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88/100

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Il fuoco lambisce, illumina, appassisce. Sul fuoco ci si mettono le salsicce, ma ci è finita anche Giovanna d’Arco, Dio non se ne abbia a male. Per non parlare di Giordano Bruno, o delle costine di maiale. Dalla loro sorte si apprende che l’arroganza non ha nulla a che vedere con il rogo: essere umili non trattiene le fiamme, meglio al massimo essere umidi. Il fuoco è una reazione chimica, un tempo era una magia… Lo zucchero è un conservante. Lo zucchero costa poco o nulla. Le bustine di zucchero sono uno spreco… Su un foglio di corteccia Onfim immagina di essere un cavaliere e si è rappresentato grande e forte… Una famiglia, normale o meno, vive di conflitti inespressi…

Vangone ha stile non retorico, agile e ricco di livelli di lettura, riferimenti, citazioni e sfumature. Con una prosa lirica e raffinata con una cifra originale che a tratti si fa verso narrativo, prosimetro, con la potenza sentenziosa dell’aforisma, tratteggia una commedia umana, un affresco vivido in ogni sua sfaccettatura della realtà, che appare contraddittoria e mutevole. In questo senso infatti assume una profonda chiarezza il titolo, una frazione, propria, persino ancora da poter semplificare e ridurre ai minimi termini, una sezione del mondo che ne riproduce in proporzione tutta la complessità destabilizzante, descrivendo la condizione del vivere in un ambiente che spesso appare ostile e inafferrabile.