Salta al contenuto principale

Acari

Acari

“Allora, nonna Adele? All’anno prossimo?”. Questa è la domanda che la presentatrice le rivolgerà alla fine del programma, come ogni volta. E Adele, come ogni volta, risponderà: “Siamo nelle mani di Dio”. Sorriderà al pubblico e quest’ultimo applaudirà entusiasta. Poi le ballerine porteranno la torta con centoventotto candeline, Adele mangerà di gusto una forchettata degli spaghetti del pastificio sponsor del programma. Adele è la persona più vecchia del mondo e ormai da diciotto anni recita la stessa parte. Finge di non capire le parole della presentatrice, infila qua e là qualche doppio senso malizioso, deve sembrare “sorda e anche un po’ tonta”, ma non troppo, “quel tanto che basta a soddisfare il sadismo nascosto degli spettatori senza farli sentire in colpa”. Sa a quale target si rivolge il programma, quel tipo di pubblico che “vuole sentirsi dire che le cose andavano meglio prima”. Finge di non capire, Adele, ma in realtà capisce benissimo e, quel che è peggio, ricorda tutto... Il papà è davvero fortissimo. Tutte le domeniche lo porta al bar a vedere la Magica. Il papà tifa Magica anche se perde, anche se a tifare la Magica, dice, si soffre e basta, molto più facile sarebbe tifare Juve o Barcellona. Quando entra in campo il Biondo tutti si girano verso il papà, che ha giocato con lui in primavera. Erano lui, il Biondo e lo zio Enrico. Poi papà si era rotto il legamento – “Mannaggia al legamento, mannaggia!”, si lamenta, beve la sua birra, poi tira un coppino al figlio e gli dice “A Cri’: non devi da fa’ cazzate, hai capito?”. Papà non lavora, invece la mamma fa la commessa in un negozio al centro ed è sempre bella e profumata. Oggi il papà vuole fargli una sorpresa perché è il suo compleanno. Aspettano l’autobus – papà lo fa apparire con una magia: si rolla una sigaretta di tabacco, la accende e arrivano due auti insieme! – poi prendono le metro, quella arancione e quella blu. Arrivano in una zona piena di verde con delle ville gigantesche, è il posto in cui abita “la gente coi sordi”... Tutti vogliono essere gentili con Gimbo, tutti vogliono accarezzarlo. Gimbo sorride sempre e attira le ragazze carine, spesso la ragazza più carina del gruppo. Lei gli si avvicina, gli sorride. Gimbo le sorride. Poi tocca a Mario, che tira fuori da una tasca della carrozzina di Gimbo il quaderno. Innanzitutto spiega alla ragazza carina i gesti di Gimbo. Il primo è toccarsi la guancia: vuol dire sì. Quando si tocca il naso, invece, è un no. Nel quaderno c’è una presentazione di Gimbo e una foto di suo padre, che risale a quando Gimbo ancora camminava. Poi ci sono le lettere dell’alfabeto, con le quali Gimbo può comporre parole. Infine una serie di piccoli riquadri disegnati che Gimbo può indicare per comunicare azioni più complesse. La ragazza carina parla con Gimbo, lui si tocca la guancia. Un gesto che a Mario sembra rallentato rispetto a otto mesi prima, quando ha iniziato il servizio civile...

La donna più vecchia del mondo, una rappresentante di aspirapolveri, un solitario professore, un pompiere prossimo alla pensione, un ragazzo disabile e il suo caregiver, una vecchia promessa del calcio. Basta un istante, un breve incontro, una beffa del destino ed ecco che queste vite così diverse s’intrecciano, si “capitano”. Per poi, chissà – tra le infinite strade e scelte che la vita impone –, incontrarsi di nuovo. Magari di sfuggita, inconsapevolmente. Giampaolo G. Rugo esordisce sul palcoscenico della narrativa con una raccolta di racconti che è anche un romanzo corale magistralmente orchestrato, in cui pochi personaggi si muovono, dagli anni Ottanta ad oggi, sullo sfondo di una Roma “immensa, gigantesca, che non finisce mai”. La penna di Rugo coglie brevi passaggi della loro esistenza, ne restituisce le insofferenze, i compromessi, le infinitesimali interferenze dell’animo, invisibili e pruriginose come gli acari richiamati dal titolo che tutto vanno a legare. Uno splendido spaccato di umanità, reso esattamente per quel che è, senza chissà quali virtuosismi, attraverso voci ben distinte e perfettamente cucite attorno a ciascun personaggio narrante – belli e ‘romanissimi’ i racconti Roba e I tre tenori. Voci divertenti, ciniche, grottesche, malinconiche, voci che raccontano di svolte talvolta amare, imprevedibili. Storie che s’incastrano tra loro con naturalezza, lasciando al lettore il piacere di riannodare i fili, di stupirsi e commuoversi. Rugo è scrittore per radio, teatro e cinema. La sua sceneggiatura per il film Governance - il prezzo del potere è stata candidata al Nastro d’argento come miglior sceneggiatura e il suo testo teatrale Un uomo a metà ha vinto il concorso “Per voce sola” e il Fringe Festival di Napoli edizione 2015. Senza dubbio un autore di cui seguire con interesse i passi futuri, a giudicare da questo più che convincente esordio narrativo. Uno di quei rari libri che, arrivati all’ultima pagina, dispiace proprio salutare.