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299792 chilometri al secondo

299792

Diego Astolfi è appena arrivato a Rimini assieme a suo padre, un manager specializzato nel mettere in atto rimedi estremi per tentare di risollevare le sorti di aziende sull’orlo del fallimento. È molto probabile che, come già più volte accaduto, di lì a un anno il papà venga chiamato a offrire le proprie competenze altrove: è per questo che Diego cerca di rendersi invisibile: evita di farsi notare, odia gli addii, mantiene un basso profilo. Nella città romagnola il ragazzo si ritrova iscritto alla seconda C del liceo scientifico “Albert Einstein”, e il primo giorno di scuola riesce, nell’ordine, a legare con Federico, un compagno di classe piuttosto estroverso che salva da una potenziale situazione imbarazzante in bagno, e a finire seduto accanto a Esmeralda, una splendida ragazza che sembra “uscita da un manga giapponese” con “capelli lisci mori, carnagione chiara, occhi grandi e scuri, maglietta e jeans aderenti”, che però sembra attratta solo dal cellulare, che tiene nascosto sotto il banco. Ma anche Diego custodisce un segreto: dopo lo spaventoso incidente con l’elettricità in cui hanno perso la vita sua madre e l’ostetrica che l’assisteva durante il parto in acqua, lui - sopravvissuto nonostante fosse ancora legato a lei dal cordone ombelicale - ha acquisito uno strano, incredibile potere…

Denis Astolfi, classe 1965, originario di Cortina d’Ampezzo ma residente in Romagna, con una passione per il cinema che lo ha portato in passato a cimentarsi anche con la direzione di un lungometraggio (Il rivoluzionario, una commedia del 2011, in cui figura nei crediti anche per sceneggiatura, produzione e montaggio), sceglie la strada dell’autopubblicazione per il suo romanzo d’esordio, risultato nel 2020 tra i finalisti del concorso “R come Romance” indetto dalla casa editrice modenese Edizioni del Loggione. Il superpotere del protagonista, quel che dà il titolo al volume, è quello di riuscire a fermare il tempo, per tutti coloro che lo circondano, muovendosi alla velocità della luce (per l’appunto, 299792 km al secondo). Una facoltà la cui scoperta viene così descritta dall’autore: “La prima volta che mi sono accorto di non essere normale è stato estremamente traumatico. Ci eravamo trasferiti da pochi giorni, non conoscevo nessuno e per il mio decimo compleanno mio babbo mi regalò un computer portatile. Ci tenevo tantissimo ad avere un computer mio, la gioia era così forte che ho sentito il cuore chiedere di accelerare i battiti, una sensazione nuova, del tipo quando ti scappa una scoreggia e la trattieni e poi decidi di lasciarla andare, anzi, la spingi e provi una sensazione bellissima di leggerezza. Ho scoreggiato col cuore. Mi sono sentito subito in estasi ma il tutto è durato pochissimo. Provai ad accendere il computer e non funzionava, deluso parlai a mio babbo che rimase totalmente immobile, un manichino. Pensai a uno scherzo e mi arrabbiai, urlai, lo picchiai, nessun risultato. Uscii in strada e tutto era immobile…”. La trama, narrata in prima persona, si svolge lungo l’arco temporale di due settimane e racconta una storia di integrazione, amicizia e amore, con un elemento fantastico originale in grado di catturare l’attenzione e una buona caratterizzazione dei personaggi. A fronte di queste premesse risulta tuttavia lampante la totale assenza dei processi di revisione ed editing che avrebbero evitato refusi, corretto l’utilizzo dei segni di interpunzione soprattutto nei periodi contenenti forme di discorso diretto, evitato l’uso del corsivo in tutti i dialoghi, limato ridondanze, minimizzato il ricorso a modalità d’espressione colloquiali, reso coerente lo scritto rispetto alle più diffuse norme editoriali. Il romanzo, indirizzato ad un pubblico YA, riporta infine descrizioni riguardanti l’aspetto fisico dei personaggi che suscitano qualche perplessità: “Mi godo il momento di celebrità e mi intrattengo con Federico e due ragazze di terza, Chiara, costumista dello spettacolo di fine anno e Anna, coreografa. Chiara, sbrigativa e diretta, ha capelli rossi e ricci, bassina e con qualche chilo di troppo, mentre Anna sembra stia praticando la meditazione zen, ha capelli lunghi, lisci e neri, un invidiabile fisico da ballerina ed è pacata e raffinata. Sono agli antipodi” (pag. 41). “Ovviamente nessuna vuole ballare con Federico che risolve brillantemente il problema con lo spogliarello della maglia, mostrando pettorali e addominale che, purtroppo, era meglio non rivelare” (pag. 175). “Federico mi fissa indeciso se credermi, poi abbassa lo sguardo sul suo stomaco eccessivamente prominente «Dovrei perdere qualche chilo»” (pag. 180). Inevitabile pensare che, agli occhi di lettori in una età in cui si sperimentano fragilità, insicurezze, delusioni, sensazioni di inadeguatezza, alle prese con body shaming e problemi di autostima, determinate frasi e aggettivi possano suonare come giudizi.