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Abbasso la pedagogia

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Fine del XIX secolo. La famiglia Sello abita in una casa sul lato nord del castello di Udine, in via Portanuova al numero 13. Il padre Giovanni ha appreso le tecniche di lavorazione del legno pregiato durante la lunga ferma di leva nell’esercito austriaco, una volta tornato nella sua città decide di mettere in pratica le abilità acquisite aprendo un laboratorio di mobili, che grazie alla collaborazione dei figli diventa un’azienda di dimensioni consistenti. Talmente rinomata da permettersi di rifiutare la commissione di un certo Gabriele D’Annunzio, perché era noto che il poeta spesso non pagava una volta ricevuta la merce. La figlia di Giovanni Sello, Ida nata il 22 febbraio del 1890, rimane fuori dalla redditizia attività di famiglia, che nel giro di pochi anni viene trasferita dal piccolo laboratorio dell’abitazione a fianco del castello di Udine in una struttura assai più grande. Sarà nella prima sede che Ida aprirà la sua attività commerciale. Diplomata in ritardo alla scuola magistrale, che può frequentare solo dopo la morte del padre – irremovibile nel destinare la figlia ai lavori domestici - l’unica esperienza come insegnante la ragazza la svolge da profuga a Legnano durante la Grande Guerra. Ritornata nella casa di Udine dopo il conflitto, apre una attività commerciale dedicata alla diffusione dei giochi, che diviene il punto di riferimento per un gran numero di scuole materne ed elementari. Durante il periodo fascista Ida, aggirando le ristrettezze imposte dal regime, fa arrivare materiale più o meno all’avanguardia da tutta Europa, in particolare dalla Germania che a inizio Novecento aveva, grazie essenzialmente alla produzione della Ravensburger, il primato nella valorizzazione anche a fini didattici del gioco. Con il passare degli anni il magazzino di Ida Sello è sempre più rifornito e presenta particolarità assai rare, oggi la sua vita è oggetto di studio da parte dei ricercatori interessati a ricostruire la storia del gioco e il suo impatto sull’evoluzione della società di massa. Ciò che resta della merce di Ida Sello è considerato archeologia del periodo moderno, ma non tutti i pedagogisti sono disposti a riconoscere l’importanza didattica delle attività ludiche, e non solo se si parla di bambini…

Giampaolo Dossena, dopo aver ricostruito per grandi linee la vita di Ida Sella, uno dei personaggi fondamentali della storia del gioco del XX secolo, si scaglia contro pedagogisti ed educatori in generale ancora incapaci di comprendere l’importanza didattica dell’attività ludica. L’autore sostiene giustamente di non voler dare adito a critiche, così tronca sul nascere una riflessione che sarebbe assai interessante da portare avanti. Il lettore curioso si aspetta la dimostrazione con esempi concreti delle potenzialità educative del gioco, invece Dossena si concentra unicamente sulla presentazione storica di alcuni giochi popolari, tutt’oggi presenti in numerose varietà spesso originali nel museo che fu il negozio di Ida Sello. Quest’ultimo resta per l’autore il punto di riferimento per poi sviluppare il suo saggio. Dal gioco dell’oca, noto sicuramente alle generazioni antecedenti all’affermarsi dei videogames, descritto anche nella semplice simbologia delle caselle essenziali, ai giochi a incastro, passando dalle biglie di plastica con le immagini dei ciclisti – chi ormai ha raggiunto la maturità sicuramente ne avrà memoria –, dai rebus, rompicapo diffusi in Italia solo dopo il secondo conflitto mondiale, dalle bocce e da altri giochi divertenti e in grado di sviluppare le capacità di riflessione. Abbasso la pedagogia è in realtà un manuale sulla storia del gioco, che vuole dimostrare come quest’ultimo faccia da sempre, fin dall’Antichità, parte dei bisogni primari dell’uomo. L’autore non ha dubbi: chi non ha mai avuto interesse per il gioco, si è precluso un punto di riferimento essenziale per l’equilibrio psichico ed emotivo. La scrittura è scorrevole e in alcune parti Dossena non nasconde un tono palesemente ironico, uno stile più informativo da giornalista che erudito da studioso, che rende il saggio una lettura facile da consumare anche in una sola serata. Giampaolo Dossena è nato a Cremona il 30 settembre 1930. Oltre a interessarsi di letteratura – di lui resta una Storia confidenziale della letteratura italiana, come tutte le sue opere dallo stile originale – è stato uno dei massimi esperti di giochi. A livello giornalistico ha collaborato con quotidiani e riviste come Linus, L’Espresso, L’Europeo, La Stampa, La Repubblica e il Sole 24 Ore. È morto il 5 febbraio 2009, dieci anni dopo la sua scomparsa la rassegna Play Festival del Gioco ha istituito in suo ricordo il primo premio in Italia dedicato alla cultura ludica.