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Achille e Odisseo - La ferocia e l’inganno

Achille e Odisseo - La ferocia e l’inganno

Uno era feroce, correva veloce e aveva una criniera bionda come un leone. L’altro possedeva l’astuzia, la capacità di nascondersi dinanzi al pericolo e di sgusciare poi di soppiatto come un polpo. Achille era incapace di domare gli istinti e l’ardore. Odisseo era abile a non assecondare mai il moto degli impulsi, a placare le emozioni e a coltivare con sapienza l’arte dell’inganno. Il primo era vorace e pensava che la morte era uno dei tanti avversari contro cui si batteva furiosamente a viso aperto. Il secondo usava l’arma della cautela e preferiva schivare la morte perfino nei suoi pensieri. All’apparenza dunque i due eroi omerici appaiono al lettore dotati di personalità opposte. Eppure, ad un’analisi più approfondita, essi possedevano caratteristiche talmente simili da poter affermare che ciò che li univa era più forte di ciò che li divideva. Innanzitutto la comune renitenza a prendere parte alla spedizione bellica contro la città di Troia. È noto infatti che Achille, grazie all’intervento della madre, aveva tentato di assumere sembianze femminili per nascondersi nella corte reale pur di non lasciarsi reclutare. E che Odisseo si era finto un pazzo coltivatore per evitare a sua volta di venire associato all’impresa. Entrambi erano inoltre padri di due figli lasciati a casa ancora neonati a cui avevano conferito nomi sulla base di un presentimento o di una divinazione. Le loro menti erano solcate da una profonda vena malinconica che irrorava il loro desiderio di far presto ritorno a casa. Entrambi avevano lasciato l’immortalità nelle mani di una donna: Achille in quelle della madre, Odisseo in quelle di Calipso…

La presente nuova incursione critica tra le pieghe dell’opera omerica effettuata da Matteo Nucci – scrittore e autore di saggi dedicati alla cultura classica - si presenta in una veste ammiccante e di agile fruibilità, anche da parte del lettore che usualmente è meno avvezzo a frequentare questo genere di pubblicazioni. Alla efficace riuscita dell’impresa conferiscono valore non solo una competenza arguta e un’argomentazione appassionata, ma anche una struttura versatile del testo articolato sia in sezioni narrative che in riscritture romanzate. E ci piace sottolineare anche la pregevole capacità dell’autore di scendere nel labirinto complesso della personalità dei due protagonisti e di addentrarsi in un’epica venata da straordinarie implicazioni simboliche, per poi uscire e recarci in dote analisi illuminanti e chiaramente esposte, attraverso le quali egli riesce a dirci ancora qualcosa che, nonostante le ripetute letture, gli studi scolastici e le ricorrenti opportunità di approfondimento presenti tra gli scaffali delle librerie non eravamo ancora stati capaci di cogliere. La particolarità delle tesi sollevate nel saggio è che non mettono mai chi legge in uno stato di inferiorità e di soggezione, ma gli concedono piuttosto un vasto spazio di inedita suggestione nel quale si manifesta il valore simbolico che assimila queste creature omeriche, che in forma strutturale e irremovibile avevano fin qui preso posto nella nostra mente. E che ora, invece, non mancheremo di rileggere sotto una nuova luce, grazie a questo saggio illuminante che è sostanzialmente una ricostruzione di due profili complessi ma legati da condizioni di vita e perfino di pensiero più simili che non opposti.