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Ada e altre giungle

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1939, Inghilterra. Siamo nei giorni oscuri e angoscianti della Seconda Guerra Mondiale. Rimane qualche isola di quiete e di pace, apparentemente; una piccola oasi, come il convitto femminile di Sbeef, che sta là da qualche parte, non troppo lontano da Londra. L’allieva Ada Frowz viene interrogata e criticata con asprezza. Impreparata, come al solito, rimane là, tutta impettita, insolente e indifferente. “Il mio destino mi appartiene”, sbuffa dando del tu alla professoressa. La classe, ammirata e soggiogata dalla sua arroganza, si ritira nel dormitorio, di lì a poco; cala la sera ma i giovani, mormora Altan, hanno il fuoco nel sangue. Figurarsi quelle ragazze, che si stanno prendendo a cuscinate, tutte nude o quasi; Ada sta là che si diverte quando sulla porta appare la vecchia Maria, la professoressa. “Miss Frowz, ho una cosa urgente da dirvi” (stavolta dà del “voi”; mentre la interrogava, qualche ora prima, le dava del lei; scombinato cambio di registro, e bislacco). “Tuo zio sta morendo” (adesso passiamo al “tu”). Un telegramma da Londra, aggiunge la professoressa. Ada rimane tranquilla, “Ogni sera trovi un nuovo pretesto, Maria”. “Stavolta è la verità”, giura la professoressa, accoccolandosi a letto vicino a lei. Domani devi partire, tempo ne rimane poco, sussurra la maestra. Altan è perplesso: di tempo ce n’è anche troppo, in genere, glossa. Tatticona la maestra. Allora Ada domanda a Maria di recitarle qualche verso, e viene accontentata, tra una lacrima e l’altra, e siamo già a bordo del treno, via di corsa, “lontano da quel tempio di falsa cultura”, via, verso Londra. Ada si ritrova al capezzale del vecchio zio Gordon, e si ritrova vicino a suo cugino Nancy. “Miss, non temete, è calmo”, dice un notaio che sembra proprio un maggiordomo. Ada è dispiaciuta di incontrare il cugino Nancy in un frangente tanto triste. “Eh, quella vecchia borsa sta morendo, se dio vuole”, replica lui, laconico. Zio Gordon sembra altrettanto sazio del nipote. “Io muoio, caro mio. E l’unica consolazione è che non ti vedrò più, fesso”. E morendo lascia una bella eredità: cinquantamila sterline a sua nipote Ada, tanto cara, e tutto il resto al suo adorato figlio Percy. Mica Nancy: Percy. “Non ti lascio nulla. Va tutto al buon Percy”. “Ma chi è questo Percy, caro zio? Nessuno di noi lo conosce”. Eh. E il vecchio zio Gordon comincia a raccontare una storia iniziata in Africa, quando era funzionario, e così la sensuale nipotona Ada di lì a poco si ritrova incaricata della sua prima missione...

“Altan ha la ferocia di Beckett, la grazia di Buster Keaton, l’imprevedibilità di Totò”, scriveva Stefano Benni. In questo frangente, di fronte alla prima edizione organica di tutte le avventure della sua antieroina Ada, siamo forse più dalle parti dell’Altan imprevedibile che dell’Altan “grazioso”: questo è un Altan rocambolesco, grottesco, strampalato, mattoide; le vicende restituite sono davvero liminari e al limite del caricaturale e del paradossale. Scrive Ratigher nella prefazione: “Scopriamo che l’intero mondo è un groviglio di pulsioni, di rapporti di potere… in pratica una giungla crudele e rigogliosa”: “Ada è il detonatore di intrighi internazionali, inseguimenti internazionali, torride nottate internazionali in cui tutto il vasto cast di questa avventura cerca di soddisfare il più in fretta possibile le proprie necessità, spesso incappando in fallimenti, gioie surrogate o morte violenta”, in un contesto in cui a portare la luce sono i sentimenti (qui “l’amore muove ogni cosa, compreso il denaro”, conclude Ratigher). Coconino Press aveva già pubblicato un primo volume, elegante e cartonato, della prevista opera omnia dell’artista veneto: Uomini, ma straordinari, vale a dire le dissacranti e imprevedibili biografie di Franz (san Francesco), Casanova, Cristoforo Colombo e Ben (il quarto figlio di Noè). Adesso ecco il secondo, completo di chicche e rarità assolute: Ada e altre giungle infatti include Ada nella Jungla, originariamente apparso tra 1978 e 1979 sulle riviste «Linus» e «alter alter»; Ada cerca un produttore, circa introvabile, pubblicato una sola volta sulla rivista francese «Á Suivre» nel 1988; Macao, apparso nel 1984 su «Corto Maltese»; Sandokan, uscito a puntate su «Linus» nel 1976; Zago Oliva pubblicato a puntate, nel 1981, su un supplemento de «Il resto del Carlino» e su «La Nazione» e infine la storia a colori Viva Las Vegas, datata 2000, stampata sul supplemento «I Viaggi de La Repubblica». In una recente intervista rilasciata alla rivista «Studio», l’eclettico Altan ha così risposto quando gli domandavano come potevano convivere, nel suo immaginario, due personaggi tanto diversi come la famosa Pimpa e Ada: “Non lo so, me lo chiedono tutti. Sono arrivate più o meno nello stesso momento. All’epoca ero più giovane. E avevo più curiosità. Forse viene tutto da lì. So che convivono perché continuo ad occuparmi di tutte e due, ma non so spiegarle il perché”. Mistero della creatività di un artista di singolare intelligenza e profondità, capace di dare vita a maschere che rimarranno nel tempo, diversissime tra loro. Ad accomunarle, forse, l’anima stralunata, l’essenza ingenua, scombinata