come mai non sono mai stati rinvenuti? E che dire delle piccole detonazioni rinvenute nell’osservazione rallentata dei fotogrammi nel momento dell’impatto del Boeing sulle Torri Gemelle? Come spiegarle? E l’implosione verticale delle stesse, strana e fin troppo lineare da cosa è dipesa?...

Queste sono solo alcune delle centinaia di domande che a partire da quel maledetto 11 settembre hanno preso ad alimentare le numerose teorie che si son poste in maniera critica rispetto alla versione ufficiale, generando comitati, controinchieste, gruppi di lavoro e studi scientifici. Il giornalista Alfredo Facchini, curatore anche del sito www.torabora.it dedicato interamente all’11/9, a queste voci dà il suo apporto, sviscerando nel suo volume, con dovizia di particolari e fonti, l’annosa questione delle troppe falle, dei numerosi interrogativi ancora irrisolti, della miriade di lacune senza risposte, che slabbrano inequivocabilmente le maglie della teoria ufficiale. Perché forse, dopo migliaia di pagine di dossier, di documenti, di libri, di film e testimonianze raccolte, a quasi un decennio da quegli attentati, sarebbe ora che la memoria di quelle oltre tremila vittime innocenti, ottenesse qualche risposta in più, sui tanti, troppi buchi neri ancora irragionevolmente senza un perché.