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Abbi pietà del mio piccolo dolore

Abbi pietà del mio piccolo dolore

Julian. Quando ha sette anni, nella città in cui vive arriva una grande pestilenza. Nonostante la madre e la balia glielo abbiano proibito, Julian guarda, dalla finestra al piano di sopra, i carri per strada che caricano corpi avvolti in qualunque cosa capiti: lenzuola, tovaglie, tappeti. Quando poi un corpo colpisce per errore le assi di legno, il tessuto si allenta e si sfalda, mostrando un orecchio o un mento. Julian appartiene a una famiglia benestante. La casa in cui vive ha molte stanze e, sulla tavola, c’è ogni giorno cibo in abbondanza e di qualità. I suoi vestiti sono di lino delle Fiandre e sua madre ha un giardino solo per i fiori. Tuttavia, la morte non risparmia neppure loro. Muore suo padre, poi la balia e infine suo fratello maggiore e sua sorella minore. Restano lei e la madre, che si chiude in sé stessa e raramente solleva lo sguardo verso la figlia. Julian comincia a farsi compagnia da sola e cammina per le stanze di una casa troppo grande in punta di piedi, per non disturbare la madre. Quando Julian ha ormai diciannove anni ed è una donna sposata, la pestilenza torna ad abitare casa sua e le porta via il marito e la figlia. È in quell’occasione che la giovane donna, ammalatasi gravemente e costretta a letto incosciente per alcuni giorni, ha la prima visione: il crocifisso del prete, venuto a portarle l’estrema unzione, le mostra un uomo vivo, con la corona di spine a trafiggergli il capo, da cui sgorga sangue vivo... Margery. La prima volta che Cristo le fa visita avviene qualche mese dopo la nascita del suo primo figlio. La gravidanza è un periodo molto difficile per la giovane sposa, che è sempre dolorante e avverte il desiderio di mangiare cose strane. Il marito la rimprovera e la invita a smetterla di nutrirsi in quel modo assurdo, ma lei non sente ragioni e l’uomo è costretto a imprigionarla in camera e a incatenarla. A quel punto Margery perde completamente la ragione. Grida e si strappa i capelli. Quando suo figlio viene al mondo, la situazione non migliora. Margery è convinta di aver dato alla luce un demone e chiede di poter confessare i propri peccati al confessore, ma non riesce a farlo completamente e a chiedere assoluzione per ogni suo peccato. Ed è proprio dopo l’incontro con il prete che le appare per la prima volta Gesù, seduto sull’orlo del letto, molto attraente e vestito con un mantello viola di seta...

Due storie di dolore, due vicende che raccontano il cammino religioso, e di vita, di due personalità opposte che hanno tuttavia un punto che le accomuna: sono alla ricerca continua della loro più profonda ragione d’essere. Partendo dagli scritti delle due protagoniste, Victoria MacKenzie offre al lettore due storie al femminile, capaci di mostrare appieno, oltre che il percorso di ciascuna delle protagoniste, anche uno spaccato del contesto storico e culturale dell’Inghilterra del Quattrocento. Julian e Margery non potrebbero essere più diverse: timida e riservata la prima, ben consapevole di cosa una donna del suo tempo può o non può fare; ribelle e audace la seconda, che troverà nella pratica delle prediche pubbliche quella libertà a cui ha da sempre aspirato. Due spiriti completamente diversi, quindi, accomunati dalla sofferenza e dal dolore della perdita, oltre che dalle visioni che accompagnano la vita di entrambe. Mentre però Julian non ne farà mai cenno ad anima viva, e ne affiderà la memoria ai suoi scritti, Margery comincerà un pellegrinaggio – atto a divulgare il contenuto di tali visioni – che la condurrà fino alla cella in cui Julian si è rinchiusa. L’incontro tra le due donne, tra il loro vissuto e, soprattutto, il loro dolore è il fulcro di un romanzo breve ma intenso, che racconta la lotta per l’affermazione del proprio pensiero. In una nazione che si nasconde dietro il paravento della religione per continuare a essere bigotta e oppressiva nei confronti delle donne, il cui ruolo resta esclusivamente quello di moglie e madre, Julian e Margery sono due ribelli, una silenziosa e l’altra molto meno, che hanno cercato in ogni modo di restare fedeli a se stesse e al proprio credo. Un bell’esempio di coraggio e di fierezza in un mondo chiuso e gretto in cui, tuttavia, si cominciano a vedere le prime crepe, quelle da cui pian piano la luce potrà finalmente entrare.