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Acqua e sale

Acqua e sale

Enzo non ha una bella infanzia: inizialmente sì, vive di musica e della “compagnia” che si può avere in un vicolo strettissimo, dove le finestre si aprono dentro altre finestre di altre abitazioni e la gente parla, canta, si chiama. Tutte sollecitazioni che sviluppano la fantasia e la creatività di un ragazzino e che poi servono quando all’improvviso i genitori si separano e, insieme al fratellino Pasquale, lui viene portato a casa della nonna paterna. Sua madre non può vederli, perché così è deciso, anzi fanno il lavaggio del cervello ai bambini facendo credere loro che la mamma vuole ucciderli. Il padre si ammala gravemente e nell’arco di qualche mese muore. È il giorno di San Gennaro del 1969. La mamma se li riporta a casa, o meglio li porta a casa del nonno Pasquale. Si ammala però anche lei ed è Enzo a trovarla morente in bagno, appena un anno dopo la morte del padre. I due bambini restano soli con il nonno che pur non navigando nell’oro dà ai nipoti una vita dignitosa, li nutre, li veste, li manda a scuola. È nel Ferragosto del 1972 che, durante una giornata in spiaggia tutti insieme con gli zii e i cugini, il nonno accusa un malore mentre è in riva al mare: nessuno se ne accorge e lui affoga in un metro d’acqua. Altro lutto devastante per i piccoli, che ora vengono divisi. Se ne vanno uno da uno zio e uno dall’altro e pur se abitano ancora vicini, non è la stessa cosa di qualche tempo prima. Enzo cresce e continua ad amare la musica sempre più. Lo zio gli regala un registratore lasciato nel suo laboratorio da qualcuno che lo ha portato ad aggiustare, ma non l’ha più ritirato. È da qui che nasce l’avventura di una vita, anche se al momento lui non conosce la musica, non sa “decifrarla”, non sa niente. L’incontro fatale con uno studio o meglio una sala prove ce l’ha quando durante le vacanze estive delle scuole superiori va a lavorare in una fabbrica della plastica, tanto per avere un po’ di soldi in tasca. I colleghi hanno un complesso...

Enzo Leomporro non è altro che uno dei componenti degli Audio 2 insieme a Gianni Donzelli (quello con la voce tanto simile a Lucio Battisti) e ciò che ha provato a fare con questo libro autobiografico è testimoniare l’immenso amore per la musica che ha perseguito con il suo amico di sempre, fino al fortunato incontro con Mina e con il figlio di lei, Massimiliano Pani. No, la strada non è stata facile, ma ci sono molti motivi per cui ammirarlo, dal suo essere testardamente autodidatta (e non perché non volesse maestri, quanto per necessità economiche) al non far mancare mai niente alla famiglia, mettendola sempre al primo posto, tanto da continuare a lavorare per dodici ore al giorno nel suo ufficio di una azienda di trasporti affiliata alla TNT Traco, coltivando il suo sogno, continuando a scrivere canzoni e lasciando ai fine settimana il lavoro con Gianni Donzelli. Una doppia vita, in pratica, con tutto quello che ne consegue, soprattutto in termini di stanchezza. E non solo, perché al momento del grande successo del primo disco, che aveva immaginato in moltissimi sogni pieni di entusiasmo, quasi non si è reso conto, preso com’era da tutto un altro genere di preoccupazioni, tra famiglia e lavoro in azienda: la radio passava gli Audio 2 e Leomporro quasi non lo sapeva, perché non poteva ascoltarla. Per fortuna la serietà e la caparbietà premiano e l’hanno premiato come meritava! Tra le righe, quello che colpisce e che traspare è una grande generosità d’animo, accompagnata da molta umiltà, per la quale Leomporro si è posto sempre davanti a ogni cosa/persona con molto rispetto e, per sottolineare ciò, c’è una frase che ha scritto e che sicuro colpisce molto: con tutto quello che ha passato poteva diventare uno dei tanti teppistelli che popolano le nostre realtà, ma aveva la musica e non l’avrebbe mai tradita.