Salta al contenuto principale

84, Charing Cross Road

84, Charing Cross Road

New York, 1949. Helene Hanff, appassionata di lettura e di scrittura, sfoglia distrattamente il “Saturday Rewiew of Literature” quando la sua attenzione è catturata dall’inserzione della libreria londinese Marks & Co., in cui spicca la dicitura “librai antiquari”. Una scrittrice squattrinata che ama i libri d’antiquariato non può farsi certo scappare un’occasione del genere, a patto però che i libri in questione non siano troppo costosi. Dalle sua parti, nella City, è praticamente impossibile reperire certe opere se non in edizioni economicamente proibitive o “in copie scolastiche, sudice e scribacchiate, della libreria Barnes & Nobles”. E così, senza pensarci troppo su, Helene scrive una lettera alla libreria londinese per chiedere copia di tre saggi di William Hazlitt, il Virginibus Puerisque che racchiude alcuni saggi filosofici e letterari di Stevenson e degli scritti di James Leigh Hunt. Tutti classici inglesi che Helene non è riuscita a trovare a New York. Sarà solo la prima lettera di una fitta corrispondenza che si protrarrà per ben vent’anni...

Originaria di Philadelphia, Helene Hanff si trasferisce poco più che ventunenne a New York dopo aver abbandonato gli studi per motivi economici. All’inizio si barcamena con lavori precari nel settore dell’editoria ‒ mai avrebbe abbandonato la propria passione per la scrittura ‒, poi negli anni Cinquanta intraprende l’attività di sceneggiatrice scrivendo i testi per The adventures of Ellery Queen. I venti anni raccontati brevemente in questo scambio di corrispondenza (dal 1949 al 1969) con Frank Doel, proprietario di Marks & Co., la vedono impegnata in una estenuante ricerca di tutti quei testi che ha trovato citati in alcune raccolte di critica letteraria del professor Quiller-Couch, insegnante di letteratura inglese presso l’Università di Cambridge, che la Hanff innalza a modello di perfezione e che diventa per l’autrice maestro indiscusso di letteratura. E così, in un percorso autodidatta di formazione letteraria, Helene scrive, richiede testi (da George Bernard Shaw a Jane Austen, da Stevenson a Tocqueville) e al tempo stesso instaura un legame di amicizia con Doel e con i dipendenti della libreria londinese, ai quali negli anni invia in dono persino pacchetti contenenti generi alimentari difficilmente reperibili nella Londra del dopoguerra. Delicato e tenero, il breve romanzo della Hanff ‒ dal quale è stato tratto il film interpretato da Anne Bancroft e Anthony Hopkins ‒ è un inno all’amicizia ma soprattutto all’amore. Quello incondizionato e quasi morboso per i libri, quello che prova solo chi esulta se sfogliando un libro usato legge le notazioni a margine del precedente proprietario (“Mi piacciono moltissimo i libri usati che si aprono alla pagina che l’ignoto proprietario precedente apriva più spesso. Quando è arrivato Hazlitt, il volume si è aperto proprio alla pagina che diceva Odio leggere libri nuovi, al che ho esclamato Amico! allo sconosciuto proprietario che mi aveva preceduto”). Quell’amore che solo chi si sente a casa in una libreria che sembra uscita dalle pagine di Dickens ‒ buia, con un odore delizioso misto tra muffa, polvere, anni e pareti di legno ‒ può capire.