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16 ottobre 1943 - Storia di Emanuele che sfuggì al nazismo

16 ottobre 1943 - Storia di Emanuele che sfuggì al nazismo

Roma, ottobre 1943. Emanuele Di Porto, pur avendo solo dodici anni, si industria ad aiutare la famiglia con piccoli commerci ed è felice quando riesce a guadagnare qualcosa da portare alla mamma. Pensa che quello sia un giorno fortunato ed è fiero di sé. Anche mamma si congratula e gli dà una carezza. Papà riconosce le sue doti di buon commerciante e lo premierà portandolo a lavorare con lui, l’indomani, alla Stazione Termini. Lì, il ragazzino, intraprendente e simpatico, riesce a fare affari anche con i militari tedeschi. La sera, al ghetto ebraico, tutto è tranquillo e la famiglia Di Porto decide di festeggiare l’ottimo incasso della giornata andando al cinema. È la sera del 15 ottobre 1943. La mattina successiva cambia tutto: i nazisti irrompono nel quartiere e cominciano a portare via gli uomini, casa per casa. Ma non solo gli uomini, anche le donne, i vecchi e i bambini. Emanuele vede che la sua mamma è stata fatta salire su un camion, insieme a tanti altri, e corre a raggiungerla. Ma la mamma lo respinge, strilla che lui non è ebreo, che deve andarsene. Emanuele, solo e piangente, si allontana. Arriva al portico di Ottavia, vede che il rastrellamento e la deportazione sono ancora in corso e allora corre via. Davanti alla sinagoga passa un tram, Emanuele ci sale sopra, così, d’istinto, senza biglietto. Confessa poi al tramviere: “Sono ebreo. Mia mamma... mi stanno cercando”. L’uomo comprende e non lo obbliga a scendere. Anzi, gli offre perfino un pezzo del suo pane. Emanuele rimane sul tram, per due giorni e due notti, grazie alla solidarietà e alla protezione dei tramvieri…

Questo graphic novel è frutto della collaborazione di Emanuele Di Porto, oggi novantaduenne, con Ernesto Anderle, fumettista, e con Marco Caviglia, storico della Fondazione Museo della Shoah. Il libro è introdotto da una breve prefazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che esordisce così: “L’arte è una forma di comunicazione, che ci emoziona e ci aiuta a comprendere in profondità fatti complessi e tragici, per i quali le semplici parole non sempre sono sufficienti”. Un chiaro esempio di questa capacità comunicativa dell’arte è dato anche dal nostro graphic novel con la sua grafica elegante e curata, con il suo sapiente e calibrato uso del colore, con le sue atmosfere che, pur nella narrazione di eventi tragici, offrono scorci di poesia e di speranza. Speranza che è chiaramente contenuta nelle poche righe del protagonista, poste in apertura della storia e rivolte direttamente ai giovani lettori: “Cari ragazzi, vi capiterà molte volte, nel corso della vostra vita, di cadere a terra a causa di una serie di avvenimenti dolorosi o per un insuccesso imprevisto e proprio in quei momenti dovete ricordarvi la storia di Emanuele Di Porto e trovare la forza per rialzarvi con le vostre gambe, come faccio io da quando avevo dodici anni”. A ottant’anni da quell’ottobre in cui gli abitanti del ghetto di Roma vennero deportati e destinati allo sterminio nei lager nazisti, questo libro ci propone, con il linguaggio del fumetto, la testimonianza diretta del giovanissimo protagonista che, con voce limpida e decisa, rinnova la memoria e invita al coraggio.