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Abbaiare alla luna

Abbaiare alla luna

Luigi Furfaro si chiede chi glielo ha fatto fare mentre si tira su la zip del giaccone fino ad arrivare alla pappagorgia che l’età e la genetica gli hanno regalato. Anselmo Bonel attende un attimo prima di sporgere la testa fuori dal bagagliaio dell’auto da cui i due sono appena scesi e rispondergli. Ci sono state due settimane di pioggia battente, poi seguite da un sole che scioglieva anche i sassi, oltre al fatto che la fase di luna nuova è appena arrivata, e ancora Luigi ha dei dubbi. Robe da matti! Come fa a non capire che questo è il momento, la stagione, la congiunzione astrale giusta per andare per funghi? E poi lui, Anselmo, ha anche trovato un posto giusto, che non condividerà con anima viva a parte Luigi, in cui la concentrazione di funghi è davvero degna di nota. Quindi... armi in spalla e camminare. Luigi grugnisce, rassegnato, e segue il compare, un tipo che, quando si mette in testa qualcosa, non lo dissuadono neppure le cannonate. I due si inoltrano nel bosco, senza seguire il sentiero, accompagnati dal suono dei loro passi e dalle nuvolette del loro respiro. Giunti in prossimità del fantomatico posto scovato da Anselmo, entrambi si immobilizzano. Nel buio, sono riusciti a intravvedere qualcosa, una nota stonata che, pensano, è sicuramente frutto della loro immaginazione. E invece no. Dopo uno, due, cinque secondi quella cosa è ancora lì, identica a prima. È una mano, grande se paragonata al piccolo polso cui è attaccata. E poi si vede tutto il braccio, che sbuca da sotto le foglie secche. Si tratta di una donna, nuda, dai capelli biondi chiarissimi. Luigi si riscuote per primo e vuole chiamare la polizia, ma Anselmo lo frena. Per nessuna ragione al mondo quel posto, che è il suo posto, deve essere deturpato dalla presenza di poliziotti, ambulanze, scientifica e chi più ne ha più ne metta. Spostare il cadavere è l’unica soluzione possibile. D’altra parte, per quella poveretta, pace all’anima sua, non cambierà assolutamente nulla...

La serie La colf e l’ispettore di Valeria Corciolani, inaugurata nel 2017 con il romanzo Acqua passata, vede l’autrice e illustratrice ligure alle prese con una protagonista davvero vincente: l’ispettrice Piera Jantet. Ecco quindi che questo nuovo romanzo si pone come spin-off e mostra l’ispettrice della questura di Aosta alle prese con il ritrovamento del corpo di una giovane donna, rinvenuta nel bosco di Blavy. Per Piera la morte è senza dubbio riconducibile a un omicidio, ma il tempo per dimostrarlo e venire a capo di una faccenda piuttosto intricata è poco. Occorre quindi agire in fretta e attingere a ogni risorsa possibile, anche a ex ispettori in pensione con il fiuto per l’indagine ancora parecchio attivo. Tra funghi, segreti, cipressi e solitudini a volte insospettabili si dipanano i fili di una matassa che porterà la Jantet a toccare con mano segreti e dolori, sotto lo sguardo di una luna che, dall’alto, tutto osserva e illumina. Valeria Corciolani conosce i meccanismi del giallo e costruisce una storia ottimamente progettata, i cui personaggi – così splendidamente disegnati – contribuiscono alla buona riuscita del testo. C’è tensione, c’è ironia, c’è suspense; c’è un perfetto equilibrio narrativo che spinge il lettore a leggere la storia tutta d’un fiato, desideroso di scoprire, insieme a Piera, cosa possa essere accaduto a quel corpo ritrovato per caso, completamente nudo e ricoperto di foglie secche. E poi, al di là della trama gialla in sé, c’è la capacità della Corciolani di raccontare la durezza della vita – incarnata dalle storie dei suoi protagonisti – con un’ironia inconfondibile. Questo è il pregio di questo e di tutti i romanzi dell’autrice di Chiavari: tra le righe si trova molto, molto di più di quanto la storia in sé racconti. Una storia avvincente, uno stile frizzante e originale, una penna che non delude. In una parola, una conferma.